Il ciclone Harry, una tempesta mediterranea di eccezionale intensità che ha investito tra il 18 e il 22 gennaio Sicilia, Sardegna e Calabria, ha lasciato dietro di sé una scia di devastazione senza precedenti, infrastrutture costiere spazzate via, strade e ferrovie interrotte, porti e attività produttive danneggiate, soprattutto agricole e turistiche, colpite duramente, e una grave emergenza abitativa aggravata dalla frana nel comune di Niscemi, nel Nisseno, dove centinaia di famiglie sono state sfollate e interi quartieri rischiano di essere dichiarati inagibili.
Le prime stime parlano di danni complessivi per oltre 2 miliardi di euro nel Sud Italia, con la Sicilia che registra la quota più alta, intorno a 1,5 miliardi secondo alcune valutazioni regionali, inclusi 740-750 milioni solo per infrastrutture e mancati introiti. In Sardegna e Calabria le cifre si attestano rispettivamente su centinaia di milioni, con erosione costiera, allagamenti e blackout diffusi. Nonostante l’assenza di vittime il disastro evidenzia la vulnerabilità crescente dei territori meridionali agli eventi climatici estremi, amplificati dal cambiamento climatico.
Un vento furioso si è anche abbattuto sulle campagne siciliane, sradicando alberi di arance centenari, allagando vigneti e serre, e lasciando dietro di sé un tappeto di fango e detriti che inghiotte interi raccolti. Le stime preliminari parlano di danni agricoli in alcune colture in particolare e in zone circoscritte, come abbiamo già visto, carciofeti nella zona della Piana di Catania e nell’area del Nisseno, allagamenti in alcuni seminativi pianeggianti dovuti all’esondazione di torrenti e fiumi, con il conseguente apporto di fanghiglia nei terreni ma soprattutto danni sulle infrastrutture irrigue.
In un Paese dove l’agricoltura non è solo economia, ma tradizione e vita quotidiana, un’emergenza del genere rischia di mettere in ginocchio migliaia di famiglie e imprese.
In questo contesto di urgenza, Giuseppe Lupo eurodeputato del Partito Democratico ha annunciato l’iniziativa della delegazione italiana del PD, ovvero un’interrogazione prioritaria alla Commissione Europea, firmata da tutti i deputati dem italiani, per sollecitare l’attivazione immediata di fondi e strumenti di assistenza UE a Sicilia, Sardegna e Calabaria, a seguito dei danni provocati dal ciclone Harry.
“Siamo di fronte a un’emergenza senza precedenti che ha colpito duramente infrastrutture, attività produttive, servizi essenziali e la mobilità. A questo punto e’ necessario far bene, ma far presto. Per quantificare i danni in primis, per chiedere l’attivazione del fondo di solidarietà europeo, ma è anche necessario che il governo italiano chieda all’Unione Europea la riapertura dei termini del regolamento Restore, termini scaduti il 31 dicembre 2025, per poter disporre di risorse, di finanziamenti europei aggiuntivi, per tutti quei danni provocati dal ciclone, compresa la frana di Niscemi“.
Un esito che dipenderà dai 27 Stati membri, “la prima a farsi avanti in questo caso deve essere l’Italia”.
“E’ necessario che tutte le istituzioni regionali, nazionali ed europee collaborino per trovare le soluzioni migliori e nel più breve tempo possibile”.
Le immagini che arrivano da Niscemi lasciano senza parole e raccontano, ancora una volta, la fragilità dei nostri territori e il prezzo altissimo che pagano le comunità locali di fronte all’emergenza climatica.
L’interrogazione pone quattro precisi quesiti alla Commissione. Se sussistono le condizioni per attivare il Fondo di Solidarietà europeo, ovvero un fondo che interviene per catastrofi naturali con soglie minime di danno e altri strumenti finanziari europei a sostegno degli interventi di emergenza e ricostruzione. Se intende sostenere l’attivazione del Meccanismo di Protezione Civile dell’Ue, per rafforzare la capacità di risposta immediata sui territori colpiti. Se ritiene opportuno proporre una modifica del Regolamento Restore (sostegno regionale di emergenza per la ricostruzione), per estendere l’assistenza supplementare agli Stati membri colpiti da catastrofi naturali. Infine, si chiede quali ulteriori misure la Commissione prevede di adottare, in coordinamento con le autorità italiane, per il ripristino e la messa in sicurezza delle infrastrutture essenziali, nonché per rafforzare la resilienza di questi territori agli eventi climatici estremi nel medio e lungo periodo.
Lupo conclude con un appello chiaro: “E’ importante che l’Unione europea sia al fianco delle comunità colpite, non solo nella fase emergenziale, ma anche nella ricostruzione e nella prevenzione“.
Una richiesta e un monito a nome di tutte quelle famiglie che si sono trovate all’improvviso in difficoltà, un’incentivo che dia un’aiuto concreto.
Ma cosa è il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea e cosa prevede?
Si tratta di uno strumento finanziario istituito nel 2002 per esprimere la solidarietà verso gli Stati membri e i paesi in fase di adesione, colpiti da catastrofi naturali o, dal 2020, da emergenze sanitarie. Nato in risposta alle devastanti inondazioni dell’Europa centrale del 2002, ha erogato finora oltre 8 miliardi di euro per più di 120 crisi, supportando 24 Stati membri e alcuni paesi candidati.
Il Fondo interviene solo in caso di catastrofi “gravi”, definite dal Regolamento (CE) n. 2012/2002 come modificato nel tempo, l’ultimo consolidato nel 2020 con delle soglie precise. Interviene, quindi, su anni diretti stimati superiori a 3 miliardi di euro, oppure danni superiori allo 0,6% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) dello Stato membro colpito.
Per gli eventi che colpiscono una regione o più regioni di uno stesso Stato, come in questo caso specifico, la soglia si applica a livello nazionale, ma possono essere considerate anche “catastrofi regionali gravi” con una soglia ridotta all’1,5% del PIL regionale. Il Fondo quindi copre danni diretti causati da eventi come alluvioni, tempeste, frane, terremoti, incendi boschivi estesi o cicloni. Tuttavia, non è pensato per emergenze immediate, ma per la ricostruzione e il ripristino post-catastrofe, ovvero riparazione di infrastrutture essenziali, strade, ponti, porti, reti idriche o elettriche, ripristino di servizi pubblici, assistenza alla popolazione, inclusa emergenza abitativa, misure di prevenzione futura e ricostruzione di attività produttive, agricoltura inclusa.
Il Fondo di Solidarietà dell’Unione Europea può contribuire, quindi, indirettamente anche a mitigare in un certo senso i danni all’agricoltura causati da catastrofi naturali. Come?
Con il ripristino immediato di infrastrutture essenziali, come strade rurali, ponti, reti idriche, canali di irrigazione, dighe, sistemi di drenaggio, porti e strutture per l’energia/acqua che servono anche l’agricoltura. Più nello specifico per la pulizia delle aree colpite, inclusi i terreni agricoli allagati o franati, fornitura di alloggi temporanei e servizi di soccorso alla popolazione, una misure di prevenzione futura per rafforzare la resilienza.
Queste operazioni supportano indirettamente l’agricoltura in quanto ripristinando le strade e i canali di irrigazione danneggiati, si permette il ritorno alle attività produttive, pulendo e mettendo in sicurezza terreni agricoli franati o allagati, si riducono così contemporaneamente perdite future e si accelera la ripresa delle coltivazioni.
In casi di siccità o inondazioni estese, il fondo ha finanziato interventi (come in esempi recenti in Romania 2022 o Emilia-Romagna 2023) che hanno aiutato indirettamente il settore primario, inclusa la riparazione di infrastrutture idriche vitali per l’irrigazione.
Dunque, sebbene non sia la fonte primaria per l’agricoltura, può intervenire in situazioni di emergenza. Inoltre, si tratta di un fondo supportato anche attraverso altri strumenti, Feaga (sostegno al reddito) da una parte e il Feasr (sviluppo rurale) dall’altra, che intervengono per coprire, invece, i danni ordinari e la resilienza del settore agricolo.
Il Fondo europeo agricolo di garanzia, per esempio, finanzia interventi diretti per sostenere il reddito degli agricoltori, specialmente in momenti di crisi di mercato, mentre il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale sostiene la prevenzione e il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato.
Una serie di aiuti che l’Unione europea può decidere di erogare in casi eccezionali.
E mentre si attendono le risposte di Bruxelles e le decisioni del governo italiano, resta il dato più evidente, il ciclone Harry non è stato solo un evento meteorologico eccezionale, ma l’ennesimo campanello d’allarme sulla fragilità strutturale di ampie aree del Paese. La ricostruzione non potrà limitarsi a riparare ciò che è stato distrutto, ma dovrà diventare l’occasione per investire seriamente in prevenzione, sicurezza del territorio e adattamento climatico.
Perché senza interventi strutturali e una visione di lungo periodo, il rischio è che ogni nuova emergenza si trasformi, ancora una volta, in una tragedia annunciata.




