Il fermento del cambiamento è quel fremito ormai connaturato nella parte buona dei siciliani, di quei siciliani che hanno detto no ai soprusi e alle violenze, opponendosi non con la lotta bensì alimentando i sogni, quelli belli che profumano di libertà e di bellezza da condividere. Queste le traccianti che hanno dato vita nel 2020 al progetto “Food Forest” che letteralmente significa “foresta commestibile”, ma in che senso? Scopriamolo insieme: Il concetto di food forest porta con se, fin dalla nascita, un bagaglio etico importante basato sulla confisca di ben 5 ettari di terreno ubicati nelle campagne di Partinico e sottratti alla mafia.
Ecco che su questo vasto terreno nasce un’idea avanguardista, che sa di vero riscatto. Il progetto nasce appunto nel recente 2020 dalla collaborazione tra la Cooperativa agricola Valdibella e la Cooperativa sociale NoE (no emarginazione). La prima si occupa da un trentennio di coltivazione bio ed etica, la seconda gestisce i terreni del Fondo Parrini (i 5 ettari di cui si è accennato prima) confiscati al clan Madonia. L’idea, unica in Italia nel suo genere, si basa sulla rivalutazione a tutto tondo di questo fondo, un processo che ha come punto fermo il concetto di upcycling agricolo (sostenibilità di un’economia circolare), valorizzazione delle biodiversità e attuazione di una economia etica, che punti unicamente al soddisfacimento del fabbisogno piuttosto che alla generazione di un lucro.
Una nuova forma di economia che ridisegna appunto lo schema ramificato del business imposto dal capitalismo a favore di un senso più generale di comunità. Inoltre il progetto “Food Forest” viene patrocinato da Slow Food attraverso il proprio fondo “Resilience Fund” che si occupa di casi di resilienza come questo, proprio in virtù della grande vocazione del progetto verso il cambiamento dei sistemi alimentari locali. Il sostegno economico al progetto è stato garantito dall’azienda “FPT Industrial” che fa parte della “CNH Industrial” attraverso l’adozione di una raccolta fondi “crowdfunding”. In un solo mese è stata raggiunta la cifra di 66 mila euro a fronte dei 60 mila stimati, cifra che ha da subito permesso di dare vita al progetto.
Upcycling agricolo:
Un approccio etico anche dal punto di vista agricolo, nel rispetto dell’equilibrio degli ecosistemi attraverso l’applicazione di un principio universalmente riconosciuto, ovvero che nulla può danneggiare veramente l’agricoltura se non proprio gli interventi stessi dell’uomo volti a intensificare la produttività di un terreno attraverso l’uso massiccio di fitofarmaci aggressivi, disinfestanti, interventi strutturali sui terreni, innesti etc. Considerare la scelta di piantare nel fondo piante perenni e perennanti è il più alto esempio di circolarità, perchè è proprio l’equilibrio di quell’ecosistema a garantire la sopravvivenza e la rigenerazione di quelle piante nel rispetto della ciclicità delle stagioni e delle biodiversità presenti. All’interno del fondo è stata pensata anche la presenza di un lago artificiale per evitare sprechi di risorse idriche per consentire una vera e propria autorigenerazione nell’ottica di una foresta spontanea.
Presenza di biodiversità:
A proposito di biodiversità, addentrandoci meglio nel progetto, l’idea di partenza era quella di creare qualcosa di simile a una foresta spontanea dove il denominatore comune era far coesistere alberi, arbusti e coltivazioni di diverso genere. Ad oggi si può affermare a gran voce che l’obiettivo sia stato largamente raggiunto, con una piantumazione che ha superato i 1500 esemplari. A guidare il progetto dal punto di vista della flora è stato l’ecologo brasiliano “Rafael Da Silveira Bueno” che ha introdotto con successo varietà tropicali che si adattano al microclima siciliano come l‘avocado, l’annona, la passiflora (maracuja). Accanto alle specie tropicali il progetto ha puntato fortemente sulle specie autoctone come gli alberi da frutto (meli, peri, susini, melograni etc) e su alcune varietà tipiche della macchia mediterranea come ulivi, agrumi, biancospini, rose, canine, querce, corbezzoli, ginestre e mirti garantendo un nutrimento sicuro agli insetti impollinatori soprattutto le api. In conclusione cosa apprendiamo da questa iniziativa? Che si può ottenere un cambiamento solo se impariamo tutti a pensare ad una nuova forma di economia, quella genuina che non trascuri l’etica mettendola al centro dei progetti, con uno sguardo nitido verso un futuro sostenibile, dimostrando che l’amore per il prossimo può esistere davvero.




