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Un tesoro unico del Mediterraneo

Filicudi, la “lucertola delle Eolie” che sfida l’estinzione: lo studio internazionale dell’Università di Ferrara e l’appello al governo

mercoledì 8 Luglio 2026
Lucertola delle Eolie
Coordinato dall’Università di Ferrara e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Heredity, un nuovo studio internazionale ha acceso i riflettori sulla Podarcis raffonei, nota come “lucertola delle Eolie”. Questa specie, tra le più rare al mondo, sopravvive da millenni in uno degli ambienti più isolati e selettivi del Mediterraneo: i piccoli scogli vulcanici dell’arcipelago eoliano, come quello al largo di Filicudi.

La ricerca ha svelato un dato biologico eccezionale: la popolazione che abita lo scoglio de La Canna presenta la diversità genetica più bassa mai registrata fino ad oggi in un organismo eucariote selvatico analizzato a livello genomico, con un solo sito variabile identificato in media ogni 300 mila basi del DNA.

Sotto il titolo “The relationship between genomic variation and genetic load: insights from small island populations”, l’indagine ha messo a confronto le comunità isolate di La Canna e Strombolicchio con la lucertola siciliana, una specie affine e molto diffusa.

L’obiettivo principale è stato quello di esplorare il delicato legame tra la perdita di diversità del genoma e il “carico genetico”, ovvero la tendenza ad accumulare mutazioni potenzialmente nocive all’interno di ecosistemi fortemente circoscritti.

Giorgio Bertorelle

Proprio a questa specie è dedicato uno studio internazionale appena pubblicato sulla rivista Heredity, coordinato dall’Università di Ferrara con il gruppo di ricerca del professor Giorgio Bertorelle, del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie. Prima autrice del lavoro è Maëva Gabrielli, già postdoc all’Ateneo ferrarese e oggi al Centre de Recherche sur la Biodiversité et l’Environnement di Tolosa.

Lo studio analizza il rapporto tra diversità genomica e carico genetico, cioè l’accumulo di mutazioni potenzialmente dannose, in popolazioni insulari molto piccole. I risultati offrono nuove informazioni per comprendere i rischi evolutivi a cui sono esposte le specie minacciate e per orientare le strategie di conservazione.

“Questa popolazione rappresenta un caso straordinario per la genomica della conservazione”, spiega Maëva Gabrielli, prima autrice dello studio, già postdoc all’Ateneo ferrarese e oggi al Centre de Recherche sur la Biodiversité et l’Environnement di Tolosa.
“La sua variabilità genetica è così ridotta da renderla estremamente fragile, ma allo stesso tempo ci permette di studiare fino a che punto una popolazione naturale può persistere nonostante una forte erosione genetica”, spiega.
Scoglio La Canna

La perdita di diversità genetica è considerata uno dei principali fattori di rischio per le specie minacciate. Quando una popolazione si riduce a pochi individui e rimane isolata, aumenta infatti la probabilità che mutazioni sfavorevoli si accumulino o diventino più evidenti nelle generazioni successive, compromettendo la capacità di adattamento e sopravvivenza. Eppure, il caso della lucertola delle Eolie mostra un quadro più complesso.

Nonostante la bassissima variabilità genetica della popolazione di La Canna, il carico genetico effettivamente espresso risulta paragonabile a quello osservato nella popolazione di Strombolicchio, più numerosa e geneticamente più variabile.
“Il risultato suggerisce che una popolazione può sopravvivere anche con una diversità genetica molto bassa, purché il peso delle mutazioni dannose rimanga entro limiti compatibili con la sopravvivenza”, sottolinea Giorgio Bertorelle, professore del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie dell’Università di Ferrara e coordinatore del gruppo.
“Le popolazioni molto piccole non sono tutte uguali dal punto di vista genetico”, conclude Bertorelle. “Capire come varia il carico genetico e come questo interagisce con la storia evolutiva di ciascuna popolazione è essenziale per costruire strategie di conservazione più efficaci e basate su evidenze scientifiche”.

Il mistero della sopravvivenza in isolamento

 

Quando una popolazione animale diventa piccolissima e rimane isolata per millenni, la genetica ci dice che va incontro a gravi pericoli. Da un lato, perde la diversità genetica che le permette di adattarsi ai cambiamenti; dall’altro, rischia di accumulare difetti ereditari dovuti all’accoppiamento tra parenti stretti (consanguineità). Questo accumulo di errori nel DNA viene chiamato “carico genetico”.

Il carico genetico si divide in due parti:

  • Carico mascherato: mutazioni dannose “nascoste” nel DNA che non producono effetti visibili sulla salute dell’animale.

  • Carico realizzato: mutazioni che si manifestano concretamente, riducendo la salute e la capacità di sopravvivenza degli individui.

Nelle grandi popolazioni, le mutazioni dannose restano per lo più nascoste. Nelle popolazioni microscopiche, invece, la selezione naturale a volte riesce a fare “pulizia” (un processo chiamato purging o epurazione genetica), eliminando le mutazioni più gravi prima che portino la specie all’estinzione.

Per capire meglio queste dinamiche, lo studio ha analizzato il DNA di due piccolissime comunità di lucertola delle Eolie (Podarcis raffonei), una specie in pericolo critico di estinzione che sopravvive con appena 2.000 esemplari totali divisi in pochissimi scogli. In particolare, sono state studiate le popolazioni degli isolotti di Strombolicchio (circa 500-700 lucertole) e di La Canna (un piccolo scoglio vicino Filicudi con appena 100 individui).

Entrambe le comunità sono separate dal resto del mondo da circa 7.000-10.000 anni. Come termine di paragone, i ricercatori hanno usato la lucertola siciliana, una specie cugina ma comunissima e diffusa in tutta la Sicilia.

Il metodo: leggere il codice della vita

 

I ricercatori hanno prelevato piccoli frammenti di coda da 32 lucertole (10 di La Canna, 10 di Strombolicchio e 12 di lucertola siciliana). Dopo il prelievo, gli animali sono stati immediatamente liberati sani e salvi.

In laboratorio è stato estratto il DNA ed è stato mappato l’intero genoma di ogni individuo utilizzando tecnologie di sequenziamento di ultima generazione. Attraverso software bioinformatici avanzati, gli scienziati hanno confrontato i codici genetici delle tre popolazioni per misurare la loro biodiversità interna e scovare la presenza di mutazioni dannose.

Per capire quali mutazioni fossero “nuove” (e potenzialmente nocive), il DNA è stato confrontato anche con quello di altre specie di lucertole più distanti (usate come riferimento storico).

I risultati: un record genetico inaspettato

 

Le analisi genomiche condotte dal team di ricerca hanno portato alla luce dati straordinari, che in buona parte mettono in discussione le vecchie certezze della biologia della conservazione. La scoperta più clamorosa riguarda la lucertola che abita lo scoglio de La Canna. Questo piccolo animale ha registrato il livello di diversità genetica più basso mai misurato fino ad oggi in una specie selvatica. Il suo DNA è risultato talmente privo di variazioni da apparire quasi come una sequenza fotocopiata tra i vari individui, una condizione di omogeneità estrema che in genere si riscontra solo negli organismi clonati o nelle linee animali selezionate in laboratorio. Questa assenza totale di varietà è emersa persino analizzando i geni del sistema immunitario, un’area del DNA che in natura è solitamente la più ricca di varianti proprio per consentire alle specie di difendersi dagli attacchi di virus e patogeni.

Parallelamente a questo crollo della biodiversità interna, i modelli matematici hanno permesso di ricostruire la storia demografica delle popolazioni. Se da un lato la lucertola siciliana ha attraversato epoche di grande prosperità e diffusione, la lucertola delle Eolie è stata invece protagonista di un lunghissimo e ininterrotto declino numerico, esacerbato e consolidato dal definitivo isolamento sui minuscoli scogli vulcanici.

È in questo scenario che si inserisce il risultato più sorprendente e paradossale dell’intero studio, legato alla distribuzione del carico genetico. Seguendo le regole classiche della genetica, la piccolissima e consanguinea comunità di La Canna avrebbe dovuto manifestare un numero di mutazioni dannose visibili nettamente superiore rispetto a quella di Strombolicchio, che gode di una popolazione più numerosa e variabile. I dati empirici hanno invece dimostrato che il livello di difetti genetici espressi è identico tra le due popolazioni insulari. Pur avendo entrambe accumulato circa il doppio delle mutazioni dannose rispetto alla comune lucertola siciliana, tra lo scoglio di La Canna e quello di Strombolicchio non vi è alcuna differenza reale, nonostante il primo nucleo sia infinitamente più piccolo e isolato.

I ricercatori hanno infine individuato le prove di un importante meccanismo biologico di salvataggio: i dati confermano infatti che le mutazioni genetiche considerabili come estremamente gravi ed invalidanti sono diminuite nelle lucertole eoliane rispetto alla cugina siciliana. Questo fenomeno dimostra che, nel corso dei millenni, la selezione naturale è riuscita a fare una parziale “pulizia” del DNA, eliminando i difetti ereditari più letali prima che potessero trasmettersi a tappeto e condurre le piccole comunità a un rapido collasso mutazionale.

Il limite della vita e i risvolti per la conservazione

Questo studio dimostra che la natura riesce a superare limiti che consideravamo invalicabili. La lucertola di La Canna ci insegna che una popolazione può sopravvivere per migliaia di anni anche se la sua diversità genetica è ridotta quasi a zero.

Perché queste lucertole non sono ancora estinte a causa dei difetti genetici? Gli scienziati ipotizzano l’esistenza di un “limite massimo” di tolleranza. Il carico di mutazioni dannose sembra aver raggiunto un plateau, un livello oltre il quale la specie morirebbe. Se la popolazione resiste, è anche grazie all’ambiente semplificato in cui vive: sugli scogli delle Eolie non ci sono predatori, c’è poca competizione e pochi patogeni. Questa “tranquillità ecologica” permette alle lucertole di sopravvivere anche con un DNA fragile e difettoso. Tuttavia, se arrivasse una nuova malattia o un cambiamento climatico improvviso, l’assenza di varietà genetica potrebbe rivelarsi fatale.

Cosa cambia per la tutela della biodiversità?

Questo studio stravolge le strategie di conservazione. Fino ad oggi si tendeva a proteggere di più le popolazioni con una diversità genetica “intermedia”, considerandole più salvabili. La ricerca dimostra invece che le popolazioni quasi “clonali” come quella di La Canna non vanno abbandonate al loro destino: sono incredibilmente resilienti e vanno monitorate costantemente. Sia La Canna che Strombolicchio si trovano su un filo del rasoio genetico e richiedono la massima protezione ambientale per evitare che qualsiasi minimo stress esterno le spinga oltre il punto di non ritorno.

NOTA:

Lo studio, dal titolo “The relationship between genomic variation and genetic load: insights from small island populations“, è stato pubblicato il 28 marzo 2026 sulla rivista Heredity.

Autrici e autori dello studio sono Maëva Gabrielli, Andrea Benazzo, Roberto Biello, Alessio Iannucci, Daniele Salvi, Gentile Francesco Ficetola, Claudio Ciofi, Emiliano Trucchi e Giorgio Bertorelle. Per l’Università di Ferrara hanno partecipato Maëva Gabrielli, Andrea Benazzo, Roberto Biello e Giorgio Bertorelle, del Dipartimento di Scienze della vita e biotecnologie.

Lo studio è stato sostenuto dall’Università di Ferrara e finanziato dal progetto MIUR PRIN 2017 coordinato dal professor Bertorelle.

 

 

L’appello urgente al Governo sulla lucertola delle Eolie dell’associazione “Un Sanpietrino”

 

“Gentili Ministri, Gentile Presidente, ci rivolgiamo a Voi per segnalare con urgenza la condizione di una delle specie più rare e fragili d’Europa: la Podarcis raffonei, detta “lucertola delle Eolie”. E’ l’appello urgente rivolto al Governo e in particolare al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al Ministro della Cultura, al Ministro dell’Università e della Ricerca e al Ministro del Turismo, che l’Associazione “Un Sanpietrino” lancia per la salvaguardia della Podarcis raffoneiLucertola delle Eolie, patrimonio unico della biodiversità italiana. L’ultima edizione, appena conclusa, del Festival Eoliè promosso a Lipari dalla stessa associazione, ha voluto dedicare uno spazio importante al grande lavoro dei ricercatori del progetto Life Eolizard. Da qui la denuncia della situazione, a rischio estinzione, e l’appello ad agire.

“Un recente studio internazionale, pubblicato il 28 marzo 2026 sulla rivista scientifica “Heredity” e coordinato dall’Università di Ferrara, ha portato alla luce la presenza di alcuni esemplari rarissimi ed a rischio estinzione – spiegano i promotori dell’appello al Governo -. Nello studio si attesta che su uno scoglio vulcanico al largo di Filicudi, La Canna, sopravvive una popolazione di Podarcis raffonei, questa lucertola endemica delle Eolie. L’analisi genomica ha rilevato il livello di diversità genetica più basso mai osservato in un animale selvatico: in media 1 solo sito variabile ogni 300 mila basi del genoma”.

Strombolicchio di Stromboli

La popolazione “è piccola, isolatissima e rappresenta un “laboratorio naturale” unico al mondo per capire i limiti della sopravvivenza delle specie. Nonostante la bassissima variabilità, per ora il “carico genetico” dannoso resta contenuto. Ma questa condizione rende la specie estremamente vulnerabile a qualsiasi perturbazione: incendi, specie aliene, turismo non regolato, cambiamenti climatici”.

La Podarcis raffonei è presente solo in pochi nuclei dell’arcipelago eoliano. “Ogni nucleo perso è una perdita irreversibile per il patrimonio genetico e naturale dell’Italia e del Mediterraneo”, prosegue l’appello. Che, alla luce di quanto emerso dallo studio, chiede al Governo di assumere con urgenza le seguenti iniziative: “Rafforzare la tutela legale e l’area protetta degli scogli di La Canna e Strombolicchio, con divieti di sbarco e accesso regolamentato, e con un piano di sorveglianza annuale; Finanziare un Piano Nazionale di Conservazione per la Podarcis raffonei, in collaborazione con Università, ISPRA e Parco delle Eolie, che preveda monitoraggio genetico continuo e azioni contro le minacce ambientali e antropiche; Sostenere la ricerca scientifica come quella condotta dall’Università di Ferrara. La genomica della conservazione è uno strumento essenziale per valutare il rischio reale di estinzione e orientare interventi efficaci; Avviare campagne di sensibilizzazione per far conoscere questa specie simbolo dell’unicità del territorio italiano e del valore della biodiversità insulare”.

“Proteggere la lucertola delle Eolie non significa tutelare “solo una lucertola”. Significa difendere un unicum evolutivo, un indicatore della salute dei nostri ecosistemi più fragili e una responsabilità dell’Italia verso il mondoconclude l’appello -. Come sottolineano i ricercatori: “Le popolazioni molto piccole non sono tutte uguali dal punto di vista genetico. Capire come varia il carico genetico è essenziale per costruire strategie di conservazione più efficaci e basate su evidenze scientifiche. Confidiamo in una Vostra celere risposta e in un impegno concreto per non lasciare che questa specie, sopravvissuta per millenni su uno scoglio, scompaia per nostra distrazione”.

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