La protesta degli autotrasportatori in Sicilia non si è chiusa. Non ancora almeno. Sulla questione ieri si è generata incertezza dentro e fuori la protesta. Fra comunicati incrociati e dirette social, la notte ha visto la prosecuzione di diversi presidi nell’Isola. Segno che una parte consistente del fronte del mondo dei mezzi pesanti dell’Isola ha deciso di non seguire la linea dettata dal CTS. Contrari, in particolare, i “padroncini” e l’Aias. Sindacato di categoria che, questa mattina, ha convocato un’assemblea all’interporto di Catania.
Riunione dalla quale è filtrata una sostanziale linea dura. “Chi fa danni non può fare parte dell’Aias – ha dichiarato il coordinatore Giuseppe Richichi –. Più tardi avremo un incontro in Prefettura perché siamo stati convocati ma non cambia nulla sin quando da Roma non si concretizza quanto chiediamo. Bisogna capire come aiutare le imprese siciliane. Quando in Emilia ci fu l’alluvione o i vari terremoti, i soldi per queste emergenze li hanno messi subito. Per noi il caro carburante è un terremoto. Non ci interessa da dove li prendono, ma i soldi per risolvere la questione dell’emergenza in Sicilia ci vogliono“.
Da Catania a Palermo, il punto sulla protesta
Questa notte si sono registrati rallentamenti causati dalle proteste sull’autostrada A18 Messina-Catania, all’altezza della barriera di San Gregorio. Disagi anche sul fronte peloritano (Tremestieri) e quello palermitano. Nel capoluogo siciliano infatti sta proseguendo la manifestazione presso il varco Santa Lucia del porto. “I costi imposti dal caro vita ci stanno uccidendo – racconta un manifestante presente al presidio di via Crispi -. Ci arrivano cartelle esattoriali insostenibili. Noi proseguiremo, come penso faranno i colleghi di Catania. Dobbiamo dare risposte a noi stessi e al popolo“. Una mobilitazione alla quale questa mattina si sono uniti in segno di solidarietà gli studenti del limitrofo istituto Nautico.
Scaffali vuoti nella GDO, problemi al mercato ortofrutticolo di Palermo
Cinque giorni di mancata consegna degli alimentari si stanno facendo sentire in tutti i supermarket della GDO in Sicilia, dove gli scaffali dell’ortofrutta, della carne, dei formaggi e salumi impacchettati, dei latticini e i frigoriferi dei surgelati sono vuoti. Qualche effetto benefico potrebbe arrivare dalla rimozione dei blocchi da parte del CTS. Non ci sono ancora evidenti criticità nei negozi di prossimità, salumerie, macellerie, fruttivendoli, e negli storici mercati come Ballarò a Palermo. Gli standisti dei mercati rionali, infatti, si riforniscono da distribuzione locale e non stanno risentendo dei presidi.
Disagi segnalati invece al mercato ortofrutticolo di Palermo, dove i rifornimenti arrivano a singhiozzo. Come segnalato dagli esponenti di Lavoriamo Per Palermo Ottavio Zacco ed Alessandro Benincasa. “Comprendiamo le ragioni della protesta e rispettiamo il diritto di sciopero, ma non possiamo accettare che le rivendicazioni di una categoria si trasformino in un danno per altre categorie produttive e per l’intera collettività. Quanto accaduto rappresenta un comportamento inaccettabile, che ha colpito i concessionari, i produttori agricoli locali, già alle prese con una grave crisi economica, e, inevitabilmente, i cittadini“.
Fissata riunione al porto di Palermo aperta a cittadini e partite IVA
Ed è proprio nel capoluogo siciliano che, questa sera, è prevista una “riunione popolare”. Un vertice organizzato da liberi cittadini, aperto a possessori di partite IVA e commercianti e pubblicizzato sui social dagli influencer Alessio Ciolino e Favas. “Quello che stanno vivendo gli autotrasportatori non riguarda solo loro. Riguarda chiunque abbia una partita IVA o uno stipendio. Ogni cittadino che deve fare i conti con le tasse e con il caro vita. Per questo faremo una riunione popolare al porto di Palermo insieme agli autotrasportatori. Ci confronteremo, ascolteremo le esigenze di ogni categoria e decideremo insieme le prossime mosse. Non ci fermeremo fino a quando non avremmo le risposte che cerchiamo. Ma tutto questo non potrà essere possibile se non ci sarà unione. Non si può scioperare in 10 o in 100 per i problemi di tutti“.
Urso alla Camera: “Al Sud identificazioni ai fini di rimuovere i presidi”
In merito ai presidi in corso nel Sud Italia, il ministro del Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato controlli ed interventi. “Il Viminale – ha dichiarato durante il question time alla Camera dei Deputati – riferisce che si sta procedendo alle identificazioni, anche ai fini di rimuovere i presidi. Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive. È importante, credo che sia significativo e emblematico, che le stesse associazioni dei trasportatori ci chiedono, chiedono al Ministero degli Interni, di far rimuovere i blocchi“.
“Le misure predisposte ieri sono state giudicate favorevolmente dalle associazioni e ogni forma di protesta è stata sospesa – ha aggiunto Urso -. Rimangono sul campo dei presidi o anche dei blocchi sporadici, dei quali le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno richiesto ufficialmente, con comunicato congiunto, la rimozione, ritenendo ingiustificabile continuare a bloccare il paese dopo la riapertura del dialogo considerata positiva. Analogo appello è arrivato dalle associazioni industriali del Mezzogiorno, e ovviamente dai consumatori“.
Salvini: Attenti alle fake news, con il lavoro non si scherza”
In serata, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini è intervenuto sui propri social media ufficiali per denunciare la diffusione di fake news relative a un presunto rifiuto delle associazioni datoriali degli autotrasportatori sui fondi stanziati per combattere il caro carburante.
“Quante fake news girano sui social – esclama Salvini -. Quando si tratta di lavoro non si scherza. Non solo confermo i 430 milioni di euro in corso di erogazione fin da oggi contro il caro gasolio. Una misura che permetterà di aiutare 32.000 imprese. Ma ci sono 50 milioni di euro in più per settembre e ottobre, oltre ai 590 milioni di euro erogati per cambiare i camion vecchi con quelli nuovi“.
CTS si accorda, Aias e padroncini no: l’esito dell’assemblea a Catania
Il dato resta. Non tutti hanno seguito in Sicilia la linea dettata dal CTS, rappresentato da Salvatore Bella. Una sigla che ieri pomeriggio ha deciso di interrompere i presidi in tutta l’Isola, sulla base dell’accordo chiuso con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Fatto che ha creato non poche discussioni dentro e fuori la protesta. A tal proposito, è stato lo stesso Bella a denunciare “minacce e violenze” subite dai propri tesserati. “Siamo tutti consapevoli del dramma che l’intera categoria sta attraversando a causa del caro gasolio, ma le difficoltà non si risolvono tagliando le gomme o minacciando i colleghi per costringerli a fermarsi con la forza. Chiediamo che le forze dell’ordine ci tutelino: noi vogliamo lavorare“. Insomma, basta sciopero. Mentre proseguirà lo stato di agitazione del CTS in attesa che il Governo Nazionale dia seguito a quanto concordato ieri al tavolo istituito presso la Prefettura di Milano.
Una linea che però non è stata seguita da una parte consistente della protesta. Una decisione già annunciata un paio di giorni fa sia dai cosiddetti “padroncini“, ovvero le piccole e medie imprese, sia dalla sigla AIAS presieduta da Giuseppe Richichi. Quest’ultimo ha respinto al mittente le accuse mosse dal CTS, passando al contrattacco. “Tutti gli autotrasportatori siciliani e non solo hanno fatto i blocchi e i fermi. E quelli dell’intermodalità si sono presi i soldi senza fare niente. Ora vedremo il da farsi“.
Il riferimento di Richichi è all’assemblea svoltasi questa mattina presso l’Interporto di Catania. Luogo nel quale si sono radunati autotrasportatori provenienti da tutta l’Isola, compresi quelli che fino a ieri hanno scioperato in via Oreto. L’idea maggioritaria sarebbe quella di proseguire i presidi almeno fino al 27 ottobre. Data nella quale è previsto un nuovo vertice a Roma con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini.
Seguiranno aggiornamenti



