“La decisione del Tribunale del Riesame di Firenze che ha rigettato l’appello presentato dal pubblico ministero contro l’ordinanza del gip che aveva sostituito la misura della custodia cautelare in carcere e che ha ripristinato l’obbligo di dimora nel Comune di Corleone nei confronti di Antonino Ciavarello e Maria Concetta Riina, genero e figlia del capomafia Salvatore Riina, rappresenta una decisione certamente inopportuna ed irriguardosa nei confronti del percorso di legalità da tempo avviato dall’ amministrazione comunale e dalle tante associazioni presenti nell’importante comune della provincia di Palermo. Mi sarei augurato che i magistrati disponessero il divieto di dimora nel comune di Corleone”. Le parole di Salvino Caputo, vicesegretario regionale dell’Udc in Sicilia, che ha condiviso la ferma e coraggiosa presa di posizione pubblica dell’amministrazione comunale.
“I Riina hanno segnato per decenni la storia criminale di Corleone – ha aggiunto Caputo – città che grazie ad un percorso di legalità e di riscatto sociale, ha trasformato Corleone nella capitale dell’antimafia nazionale, anche mediate l’utilizzo e la trasformazione dei beni confiscati a Cosa nostra in centri sociali, campi di lavoro e luoghi di cultura e produzione. Inviare con un provvedimento giudiziario la figlia e il genero di Salvatore Riina a Corleone, rappresenta una mortificazione ed una imposizione nei confronti di un territorio da anni vocato alla legalità e alla trasparenza”.




