La metamorfosi della sicurezza nazionale: dall’analisi del rischio alla resilienza democratica
Che cosa significa, oggi, proteggere uno Stato democratico quando i confini geografici non coincidono più con le linee del fronte? Quali sono le leve che trasformano la sovranità tecnologica, la stabilità informativa e l’autonomia energetica negli assi portanti della difesa collettiva?
Attraverso la pubblicazione della sua Relazione Annuale, il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR) ha posto al centro del dibattito istituzionale un interrogativo cruciale: come deve evolvere la postura di sicurezza dell’Italia di fronte a minacce che non si palesano più attraverso atti di aggressione convenzionale, ma agiscono in modo pervasivo, molecolare e persistente all’interno del tessuto sociale, economico e digitale del Paese?
A questa domanda fa da specchio analitico la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza, elaborata dal Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) unitamente alle agenzie operative AISE e AISI. Intitolata emblematicamente “Governare il cambiamento“ la relazione dell’intelligence operativa fornisce una lettura complementare e di dettaglio al documento politico-parlamentare del COPASIR.
Ne avevamo già trattato in un precedente articolo de ilSicilia.it.
Dove il COPASIR indaga la resilienza delle istituzioni democratiche e l’adeguatezza del quadro normativo, il Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica (SISR) mappa la configurazione tattica e strategica delle minacce attive.
Dalla convergenza dei due documenti emerge una fotografia dettagliata dell’agenda strategica italiana: un ecosistema in cui il concetto di difesa si estende dalla protezione fisica del territorio al presidio della sovranità cognitiva, dalla protezione delle infrastrutture energetiche alla salvaguardia delle catene del valore industriale.
La sicurezza contemporanea si è lasciata alle spalle l’epoca in cui la risposta al rischio poteva esaurirsi nella semplice vigilanza dei confini terrestri, marittimi e aerei, o nel monitoraggio della criminalità tradizionale e dei movimenti eversivi interni.
Oggi la difesa del sistema Paese richiede una comprensione profonda delle interdipendenze globali, dove un attacco informatico sferrato da un server situato a migliaia di chilometri di distanza, una campagna di disinformazione coordinata sui social media, un’operazione finanziaria speculativa su un asset energetico o il controllo indiretto di una filiera di materiali critici possono produrre effetti devastanti sulla stabilità istituzionale e sulla coesione sociale dell’Italia.
Concetti pienamente ribaditi già il 17 novembre 2025, quando al Quirinale si è svolto un vertice per la politica di sicurezza italiana: il Consiglio Supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Per il governo sono presenti, oltre alla premier Giorgia Meloni, il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani, i ministri dell’interno Matteo Piantedosi, dell’economia Giancarlo Giorgetti, dello sviluppo economico Adolfo Urso e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, del ministro della Difesa Guido Crosetto e dei vertici militari.
Non si è trattato di un incontro di routine: sul tavolo non c’erano soltanto le tradizionali questioni di guerra, ma un tema nuovo— e potenzialmente critico — per la difesa del Paese: le minacce ibride con un focus particolare sulla dimensione cognitiva.
La convocazione del Consiglio, ufficializzata dal Quirinale, metteva già in chiaro l’importanza della posta in gioco. L’ordine del giorno, infatti, prevedeva l’esame dell’evoluzione dei conflitti in atto (soprattutto Ucraina e Medio Oriente), ma anche la valutazione delle minacce ibride con riferimento “alla dimensione cognitiva e alle possibili ripercussioni sulla sicurezza dell’Unione Europea e dell’Italia”.
In questo contesto, la nozione di sicurezza nazionale ha subito un’espansione senza precedenti, tramutandosi da funzione meramente difensiva a strategia di resilienza globale, che coinvolge l’intero apparato statale, il settore privato, il mondo della ricerca scientifica e la cittadinanza stessa.
La dimensione cognitiva e la guerra ibrida: la minaccia alla sovranità informazionale
La disinformazione come arma tattica e strutturale: il focus del COPASIR
Nel quadro tracciato dal COPASIR, le operazioni di influenza e la manipolazione dell’informazione promosse da attori statali ostili — in primis la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese — non sono più rubricate come mere schermaglie propagandistiche o disturbi marginali della sfera mediatica. Vengono definite come minacce di natura esistenziale per la stabilità delle democrazie occidentali.
Il Comitato sottolinea l’evoluzione qualitativa del fenomeno: la disinformazione è ormai una componente strutturale delle strategie di guerra ibrida.
L’obiettivo primario non è soltanto la promozione di una specifica narrazione geopolitica favorevole all’aggressore, ma la progressiva polarizzazione del dibattito pubblico, l’erosione della fiducia dei cittadini nelle istituzioni repubblicane, la delegittimazione dei processi elettorali e l’incrinamento della coesione euro-atlantica.
Un passaggio centrale della relazione parlamentare evidenzia l’avvio formale di un meccanismo di monitoraggio costante: il governo ha iniziato a trasmettere al Comitato aggiornamenti periodici sulle campagne di Foreign Information Manipulation and Interference (FIMI). Questo flusso informativo sistematico segna la formalizzazione della minaccia cognitiva nell’architettura istituzionale del controllo parlamentare, equiparando l’ingerenza informativa alle intrusioni fisiche o cibernetiche nei confronti dello Stato.
La scelta di collocare la manipolazione informazionale al vertice delle preoccupazioni di sicurezza nazionale dimostra come la sovranità di un Paese non dipenda più unicamente dall’integrità del suo territorio, ma anche dall’integrità del suo spazio informativo.
In un’era in cui le percezioni collettive possono essere modellate a distanza attraverso l’uso spregiudicato di tecnologie digitali, la manipolazione della verità storica e la distorsione dei fatti di attualità diventano armi capaci di paralizzare i processi decisionali di una democrazia. La guerra cognitiva opera scardinando la certezza dei dati fattuali, alimentando teorie del complotto e sfruttando le naturali fratture ideologiche, sociali ed economiche presenti nella società per trasformarle in veri e propri punti di rottura istituzionale.
Le evidenze dell’Intelligence sulle minacce ibride
Le analisi del DIS e delle agenzie di intelligence (AISE ed AISI) integrano l’impostazione politica del COPASIR fornendo una mappatura puntuale delle modalità operative con cui le minacce ibride vengono declinate sul campo.
L’intelligence descrive un perimetro di scontro permanente situato nella cosiddetta “zona grigia” (grey zone) — quella soglia di conflittualità collocata al di sotto del limite dell’attacco armato convenzionale, dove l’attribuzione della responsabilità è complessa, le denunce formali sono difficili da sostenere giuridicamente e l’impatto si manifesta in modo differito e cumulativo nel tempo.
I dati forniti dall’intelligence identificano una crescita esponenziale nell’uso combinato di diversi vettori operativi. In primo luogo, si registra l’impiego massiccio di botnet e troll farm, ovvero reti automatizzate e centrali operative su piattaforme social impiegate per ingegnerizzare trend artificiali, amplificare istanze di protesta locali e generare la falsa sensazione di un consenso corale attorno a posizioni anti-sistema.

A questo si affianca la tecnica nota come Doppelganger o Spoofing, che consiste nella creazione di siti specchio identici nell’impostazione grafica e nel dominio a testate d’informazione nazionali di primissimo piano o a portali istituzionali.
Attraverso questi falsi contenitori vengono diffuse notizie prive di fondamento, interviste apocrife ad esponenti politici o falsificazioni documentali concepite per generare sconcerto nell’opinione pubblica e causare attriti diplomatici.
Un altro versante insidioso monitorato dalle agenzie riguarda l’infiltrazione nell’associazionismo e nei circuiti d’opinione. L’intelligence mappa con precisione le dinamiche di captazione di figure influenti del mondo dell’accademia, del giornalismo, della cultura e dell’impresa, volte a veicolare la narrazione dell’aggressore sotto forma di analisi indipendente o di legittimo dissenso geopolitico.
Il Servizio di informazione per la sicurezza evidenzia inoltre come l’avvento dell’intelligenza artificiale generativa abbia ridotto drasticamente i costi d’ingresso e le barriere operative per le operazioni di ingerenza cognitiva. La possibilità di produrre testo sintetico in lingua italiana privo di difetti sintattici o inflessioni straniere, e perfettamente contestualizzato rispetto agli argomenti di attualità locale, ha cancellato i limiti linguistici che in passato riducevano la presa delle operazioni di influenza estere nel nostro Paese.
A questo si aggiunge l’uso di audio e video sintetici (deepfake), sempre più difficili da smascherare in tempi rapidi, impiegati per creare false dichiarazioni di leader politici o militari nei momenti di massima tensione istituzionale.
Cybersicurezza, banche dati ed ecosistema digitale: il Perimetro Nazionale di Difesa
La resilienza del “sistema Paese” secondo il COPASIR
Il secondo pilastro analizzato nel rapporto del Comitato concerne la salvaguardia delle infrastrutture informatiche e l’integrità dei dati della Pubblica Amministrazione e delle aziende di interesse strategico.
Il COPASIR supera definitivamente la logica settoriale della cybersicurezza intesa solo come misura di contrasto al crimine informatico o alla pirateria digitale: la sicurezza dei dati sensibili e la protezione delle grandi banche dati pubbliche vengono erette a vera e propria condizione di sopravvivenza istituzionale.
Il Comitato esamina le audizioni condotte con i vertici dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e con i gestori delle reti strategiche, evidenziando la necessità di completare e rafforzare le garanzie previste dal Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica.

L’attenzione del COPASIR non si focalizza unicamente sulla capacità di respingere i singoli attacchi, ma sulla capacità di resilienza del sistema complessivo: vale a dire l’attitudine delle reti nazionali, dei servizi finanziari, dei sistemi sanitari e delle reti di trasporto a continuare a erogare prestazioni essenziali anche a fronte di intrusioni ostili o di malfunzionamenti derivanti da attacchi informatici su vasta scala.
La protezione dei dati non riguarda più soltanto la tutela della privacy individuale dei cittadini, ma coinvolge direttamente la sicurezza dello Stato. Le enormi basi di dati gestite dalle strutture pubbliche — dall’anagrafe tributaria ai registri sanitari, dai sistemi giudiziari ai database della difesa e dell’interno — rappresentano un patrimonio informativo di inestimabile valore strategico. Un’eventuale compromissione, manipolazione o sottrazione parziale di questi archivi potrebbe paralizzare l’azione amministrativa, ricattare le istituzioni o esporre l’intera popolazione a forme di profilazione aggressiva da parte di potenze straniere.
Report DIS: ransomware, hacktivismo e Advanced Persistent Threats (APT)
Nel dettaglio quantitativo e analitico offerto dal SISR, il dominio cyber si conferma il teatro operativo caratterizzato dalla più alta frequenza di eventi ostili. Le minacce cibernetiche registrate nel 2025 e attualmente nel 2026 vengono suddivise dall’intelligence in tre macro-categorie operative, distinte per attori, motivazioni e livello di pericolosità.
La prima categoria è rappresentata dall’hacktivismo filo-russo e anti-occidentale, mosso da collettivi di pirati informatici che operano come milizie digitali irregolari. Questi gruppi utilizzano principalmente attacchi di tipo Distributed Denial of Service (DDoS), inondando di traffico artificiale i siti web delle istituzioni, dei ministeri, delle forze dell’ordine e delle aziende di trasporto.
Sebbene l’impatto tecnico di questi attacchi sia spesso superficiale e limitato a disservizi temporanei nell’accessibilità dei portali pubblici, il loro valore propagandistico è elevatissimo, essendo concepito per proiettare un’immagine di vulnerabilità delle infrastrutture italiane.

La seconda categoria comprende la criminalità informatica organizzata, dedita ad attacchi basati su ransomware. In questo scenario, gruppi criminali fortemente strutturati e dotati di risorse ingenti infettano i sistemi informatici di enti locali, aziende sanitarie e piccole e medie imprese ad alta tecnologia, cifrando i dati e chiedendo riscatti milionari per la chiave di sblocco, spesso minacciando la pubblicazione online delle informazioni esfiltrate. L’impatto economico e sociale di queste aggressioni è devastante, in grado di bloccare reparti ospedalieri, interrompere catene di produzione industriale e mettere a rischio la sopravvivenza di realtà produttive d’eccellenza.
La terza e più pericolosa categoria è costituita dalle Advanced Persistent Threats (APT), ovvero gruppi di spionaggio cibernetico ad altissima qualificazione tecnica, gestiti o finanziati direttamente dai servizi segreti di potenze straniere. A differenza degli hacktivisti o dei cyber-criminali, gli attori APT operano nell’ombra, cercando di mantenere l’accesso ai sistemi compromessi per mesi o anni senza farsi rilevare. Il loro obiettivo non è il blocco dei sistemi o l’estorsione finanziaria, ma lo spionaggio politico, industriale e militare, l’esfiltrazione continuativa di documenti classificati e la mappatura delle infrastrutture critiche per predisporre opzioni di sabotaggio da attivare in caso di crisi aperta.
I dati del DIS rilevano come gli attori APT stiano rivolgendo un’attenzione crescente verso la catena di fornitura (supply chain attack) dei grandi contractor della difesa e delle aziende energetiche. Gli attaccanti mirano a compromettere i fornitori subappaltatori di terzo e quarto livello — spesso PMI caratterizzate da standard di sicurezza informatica meno rigidi — per penetrare di riflesso, attraverso i canali di comunicazione condivisi, all’interno dei sistemi centrali e altamente blindati delle infrastrutture strategiche nazionali.
L’Intelligenza Artificiale e le tecnologie emergenti: la nuova frontiera della competizione
La scelta istituzionale del COPASIR: l’AI come capitolo autonomo
Elemento di netta discontinuità e di forte innovazione rispetto alle trattazioni degli anni precedenti è la scelta del COPASIR di dedicare all’Intelligenza Artificiale una sezione del tutto autonoma e distinta rispetto al dominio della cybersicurezza tradizionalmente intesa e alla protezione delle banche dati.
Questa decisione possiede una valenza politica e istituzionale di profondo momento: il Comitato sancisce ufficialmente che l’AI non può essere ridotta a un mero capitolo dell’innovazione tecnologica, della digitalizzazione amministrativa o della regolazione dei mercati digitali.
L’Intelligenza Artificiale viene elevata a materia di interesse primario per la sicurezza nazionale, direttamente legata alla sovranità dello Stato e soggetta alla costante attività di vigilanza e di indirizzo del Parlamento.
Il Comitato focalizza la propria attenzione su diverse direttrici critiche legate all’adozione dell’AI:
- In primo luogo, la salvaguardia del principio dell’autonomia decisionale e della catena di comando, garantendo che la valutazione sintetica d’intelligence e le decisioni operative in ambito militare o di sicurezza mantengano sempre il presidio e la responsabilità umane (human-in-the-loop), evitando la delega cieca ad algoritmi opachi.
- In secondo luogo, la vulnerabilità intrinseca dei modelli matematici, esposti a rischi di manipolazione dei dati di addestramento (data poisoning) o ad attacchi informatici concepiti per ingannare i sistemi di visione artificiale e di analisi predittiva impiegati dalle forze di difesa.
- In terzo luogo, il nodo della dipendenza tecnologica: il rischio che l’adozione di architetture e modelli proprietari sviluppati da multinazionali o potenze straniere possa generare forme di subordinazione tecnologica e informativa incompatibili con la tutela dei segreti di Stato e con l’indipendenza strategica della Nazione.
L’analisi strategica del DIS: la corsa all’AI e alle tecnologie quantistiche
Nella Relazione sulla politica dell’informazione, il DIS e le agenzie di intelligence approfondiscono la dimensione tecnologica inserendo l’AI all’interno di un più vasto ciclo di innovazioni dirompenti che stanno ridefinendo la competizione globale.
Il documento governativo mette in evidenza come l’AI rappresenti sia un elemento di minaccia — quando impiegata da avversari per automatizzare attacchi cyber o creare campagne FIMI su scala industriale — sia una risorsa fondamentale per la sicurezza nazionale.
L’intelligence stessa sfrutta infatti l’AI per analizzare masse imponenti di dati eterogenei, identificare segnali deboli di minaccia e velocizzare i tempi di reazione dell’apparato di difesa.
Oltre all’Intelligenza Artificiale, il SISR pone l’accento sulla corsa al calcolo quantistico, identificando nel momento dell’avvento dei computer quantistici ad altissima potenza una svolta critica per la sicurezza mondiale. L’intelligence segnala che l’emergere di elaboratori quantistici capaci di violare in tempi brevi i sistemi di crittografia a chiave pubblica attualmente in uso per proteggere le comunicazioni diplomatiche, militari e finanziarie rappresenta un rischio imminente.
Questa prospettiva impone l’adozione preventiva della strategia Harvest Now, Decrypt Later, una prassi mediante la quale i servizi segreti ostili intercettano e archiviano oggi enormi moli di dati cifrati italiani, nell’attesa di potergli applicare, tra qualche anno, la potenza di calcolo quantistica per decifrarli retroattivamente. Di qui l’urgenza segnalata dalla comunità informativa di accelerare la transizione verso algoritmi di crittografia post-quantistica (Post-Quantum Cryptography), capaci di resistere alla potenza dei nuovi supercomputer.
Parallelamente, l’analisi si estende al controllo della filiera dei semiconduttori, dei materiali rari e delle tecnologie aerospaziali. I microchip rappresentano il centro nevralgico di qualsiasi sistema moderno, dai sistemi di guida dei missili alla gestione delle reti elettriche.
La concentrazione della produzione mondiale di semiconduttori avanzati in poche aree geografiche ad alto rischio geopolitico costituisce una vulnerabilità sistemica che l’Italia e l’Unione Europea devono affrontare attraverso il rafforzamento della propria capacità produttiva e della ricerca autonoma.
Energia e infrastrutture critiche: la colonna portante della sovranità nazionale
L’approccio del COPASIR: resilienza energetica e difesa delle catene di approvvigionamento
Le dinamiche geopolitiche innescate dai recenti conflitti in Europa e nel Medio Oriente hanno posto la sicurezza energetica al centro dell’agenda nazionale. Attraverso un ciclo di audizioni che ha coinvolto i vertici di aziende strategiche come Snam, Eni e Terna, il COPASIR ha definito l’energia non semplicemente come una variabile economica o ambientale, ma come un vero e proprio pilastro di stabilità geostrategica.
L’affrancamento dalle forniture di gas russo e il riorientamento dei flussi verso sud nell’ottica del Piano Mattei valorizzano la posizione centrale dell’Italia nel Mediterraneo, introducendo tuttavia nuove vulnerabilità strutturali.
Il Comitato sottolinea infatti la necessità di blindare infrastrutture cruciali come i gasdotti sottomarini, i rigassificatori, i depositi di stoccaggio e le reti elettriche ad alta tensione da incidenti, attacchi cibernetici e azioni di sabotaggio condotte da attori statali che rischierebbero di paralizzare il sistema produttivo e i servizi pubblici essenziali.
L’analisi del DIS: vulnerabilità sottomarine, Golden Power e sicurezza economica
A integrazione di questo quadro, l’intelligence operativa fornisce la mappa dettagliata dei rischi fisici e finanziari a carico dell’economia. Il DIS evidenzia in particolare le minacce che gravano sul dominio sottomarino, dove cavi dati in fibra ottica e condotte energetiche posati sui fondali del Mediterraneo rappresentano bersagli primari per azioni ostili denegabili mascherate da incidenti navali o cedimenti strutturali.
Sul fronte finanziario, lo strumento del Golden Power si conferma il baluardo essenziale contro penetrazioni esterne opache.
I servizi segreti rilevano che i tentativi di penetrazione societaria condotti da veicoli finanziari riconducibili ad attori extra-europei si concentrano con insistenza in tre settori chiave: i poli biotecnologici e medici, presi di mira per acquisire banche dati genetiche e brevetti; il comparto dei semiconduttori e della microelettronica, oggetto di acquisizioni indirette tramite società schermo offshore per esfiltrare tecnologie duali; e la logistica portuale e ferroviaria, soggetta a pressioni per ottenere concessioni pluriennali in snodi commerciali strategici nel Tirreno e nell’Adriatico.
L’industria della Difesa e la sovranità industriale
Il riconoscimento del COPASIR: il comparto industriale come pilastro strategico
Per la prima volta nella sua storia recente, il COPASIR dedica un capitolo autonomo all‘industria della difesa. In seguito alle audizioni con i vertici di Leonardo, Fincantieri, MBDA Italia, Rheinmetall Italia e della federazione AIAD, il comparto viene consacrato come elemento di deterrenza e sovranità tecnologica, superando la visione riduttiva che lo considerava un semplice settore d’esportazione.
Il Comitato individua due questioni prioritarie per il futuro: da un lato la necessità di partecipare da posizioni di forza ai progetti di difesa comune dell’Unione Europea per evitare la subalternità ai consorzi esteri, e dall’altro l’urgenza di superare i vincoli ideologici dei criteri bancari ESG che ostacolano l’accesso al credito per le imprese del settore.

L’analisi del SISR: il contrasto allo spionaggio industriale e al prolungamento dei conflitti
L’intelligence operativa integra il quadro delineato dal Comitato attraverso il monitoraggio costante delle minacce dirette all’industria militare e aerospaziale. AISE ed AISI segnalano un’intensificazione senza precedenti delle attività di spionaggio industriale, condotte sia tramite intrusioni cibernetiche sia attraverso la penetrazione umana (HUMINT), orchestrate da servizi segreti stranieri per appropriarsi di brevetti, specifiche tecniche e software di gestione relativi a progetti di difesa di ultima generazione.
Il SISR evidenzia inoltre la crescita della criticità legate all’approvvigionamento delle materie prime critiche necessarie per la produzione di apparati militari e di tecnologie dual-use. L’accesso a elementi quali il titanio, il cobalto, il litio, il nichel e le terre rare è soggetto a forti tensioni di mercato e a strategie di monopolio de facto esercitate da alcune potenze extra-europee.
L’eventuale blocco o la limitazione artificiale delle forniture di questi materiali viene identificata dall’intelligence come un fattore di rischio primario, capace di strozzare le linee di produzione degli stabilimenti italiani e di compromettere la prontezza operativa delle Forze Armate.
La Cina e la competizione geopolitica globale: minaccia esterna e penetrazione interna
La lettura del COPASIR: la penetrazione della Cina nella sicurezza interna
Un altro elemento di rilievo nella Relazione del COPASIR risiede nel trattamento riservato alle attività di influenza della Repubblica Popolare Cinese. La scelta del Comitato è quella di analizzare la proiezione di Pechino non soltanto nell’ambito dell’analisi geopolitica e dei grandi equilibri internazionali, ma all’interno della sezione dedicata alla sicurezza interna del Paese.
Questa collocazione evidenzia come l’influenza cinese non si articoli unicamente attraverso la diplomazia economica, la cooperazione commerciale o la presenza nei consessi internazionali, ma impatti direttamente sugli assetti istituzionali, tecnologici, formativi e sociali italiani.

Le aree di attenzione identificate dal Comitato comprendono diversi ambiti sensibili:
-La presenza tecnologica nelle reti di comunicazione: sebbene le recenti normative abbiano limitato l’impiego di apparati cinesi nei segmenti core delle reti 5G e nelle infrastrutture del Perimetro cyber, persiste una diffusione capillare di componenti hardware e software di produzione cinese in apparati periferici, sistemi di videosorveglianza urbana e dispositivi connessi (IoT), che potrebbero nascondere vulnerabilità o backdoor riutilizzabili per attività di spionaggio.
-La penetrazione nel sistema universitario e della ricerca scientifica: l’intelligence e il Comitato monitorano con attenzione gli accordi di cooperazione scientifica, i finanziamenti a progetti di ricerca universitarie e i programmi di scambio accademico informale in settori tecnologici avanzati. Il rischio è che tali canali possano essere utilizzati per veicolare trasferimenti non autorizzati di proprietà intellettuale e competenze dual-use verso centri di ricerca legati all’apparato militare-industriale cinese.
-Le iniziative di soft-power e la gestione delle comunità residenti: il controllo e l’influenza esercitati attraverso associazioni culturali, centri di promozione linguistica o strutture informali volte a monitorare la diaspora cinese in Italia, esercitando pressioni di tipo extraterritoriale e condizionando la percezione pubblica delle politiche di Pechino.
L’analisi del DIS: competizione sistemica e tutela del know-how nazionale
L’intelligence governativa inquadra la Cina come un concorrente sistemico dotato di una visione strategica a lungo termine e di una straordinaria capacità di integrare strumenti economici, tecnologici, diplomatici e informativi. Nel rapporto del DIS, l’azione di Pechino è descritta come caratterizzata da un approccio graduale e persistente, volto ad accumulare posizioni di vantaggio strutturale nei settori chiave del futuro senza ricorrere ad azioni di scontro aperto o destabilizzazioni violente.
L’intelligence evidenzia l’impiego sofisticato di strategie di acquisizione indiretta del know-how.
La risposta del SISR si concretizza in un’intensa e capillare attività di prevenzione condotta al fianco del mondo accademico, dei centri di ricerca e delle aziende ad alta tecnologia. L’obiettivo è incrementare la consapevolezza dei rischi legati allo spionaggio economico, definire buone prassi per la gestione della proprietà intellettuale e proteggere il patrimonio di innovazione che costituisce il motore della competitività e della sicurezza dell’Italia.
Prospettive per il futuro della sicurezza della Repubblica
Dall’esame incrociato della Relazione del COPASIR e della Relazione del SISR scaturisce un quadro d’insieme chiaro e coerente: l’Italia ha compiuto una transizione concettuale definitiva, passando da un modello di sicurezza reattivo e settoriale ad un modello di sicurezza integrato, multidimensionale e predittivo.

Rispondendo alla domanda fondamentale posta dall’organo di controllo parlamentare, emerge che la tutela della Repubblica non coincide più soltanto con il contrasto alle minacce tradizionali, ma si gioca sulla capacità del sistema Paese di sviluppare una resilienza globale.
Questa evoluzione richiede una sinergia costante tra l’indirizzo politico del Parlamento, l’operatività dell’Intelligence, l’efficienza della Pubblica Amministrazione e la consapevolezza del settore privato e del mondo della ricerca.
La sicurezza nazionale del futuro si fonderà quindi sulla capacità di governare l’innovazione tecnologica, di difendere lo spazio cognitivo e la coesione democratica dalle ingerenze esterne, e di preservare la sovranità economica, energetica e industriale della Nazione in un contesto globale sempre più complesso e competitivo.
L’obiettivo è, che attraverso questo sforzo corale e strategico, l’Italia potrà continuare a garantire la propria libertà, la propria crescita e la tenuta delle sue istituzioni democratiche di fronte ai problemi globali e gli snodi epocali del XXI secolo.




