La conferenza dei capigruppo ha deciso il da farsi per i prossimi giorni. Il quadro sembra ben definito. Prima toccherà all’analisi del piano delle alienazioni. Dopodiché, con ogni probabilità venerdì, il sindaco Roberto Lagalla farà il proprio intervento sul bilancio di previsione 2025-27. E infine, a partire dalla prossima settimana, verranno trattati lo stesso bilancio e la convenzione sullo stadio Renzo Barbera. Questo è, in sostanza, il cronoprogramma deciso dal Consiglio Comunale di Palermo. Dopo settimane di fibrillazioni politiche, a Sala Martorana si prova a riprendere i lavori. Ma, come recita un vecchio detto, “la strada per l’inferno è lastricata di venerabili intenzioni“. La sensazione infatti è che, prima di portare avanti qualunque atto, bisognerà chiudere il cerchio sul rimpasto delle commissioni consiliari. Fatto su cui il centrodestra è letteralmente imploso in aula nelle scorse settimane.
Prima il piano delle alineazioni, poi si penserà al bilancio
Dopo la bocciatura della modifica al regolamento comunale, la quale permetteva il rimpasto delle commissioni consiliari dopo due anni e mezzo di attività, a Sala Martorana ha regnato il caos. L’unica cosa che il Consiglio Comunale è riuscito a fare è stata quella di chiudere la discussione generale sul piano delle alienazioni. Un atto con il quale il Comune di Palermo deciderà i beni che potranno essere messi in vendita, affittati o essere oggetto di altro diritto reale. Sulla delibera sono stati presentati diversi emendamenti. Alcuni di questi hanno una certa importanza. Come quello, a firma di Ugo Forello e Giulia Argiroffi, con il quale sostanzialmente si inserisce l’ex Pallone di Italia ’90. Un bene il cui destino è legato, come più volte spiegato, alla convenzione sullo stadio Renzo Barbera.
Sullo sfondo c’è la convenzione dello stadio Renzo Barbera
Su quest’ultimo atto la politica si è spesa più volte per sottolinearne l’importanza. Da Fratelli d’Italia al M5S. Tutti vogliono approvare la convenzione sullo stadio Renzo Barbera. C’è un problema. Ad oggi, l’atto non è all’ordine del giorno del Consiglio Comunale. Ma qual è la situazione? Dopo le tribolate settimane appena trascorse, l’Amministrazione comunale ha raggiunto un accordo sulla bozza definitiva. Documento della cui redazione si sono occupati gli assessori Brigida Alaimo (Patrimonio) e Alessandro Anello (Sport). Una delibera sulla quale la Giunta non si è dovuta esprimere direttamente (al massimo avrebbe potuto approvare una proposta di adozione), ma che ha visto una sorta di passaggio informale alla fine della scorsa settimana. La palla è passata così agli uffici, più precisamente alla ragioneria generale e al Collegio dei Revisori. Enti, questi si, che dovranno esprimere i pareri di rito. Dopodiché, il documento potrà essere messo all’ordine del giorno e votato. Non prima l’atto passi il vaglio delle commissioni consiliari.
E si arriva al nodo delle commissioni
Già, le tanto discusse commissioni consiliari. Organi di controllo sulla cui composizione si è giocata la partita politica nelle ultime settimane. Una battaglia senza esclusione di colpi che ha coinvolto, indistintamente, la maggioranza e l’opposizione. I problemi maggiori, va detto, li ha avuti il centrodestra. La maggioranza del sindaco Roberto Lagalla vanta, sulla carta, 26 elementi. Ma raramente, da inizio 2025, la coalizione del primo cittadino ha garantito il numero legale senza ricorrere all’aiuto delle forze di minoranza. E anche quando è riuscita ad aprire i lavori, altrettanto raramente si è concluso qualcosa. Insomma, in questo momento regna l’ingovernabilità. E trovare il bandolo della matassa, a meno di interventi diretti del sindaco, sarà complicato.
Il “caso” della commissione Sport
Anzi, è proprio Roberto Lagalla ad aver chiesto un riequilibrio delle presidenze di commissione. Dall’abbandono di Salvo Alotta, approdato in Forza Italia, Lavoriamo Per Palermo è rimasta priva di caselle di peso. Dal canto suo, il presidente della commissione Sport sta giocando la sua partita. E lo ha fatto bene fino ad oggi, difendendo la propria posizione. Rimane “lì, lì nel mezzo“, come cantava Luciano Ligabue. Ma ora le pressioni si fanno sempre più importanti. Ciò considerando anche le richieste di maggiore spazio provenienti dalla Democrazia Cristiana. Insomma, serve un bilanciamento. Ma il problema resta chi deve cedere qualcosa.
Forza Italia: in quattro per due commissioni
La partita principale si gioca in casa Forza Italia. Gli azzurri hanno tre presidenti: il sopracitato Salvo Alotta (fino a qualche mese fa in quota Caruso ma di cui si vocifera un passaggio alla corrente di Edy Tamajo), Pasquale Terrani (approdato negli scorsi mesi proprio alla corte dell’assessore regionale alle Attività Produttive) ed Ottavio Zacco, capogruppo e presidente della VI Commissione. Nessuno di questi vuole mollare un centimetro. Sulla questione si attende un pronunciamento del coordinamento regionale. Ma da parte del gruppo palermitano questo aspetto è stato mal digerito.
Alcuni sono scontenti. Altri, come suggerirebbe l’esperienza, rimangono alla finestra in attesa di sviluppi. Fra questi c’è l’ex capogruppo azzurro Gianluca Inzerillo. Attualmente, l’esponente di Forza Italia fa parte del Consiglio Nazionale del partito, anche grazie all’intercessione del suo riferimento politico, ovvero il parlamentare Giorgio Mulè. E non è passata inosservata la presenza di quest’ultimo a fianco del presidente della Regione Renato Schifani durante l’evento tenuto dal ministro Paolo Zangrillo a Palermo. Insomma, in casa azzurra, sembra esserci una contrapposizione interna fra gli attuali e gli ex “Tamajo boys”.
La convention di Lagalla a Enna
Una vicenda che, secondo i microfoni di Radio Palazzo, sembra essere legata ad un altro grande appuntamento politico di questo mese di marzo, ovvero la convention organizzata dal sindaco Roberto Lagalla in quel di Enna. Obiettivo, presentare il nuovo patto federativo creato insieme a Raffaele Lombardo e Gianfranco Miccichè. Un soggetto politico a cui guarderebbero con interesse sia lo stesso Gianluca Inzerillo (presente alla conferenza stampa di dicembre), ma anche un altro big azzurro con ambizioni da assessore. Ma per avere certezze in merito si dovrà aspettare il 23 marzo, ovvero quando i tre pilastri del triumvirato politico alzeranno il sipario sulla nuova avventura politica.
I movimenti interni a Fratelli d’Italia
Insomma, dalle parti di Palermo si respira aria di tensione. Un problema che interessa a stretto giro di posta anche Fratelli d’Italia. La pattuglia siciliana di Giorgia Meloni ha dovuto digerire la nomina da Roma di Luca Sbardella in qualità di commissario regionale. Profilo che ha sostanzialmente rimpiazzato il duopolio di Salvo Pogliese e di Giampiero Cannella. Con riguardo all’attuale vicesindaco del capoluogo siciliano, a guardare il bicchiere mezzo pieno si profila un futuro con maggiore libertà d’azione amministrativa. Cannella, come è noto, si è ritrovato in situazioni paradossali. Come quando, da coordinatore regionale del partito, ha dovuto firmare una lettera con cui chiedeva un passo indietro al sindaco Roberto Lagalla sulla figura dell’assessore Salvatore Orlando (considerato troppo vicino ai renziani). Salvo poi dover partecipare alla sedute di Giunta proprio accanto allo stesso Orlando. D’altro canto però la rimozione dall’incarico di coordinatore potrebbe concedere ulteriore terreno ad altre personalità del partito.
Ad oggi, le chiavi di Fratelli d’Italia al Comune di Palermo sono detenute dal capogruppo Giuseppe Milazzo. L’eurodeputato sembra avere buoni canali di dialogo sia con un pezzo da 90 del partito come Carolina Varchi che con il deputato regionale Fabrizio Ferrara. Con quest’ultimo ha messo in campo una staffetta politica alle scorse amministrative che ha portato alla loro elezione, oltre che all’ingresso in Consiglio Comunale di Teresa Leto, oggi considerata politicamente vicina allo stesso Milazzo. Un ruolo in cui quest’ultima è subentrata a Tiziana D’Alessandro, ex candidata in coppia dello stesso Milazzo alle scorse comunali. L’alfiere di FdI a Bruxelles ha partecipato a tutte le decisioni di peso del partito a Palermo, nomine comprese. Ha portato avanti tutte le delibere d’interesse dei meloniani (non ultimo il Dup). E, last but not least, ha giocato un ruolo da protagonista nelle recenti vicende che hanno riguardato il rimpasto delle commissioni.
Le voci di sfiducia al presidente Tantillo
Il rimpasto delle commissioni. Esatto. L’argomento che ha tenuto banco a livello politico nelle ultime settimane. Proprio Giuseppe Milazzo, riferiscono fonti di Radio Palazzo, si sarebbe reso protagonista di un’altra azione discussa all’interno di Sala Martorana. Venerdì pomeriggio infatti sono iniziate a girare voci di una delibera, di iniziativa consiliare, con la quale il presidente della commissione Bilancio mirava ad inserire, nello Statuto Comunale, la sfiducia al presidente e ai vicepresidenti. Una mossa sulla quale qualcuno ha letto un attacco politico nei confronti del presidente Giulio Tantillo, più volte criticato in aula e fuori dallo stesso Milazzo. Un’azione d’aula che, ad oggi, non si è concretizzata. Ma la vicenda sottolinea il ruolo di “mattatore” dell’eurodeputato a Palermo.
A fare da contraltare a questo dominio si è posto soltanto il presidente della II Commissione Antonio Rini, il quale ha battuto i pugni sull’inerzia regnata in aula nelle ultime settimane. Ciò in vista di impegni importanti per l’Amministrazione Comunale, come il bilancio e il futuro contratto di servizio di Amat (in attesa di piano industriale).
E le altre anime della maggioranza?
Guardando in casa del sindaco Roberto Lagalla, Lavoriamo Per Palermo sembra attendere la presentazione del nuovo soggetto politico creato dal primo cittadino con Raffaele Lombardo e con Gianfranco Miccichè. D’altro canto, il quadro è delineato. Da un lato c’è il gruppo dei “fedelissimi” del sindaco, capitanato dal capogruppo Dario Chinnici. Dall’altro c’è l’area facente capo a Fabrizio Ferrandelli. Anime che convivono in armonia da oltre un anno. La parola d’ordine per il gruppo civico è quella di recuperare la presidenza di commissione persa nel 2023, senza però avviare eventuali smottamenti in Giunta. Grandi manovre scongiurate dal sindaco in persona a fine 2024. Una levata di scudi a difesa dell’assessore alla Rigenerazione Urbana Maurizio Carta, alla cui poltrona ambivano gli esponenti della Democrazia Cristiana.
Ed è proprio il gruppo di Totò Cuffaro ad essere quello con i maggiori rimpianti al momento. Nonostante i cinque consiglieri a Sala Martorana, ad oggi i democristiani vantano solo un assessore (Giuliano Forzinetti), contro i tre in quota sindaco a parità di numeri in aula. E nemmeno le richieste di un’altra presidenza di commissione sembrano aver trovato risposta. Anche perchè, a cedere il posto avrebbe dovuto essere Sabrina Figuccia. Ma l’esponente della Lega, anche in virtù di alcune pieghe del regolamento, non può essere rimossa dall’incarico in quanto subentrata in corsa ad Alessandro Anello, divenuto nel frattempo assessore. Al sindaco l’onere di cercare l’ago nel pagliaio per uscire dall’impasse. Le scadenze chiamano e il Consiglio Comunale dovrà essere pronto. Altrimenti, come già avvenuto in queste settimane, si rischia la paralisi.