Sulla frana di Niscemi “ho fatto sapere già al procuratore, che su questa vicenda vuole finalmente fare luce e fa bene, che i presidenti di Regione non hanno competenze gestionali, per fortuna sono due ambiti assolutamente diversi. Il presidente di Regione indica gli obiettivi, il dipartimento e il dirigente del dipartimento hanno la competenza realizzativa e attuativa”. Così il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, nel corso dell’audizione in Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano.
L’unica cosa che lascia “perplesso” il ministro è che “le case sul ciglio della frana non sono per caso le stesse che dovevano essere demolite nel 1997? – si chiede – E perché su quelle case sono stati autorizzati interventi di ristrutturazione? Perché su quelle case è stata consentita un’attività del mercato immobiliare? Perché non sono state regimentate le acque piovane e quelle nere e quelle fognarie che invece risultano ancora oggi assolutamente non disciplinate?”.
“Erano solo delle domande che facevo a me stesso – spiega Musumeci – per capire se non ci sia anche qui il tentativo dell’industria della frana. In Sicilia nulla è soltanto come appare”.
Il ministro dice, dunque, di essere convinto “che serva trasparenza. All’industria della frana si è accompagnata un tempo l’industria del terremoto, all’industria del terremoto si accompagna l’industria dell’alluvione. Sono le uniche industrie che funzionano bene in Sicilia senza essere gestite da industriali”.
E conclude: “Su Niscemi siamo molto attenti, dobbiamo restituire la casa a chi l’ha persa, evitare atti di furbizia, dobbiamo consegnare un progetto futuro” alla comunità.



