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Il trionfo del "cacocciolo”

“Carciofo di Cerda”, il principe della biodiversità agroalimentare

martedì 28 Aprile 2026

Chissà se a Cerda il sentirsi cacocciolo è più una sublimazione di vera e palese arroganza o soltanto espressione identitaria ai massimi livelli di un’intera comunità? In fin dei conti parliamo di un fazzoletto di terra che da quasi mezzo secolo registra numeri rilevanti. Nello specifico si è al cospetto di più di 200 produttori con un fatturato che ha superato già nel 2025, i 20 milioni di euro all’anno. Si dice che i numeri non abbiano anima, probabile, ma di sicuro i contadini cerdesi ne hanno da vendere, perchè senza passione non si raggiungono certi traguardi.

A proposito di traguardi e successi, si è da poco conclusa la sagra del carciofo spinoso di Cerda, una kermesse, giunta al suo 44° appuntamento, dal nome suggestivo “Cynara Fest” che vede appunto come protagonista proprio il carciofo declinato nelle sue tante sfaccettature e declinazioni.

Prima di fare una panoramica generale su questa quarantaquattresima edizione del Cynara Fest, facciamo subito un focus sul territorio e quindi riflettori puntati su Cerda, un piccolo comune situato nella zona nord-est rispetto a Palermo, giunto alla ribalta negli ultimi 50 anni per la presenza di un territorio capace di dar vita ad una biodiversità del tutto singolare, per certi versi presentando delle similitudini con il territorio di Ciaculli, cittadina famosa per il mandarino tardivo. Il territorio in questione è di tipo collinare, viene chiamato “terre di Himera” e si tratta nello specifico di un areale di circa 700 ettari che trova la sua collocazione geografica tra i confini con le madonie e il mare. Un territorio tutto adibito alla coltivazione di carciofo spinoso (cosiddette carciofaie) che ha reso celebre il paese di Cerda in tutta la Sicilia e non solo, glorificando la stessa cittadina con l’appellativo di capitale del carciofo. Simbolo di una comunità intera, il carciofo di Cerda ha delle proprietà che lo rendono riconoscibile e unico, scopriamo insieme quali. Innanzitutto il carciofo cerdese presenta un’intensa pigmentazione violacea, segno indiscusso di qualità nutrizionali di alto livello. E’ riconosciuto che proprio nella varietà del carciofo cerdese, ci sia un’alta percentuale di antiossidanti.

L’aspetto organolettico importante è la poca presenza della cosiddetta barba o fieno del carciofo, rendendo l’ortaggio dolce e tenero ma allo stesso tempo dotato di una sua struttura corposa. Chi degusta delle pietanze a base di carciofo cerdese, infatti rimane colpito proprio da quest’ultimo aspetto palatale. Facendo un passo indietro verso il Cynara Fest, dalla sua prima edizione nel lontano 1982, battezzata allora con il nome di sagra o festa del carciofo, non è cambiato molto tranne il riconoscimento di una certezza, ovvero che il carciofo per Cerda e i cerdesi sia non solo un giacimento culturale sia produttivo che socio-economico, ma anche una ricchezza che assume un forte valore prospettico soprattutto per le nuove generazioni.

L’edizione del 2026 conclusasi proprio nella giornata di domenica 26 Aprile, ha toccato il punto più alto nella giornata della liberazione quando in Piazza La Mantia, i bersaglieri hanno intonato l’inno nazionale e di fatto decretato intorno alle 13.00 l’apertura delle degustazioni gratuite presso gli stand. Aspetto fondamentale della sagra è il coinvolgimento diretto delle aziende quasi tutte coinvolte non solo nella coltivazione dell’ortaggio ma anche nella sua trasformazione in pietanze tipiche a base di carciofi. Un ponte diretto dalla terra alle tavole in un clima di festa e musica dal vivo che unisce curiosi, appassionati, famiglie e turisti, tutti viaggiatori del gusto pronti a far trionfare il principe di Cerda “u cacocciolo”.

Una riconciliazione con il tessuto rurale che sa di comunità che accoglie, valore sempre più raro oggigiorno e che nel giorno della liberazione assume quel sapore di libertà, dolce come il retrogusto che il carciofo lascia in bocca.

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