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A Bar Sicilia Mirello Crisafulli: “Il Pd spappolato in mille correnti, ritorniamo all’Ulivo” | VIDEO

domenica 14 Marzo 2021

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Partito democratico, sinistra, politica e territorio: questi i temi della puntata numero 148 di Bar Sicilia, che ha visto i direttore responsabile de ilSicilia.it Manlio Melluso e il direttore editoriale Maurizio Scaglione ospiti di Mirello Criafulli nella ‘sua’ Enna.

Primo argomento sottoposto all’ex parlamentare riguarda la salute della sinistra in Italia: “Qualche uomo di sinistra c’è, e la politica di sinistra che è sparita – dice lapidario Crisafulli – Il compito della sinistra e di suscitare emozioni, di dare slancio e prospettive. Il problema è che oggi si ragiona solo su cosa fare ora o al massimo fra due giorni: non c’è un progetto della nuova Italia non c’è un progetto della sinistra come forza trainante della Ricostruzione del nostro paese“.

Su questo influisce senza dubbio l’emergenza Covid: “E’ sostanzialmente questo il problema“, l’emergenza “che non ci fa capire quanto il progetto di sinistra sia importante. Anche le vicende interne al mio partito, purtroppo, risentono di questo clima. C’è una sorta di andazzo finalizzato a tirare a campare, che come diceva Andreotti è meglio che morire. Ma non è detto che questa debba essere la prospettiva di un partito come il nostro“.

In questo contesto, una delle strade e l’apertura a sinistra al M5S. Una prospettiva con la quale Crisafulli concorda, ma senza trascurare un fatto determinante: “Noi e i Cinquestelle da soli non siamo sufficienti. Dobbiamo riuscire a rappresentare molto di più la sinistra. C’è un mondo della sinistra che non si sente più rappresentato da nessuno, che non si sente rappresentato dal Pd e che è necessario riuscire a fare sentire parte attiva di un progetto più complessivo. C’è un mondo di elettori ed elettrici, specie le nuove generazioni, che in questo momento sono abbandonati“.

Una ‘virata sul governo Draghi: “E’ stato un errore clamoroso mettere i tre leader del partito nazionale, Franceschini, Guerini e Orlando a fare i ministri, perché ha visto il partito ripiegato su se stesso, creando anche il problema della rappresentanza femminile. Manca una progettualità, la sinistra è insufficiente in Sicilia e in Italia. Dobbiamo fare un’opera di riorganizzazione del campo progressista, come quella che facemmo con l’Ulivo, in cui si aggregò un campo progressista larghissimo che si mise insieme per tentare di fermare l’orda dell’avanzata della destra”.

Sull’assenza di ministri siciliani al governo, il giudizio di Crisafulli è abbastanza severo nei confronti del proprio partito a livello regionale, anche se sposta il baricentro della questione: “Noi abbiamo avuto un ministro siciliano fino all’altro ieri, e non è che questo abbia creato una politica per il Meridione o per la Sicilia. Dobbiamo riuscire a essere noi come partito siciliano a essere incisivi. E oggi non lo siamo a livello nazionale, siamo anche noi figli delle cordate nazionali. Questo è il limite che abbiamo, siamo un partito ‘spappolato’ in tante correnti e sottocorrenti. Io credo che noi dovremmo ragionare in Sicilia in vista delle elezioni regionali sulla capacità che abbiamo di ridisegnare il percorso e farlo accettare a livello nazionale“.

Crisafulli non si sottrae a un commento sulle dure parole scritte in un post da Nicola Zingaretti all’atto delle dimissioni da segretario: “Anche io mi sarei vergognato. Non del mio partito ma di alcuni uomini del mio partito che invece di crearsi il problema di avanzare hanno più che altro pensato a sistemare loro stessi e a criticare i compagni di partito“, afferma.

Crisafulli torna quindi a parlare del Pd, ricordando la nascita dei dem, della quale sottolinea gli errori di fondo: “Io credo che il progetto del Partito Democratico abbia avuto un errore di fondo, quello di volere mettere insieme, a freddo, due cose che non potevano ancora stare insieme. Questo ha fatto sì che parecchi dei nostri diventassero simili agli altri e che qualcuno, ma solo qualcuno, degli altri diventasse simile a noi. e questo ha portato allo snaturamento degli uni e degli altri. Altra cosa era l’Ulivo, che andava bene perché metteva due identità definite, quella di sinistra e quella di centro, diciamo, progressista. Spero che Letta riesca a ricostruire un campo progressista, noi dobbiamo saper tornare indietro se vogliamo andare avanti nella proposta politica”.

Un argomento che non può non essere toccato con Crisafulli è certamente la politica territoriale di Enna: “La città è amministrata – esordisce –, questo però non nasconde il fatto che mancano 1200 abitanti. Questa è una città che, nonostante le università, che attirano persone dall’esterno, si va spegnendo. Se si fa un giro per Enna alta, ogni quattro negozi, tre sono chiusi e uno aperto. Normalmente è così, c’è una difficoltà di vivacizzazione politica sociale e culturale”.

L’Università Kore e l’università di Medicina in lingua straniera di Enna: fiori all’occhiello della città che hanno visto l’impegno di Crisafulli in prima persona. Ma l’ex parlamentare non vuole fermarsi qui: “La vocazione di Enna è di offrire servizi alla Sicilia e alle zone interne dell’Isola in particolare. Abbiamo voluto la realizzazione della Kore, io ho ottenuto quella dell”università di Medicina in lingua straniera, spero di riuscire a fare un’altra università di medicina in lingua inglese qui, così che Enna si caratterizzi come polo di formazione universitaria“.

Dopo avere parlato del governo regionale attuale, con diverse riserve sull’azione politica ma con il riconoscimento di avere lavorato bene per contenere l’emergenza sanitaria, stuzzicato, Crisafulli dà un giudizio netto sul precedente esecutivo regionale guidato da Rosario Crocetta e sostenuto dal Pd: “Quello è stato l’errore più grande della Storia, che io non ho condiviso né all’inizio né alla fine. La gente sa che io ero contrario, Crocetta è stato un disastro“.

Cosa farà da grande Mirello Crisafulli?Il Presidente di una nuova Università di Medicina e, se ce la faccio, con le scuole di specializzazione. Mi sto divertendo. La vita politica la faccio nel partito“.

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