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“Aurea Hora”: a Villa Zito il risveglio delle coscienze nell’arte irrequieta di Francesco De Grandi

domenica 23 Giugno 2019
De Grandi

Continua il dialogo a Villa Zito, che ha riscontrato apprezzamento nei precedenti appuntamenti, tra le opere classiche e quelle contemporanee proposto dalla rassegna “Incursioni contemporanee”, promossa da Fondazione Sicilia e curata da Sergio Troisi.

De Grandi

Sotto l’operato di Francesco De Grandi il dialogo prende il nome di “Aurea Hora“, in esposizione fino al al 16 settembre.

Un titolo quello scelto da De Grandi che evoca il momento in cui significati, in un primo tempo latenti o inerti, si risvegliano e toccano la coscienza, varcando una soglia invisibile.

Alle opere dell’artista palermitano, i cui soggetti sono, quasi per sfida, contenitori di significati usurati, prodigiosamente riattivati e riempiti di nuovi significati attraverso un poderoso lavoro simbolico si relazionano i paesaggi di Francesco Lojacono, ad esempio, con i tagli di luce di Luca Giordano o le atmosfere di Mattia Preti.

In questo dialogo, De Grandi è insieme figlio della propria città e artista cosmopolita, attingendo ad un mondo interiore profondo, spesso inquieto, alla natura evocatrice ma anche le figure fantastiche di Bosch, Ensor, Goya.

De GrandiSatura di memoria, sia per i rimandi iconografici che per la materia stessa della pittura, De Grandi attraversa la storia profonda della vita delle immagini come riattivandone, anche per i generi e i soggetti in apparenza più frusti e usurati, il loro intatto potenziale simbolico.

Il confronto con le opere della Fondazione Sicilia diventa allora un dispositivo di contagio di tale processo, inglobando per esempio con le opere di Lojacono una condizione del paesaggio metamorfica e inquieta, si legge nella nota critica di Troisi, che, come per la scatola ottica di Mondo nuovo #2 (2014) o per Wood#8, attira lo spettatore nella vertigine di un viaggio insieme visuale e psichico.

Di questa dimensione, indissolubilmente fisica e mentale, si nutre infatti la pittura, così che ogni immagine, ogni figura, porta con sé i sedimenti di un fantastico atlante memoriale. È quanto si dispiega ne La terra matta, l’insieme a scala ambientale di 65 tele di diverse dimensioni, qui allestito assimilando le opere della collezione in un grande affresco di frammenti.

Non sorprende allora che questa figurazione di fantasmi ostinati e tenaci abbia intercettato, in modi più dichiarati, i temi della grande pittura sacra.

Nel trittico costituito dall’Ingresso di Cristo a Palermo (2015), dalla Flagellazione (2016) e dal Compianto al Cristo morto (2017), allestito nella sala con le opere di Luca Giordano, Mattia Preti e Bernardo Strozzi, i numerosi riferimenti alla storia dell’arte, da Bosch a Ensor alla pittura del Seicento, verificano nelle scene devozionali gli archetipi della violenza e della pietà.

De Grandi

E nel recente Porziuncola (2019) la galleria di personaggi della vita di Francesco d’Assisi riannoda, in un gorgo, il tempo medievale a quello nostro, affidando a quella sfilata di dropouts, suonatori ambulanti, rom, folli ed eremiti, ogni orizzonte di salvezza. Non caso, in primo piano, si accampa solenne un pavone, simbolo antico di immortalità.

Ancora una volta, la collezione di Villa Zito è chiamata a confrontarsi con l’universo pittorico del panorama contemporaneo oltrepassando i limiti del tempo”, come sottolinea Raffaele Bonsignore, presidente di Fondazione Sicilia.

Ingresso da martedì a domenica dalle 9,30 alle 19,30; lunedì chiuso.

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