Condividi

Caro Toto, eccome se ci avevi visto lungo…

lunedì 28 Febbraio 2022

Se c’è una cosa che mi fa stare bene, quella è la musica: non ho mai fatto segreto di essere un musicista, oltre a fare lo Speaker radiofonico. Per la precisione, ho all’attivo ben trent’anni di attività musicale: forse per il principio secondo cui “Dio li fa e poi li accoppia”, anche la mia compagna è nel ramo musicale, sebbene lei sia una cantante, anche parecchio brava a dire il vero.

Ebbene: la storia che vi racconto quest’oggi parte proprio davanti al pianoforte, qualche notte fa. Il tempo che abbiamo a disposizione è veramente esiguo, e spesse volte troviamo (soltanto) dopo cena il tempo per suonare, cantare, allenarci ed esercitarci, continuando – con volumi davvero “ragionevoli” (e con una buona dose di isolamento acustico!) – fino ad ora decisamente tarda. È anche piacevole: è un modo per rilassarsi dopo una giornata trascorsa con la voglia di lanciare improperi contro tutto e tutti.

Tra i vari brani che, qualche sera fa, abbiamo deciso di provare, ne è saltato fuori uno a cui sono particolarmente legato: parlo di “Figli”, del bravissimo Toto Cutugno, che, come praticamente quasi sempre nella sua carriera musicale, quell’anno arrivò secondo a Sanremo proprio presentando questa canzone. Correva l’anno 1987, e questo equivale a dire che sono passati trentacinque anni: provando la canzone, cantandola, suonandola, resto di sasso ascoltando una parte del testo.

“Figli russi e americani, col potere tra le mani, rischiamo tutti la pelle”.

La mia mente non può non andare ai terribili venti di guerra che soffiano minacciosi in queste settimane: in particolare, però, mi chiedo cosa sia cambiato in questi trentacinque anni. Siamo ancora qui a parlare di conflitti, di bombardamenti, di guerre, e c’è chi azzarda improbabili allarmismi parlando di “Terzo Conflitto Mondiale”.

Mi accorgo che scende una lacrima: un po’ per la canzone ed i ricordi che si porta, inevitabilmente appresso, ma anche per la miseria umana con cui dobbiamo avere a che fare. Siamo nel 2022 e siamo ancora qui a parlare di guerra, come fossimo nel 1200, come i trogloditi, come se la guerra fosse l’unico modo per vincere i giochi di potere a cui i “Potenti” ci hanno ormai abituato. E noi, siamo lì, a rischiare di tutto per dinamiche più grandi di noi, come pedine tra le mani di chi muove i fili del mondo nella Stanza dei Bottoni.

E allora si, caro Toto, ci avevi visto davvero lungo: “figli russi e americani, col potere tra le mani, rischiamo tutti la pelle”. E la rischiamo perché gli esseri umani non sono ancora stati in grado di imparare qualcosa dai loro stessi errori. E ti assicuro che è davvero svilente…

Questo articolo fa parte delle categorie:
Condividi
ilSiciliaNews24

Decreto “svuota-carceri”, Pino Apprendi: “L’urlo dei detenuti, che la pena sia umana” CLICCA PER IL VIDEO

Con Pino Apprendi, garante dei detenuti del Comune di Palermo abbiamo analizzato e valutato in base all’esperienza delle carceri palermitane il Dl 92/2024, approvato dal Consiglio dei Ministri il 3 luglio 2024 in risposta all’emergenza carceraria.

BarSicilia

Bar Sicilia, Lagalla: “La ‘Santuzza’ offre a Palermo la motivazione per dare di più” CLICCA PER IL VIDEO

Il primo cittadino di Palermo ricorda l’importanza del 400° festino e al di là della valenza storica, coglie ancora una volta di più l’occasione e l’opportunità per motivare i palermitani ad essere persone e cittadini migliori.

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.