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I dati Sias

Agosto lascia il segno, Sicilia mai così calda da decenni: le conseguenze su pesca e agricoltura

venerdì 11 Settembre 2026

Agosto da record. L’estate 2026 si è rivelata più torbida del previsto. Le elevate temperatura e la durata prolungata delle ondate anomale sono state le assolute protagoniste dello scorso mese ormai alle spalle. E mentre in Sicilia si è dibattuto sulla possibilità più o meno concreta di posticipare l’avvio dell’anno scolastico, considerando le problematiche croniche che affliggono gli istituti dislocati in tutta la Regione, una crisi silenziosa ha colpito l’Isola dalle sue coste fino alle campagne e l’entroterra. Il caldo di queste settimane ha così messo a dura prova una parte consistente del tessuto produttivo siciliano, con gravi conseguenze che rischiano di peggiorare le condizioni precarie in cui versano i comparti della pesca e dell’agricoltura, già costretti a fare i conti con il caro carburanti e i casi di concorrenza sleale nei mercati.

Sicilia mai così calda da decenni

I dati emersi dal report del Servizio informativo agrometeorologico siciliano sulle temperature non lasciano molto spazio all’immaginazione: con una media regionale stimata in 28,0 °C, agosto è risultato il mese più caldo mai registrato, non solo per il mese in questione, ma per tutta la serie Sias, superando il record di 27,7 °C registrato nel luglio 2023. Un andamento, in realtà, in linea con quanto evidenziato dal servizio climatico Copernicus EU, che ha registrato una media globale di temperatura superficiale di 16,96°C, 0,85°C sopra la media del 1991-2020.

Secondo i dati Sias, l’impennata si è verificata nella terza decade, con 68 delle 96 stazioni che hanno superato la soglia dei 40 °C. La massima temperatura del mese è stata registrata dalla stazione Lentini, nel Siracusano, con 45,9 °C il 28 agosto. La minima assoluta del mese, pari a 10,2 °C è stata registrata il 14 agosto dalla stazione Linguaglossa Etna Nord. Mai in precedenza, in tutti i mesi, la rete Sias aveva registrato una minima regionale assoluta così elevata. La stazione Palermo, con 30,45 °C, ha registrato la temperatura media mensile più elevata di tutta la Sicilia, oltre che della sua serie dal 2002, con uno scarto di +3,2 °C rispetto alla norma di agosto del periodo 2003-2022.

Come si apprende dal Servizio agrometeorologico, oltre ai valori delle medie, sono stati superati i massimi precedenti valori anche per quasi tutti gli altri indicatori mensili: la media regionale delle minime assolute ha superato di oltre 1,5 °C il massimo valore precedente risalente all’agosto 2009; la media regionale delle medie delle minime ha superato di 0,9 °C il record appena stabilito nel mese precedente, il luglio 2026; la media regionale delle medie delle massime ha superato di 0,2 °C il record precedente risalente al luglio 2023; solo la media regionale delle massime assolute, pari a 40,7 °C, non ha superato il record di 42,6 del luglio 2023, favorito a suo tempo dalla intensa avvezione al suolo che nel 2026 è stata invece relativamente debole.

Il surriscaldamento del Mediterraneo e la crisi della pesca

I dati Sias hanno permesso di fare un focus anche sulle condizioni del mare. La temperatura superficiale del mare, in base ai numeri delle boe di Ispra e delle analisi da telerilevamento del sistema Copernicus, hanno registrato nel mese intorno alla Sicilia valori di 3-4 °C superiori alla norma del periodo, superando i 30 °C sul Mar Tirreno.

I cambiamenti climatici, il surriscaldamento dei mari e la proliferazione di specie aliene provenienti dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, che hanno messo a dura prova la riproduzione e la sopravvivenza delle pregiate specie autoctone, sono tasselli di un puzzle legati tra loro. Criticità che i pescatori denunciano ormai da tempo. Per gli operatori del settore questo significa confrontarsi con un mare in continua trasformazione. Le specie bersaglio possono cambiare distribuzione, periodo di presenza e abbondanza, rendendo necessario adattare tecniche di pesca e strategie di gestione

Nei giorni scorsi l’allarme è stato lanciato anche dall’Associazione piscicoltori italiani che ha accesso i riflettori sulla condizione del Canale di Sicilia: “L’aumento della temperatura dell’acqua spinge le specie allevate a ridurre l’assunzione di cibo, con effetti diretti sull’economia aziendale e sulle nostre tavole. Il raggiungimento della taglia commerciale di spigole e orate richiesta dalla GDO si allunga, i cicli produttivi diventano meno prevedibili e aumenta l’esposizione ai costi di gestione“. Ha sottolineato l’Api, che ha evidenziato come le aziende stiano “già investendo in soluzioni per ridurre l’esposizione ai picchi termici, ma per il futuro servono condizioni autorizzative e territoriali adeguate, senza i vincoli che ostacolano ogni modifica agli impianti“.

Scatta l’allarme anche in agricoltura

Non passano inosservati anche i problemi che in queste settimane sono emersi nel mondo dell’agricoltura. Coldiretti ha denunciato un calo del 50% nella produzione di grano in Sicilia, soprattutto nelle province di Agrigento, Caltanissetta e Catania. Una netta perdita legata anche alla scelta, da alcuni anni, degli agricoltori di rinunciare alla semina perché la produzione del grano non è più ritenuta remunerativa.

Caldo e stress idrico stanno colpendo anche e soprattutto l’ortofrutta, con effetti anche su oliveti, foraggi e zootecnia. Danni anche ai vigneti. Il caldo ha accelerato la maturazione delle uve. La produzione avrebbe così fatto registrare anche una contrazione fisiologica della produzione delle piante. Un’estate infelice per l’agricoltura siciliana e più in generale per tutta Italia. Gli eventi climatici estremi, secondo le ultime stime di Coldiretti avrebbe creato un buco da oltre tre miliardi di euro.

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