Un cognome, una missione: la Dc vuole “Pace”.
Il capogruppo della Democrazia Cristiana all’Ars va a Roma nel tentativo di ricucire gli strappi interni al partito e, invece, ne esce segretario nazionale, eletto all’unanimità.
Ospite della puntata 377 di Bar Sicilia, condotta da Maria Calabrese e Maurizio Scaglione, spiega nel corso della trasmissione di aver accettato un incarico “transitorio e momentaneo”, con l’obiettivo di riportare la pacificazione all’interno del partito. Una missione, tuttavia, ancora tutta da compiere: “Dai movimenti post mia proclamazione vedo che siamo abbastanza lontani da una pacificazione, però questo è il nostro auspicio. Stiamo tentando, oltre che di portare serenità, di portare anche entusiasmo”.
Sullo sfondo, le alleanze e le elezioni del 2027, dalle Amministrative, con un’attenzione particolare per Palermo, alle Regionali fino alle Politiche, con l’intento di “far valere le cose che contano, visto che è il nostro motto di partito, e quindi essere parte di una coalizione e dire la nostra”, afferma Pace.
Poi lo sguardo si sposta sulle possibili future alleanze: “La Dc va con la Dc. Stiamo lavorando per fare delle liste nostre, autonome. Non possiamo non ammettere che non siamo la Dc dell’anno scorso e che quindi dobbiamo fare i conti con un sistema elettorale che prevede degli sbarramenti”. E aggiunge: “Abbiamo l’intenzione seria di presentarci con una nostra lista di partito”. Una corsa autonoma che, però, non esclude possibili accordi elettorali con altre forze politiche, qualora non ci fossero le condizioni per superare la soglia del 5%.
Spazio anche all’addio di Andrea Messina, ex assessore alle Autonomie locali, passato qualche giorno fa a Sud chiama Nord: “Mi dispiace che un parlamentare che tutto sommato ha avuto anche il privilegio di rappresentare la Democrazia Cristiana all’interno del governo oggi faccia scelte diverse”.
Sul fronte della manovrina, Pace ribadisce il sostegno della Dc alle attività produttive, in particolare ai comparti agricoltura, pesca e artigianato, settori in ginocchio a causa dell’aumento dei costi di produzione. Un impegno portato avanti anche dal collega di partito e presidente della Commissione Affari istituzionali dell’Ars, Ignazio Abbate, per il quale il neo segretario ha rivolto parole di apprezzamento e stima: “Fra i settanta parlamentari è quello più preparato, e non me ne vogliano tutti gli altri”.



