Scoppia un nuovo caso politico nella coalizione a sostegno di Roberto Lagalla. Motivo del contendere sono stati i sei ordini del giorno alla prima variazione di bilancio di questo 2026. I meloniani, infatti, hanno deciso di votare contro agli atti in questione. Una decisione che i gruppi d’opposizione ricollegano a scontri nella maggioranza sul referendum.
FdI vota contro agli odg, il resto della maggioranza a favore
Gli ordini del giorno alla prima variazione di bilancio di questo 2026 hanno riguardato una pluralità di temi: dalla tutela dei lavoratori della compagnia Italo-Belga alla salvaguardia delle aree verdi, passando per il museo liberty di Villa Deliella. A guidare il fronte contrario agli odg è stato il capogruppo Giuseppe Milazzo. Una linea di partito seguita dagli altri tre meloniani presenti in aula: Tiziana D’Alessandro, Germana Canzoneri e Teresa Leto.
Tuttavia, FdI è rimasta isolata su questa posizione. “A noi non interessa cosa votate, andiamo avanti“, ha urlato dentro Sala Martorana il neo-capogruppo di Generazione Palermo Domenico Bonanno. Uno di quelli che, nel passato recente, era stato accostato proprio al gruppo meloniano dopo aver lasciato la DC. Risultato: gli atti sono stati approvati a maggioranza dei presenti.
La frattura nel centrodestra resta. Un episodio che segue ad altri due momenti critici registrati in questo mese di marzo. Prima il tentantivo di stoppare l’ordine del giorno sull’aumento della capienza dello stadio Renzo Barbera, fallito da Antonio Rini, e poi la polemica a distanza emersa sulla vertenza Asacom fra il capogruppo di FdI Giuseppe Milazzo e il capogruppo di Lavoriamo Per Palermo Dario Chinnici.
Le opposizioni: “FdI vuole tutti allineati sul referendum”
Uno scontro notato dai gruppi d’opposizione. Gli esponenti del fronte civico e progressista hanno inviato una nota congiunta con la quale danno una spiegazione precisa a quanto sta succedendo nella coalizione del sindaco Roberto Lagalla. “Fratelli d’Italia ha scelto di votare contro tutti gli ordini del giorno, non per il merito dei contenuti, ma per la sola presenza tra i firmatari di esponenti della maggioranza che hanno espresso posizioni diverse rispetto al referendum. Una scelta che segna un precedente preoccupante e che conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che non siamo di fronte a un referendum tecnico, ma a un voto fortemente politico“.
“Riteniamo inaccettabile che si arrivi a utilizzare, anche implicitamente, una logica di ‘dentro o fuori’ dall’Amministrazione per imporre una linea politica su un tema così delicato – aggiungono gli esponenti di PD, M5S, “Oso”, AVS e Gruppo Misto -. È un segnale preoccupante per la qualità della democrazia e per il rispetto delle istituzioni locali. La libertà di voto non è un dettaglio né una variabile negoziabile: è un principio fondamentale, un presidio democratico irrinunciabile che non può essere sacrificato a logiche di appartenenza o a imposizioni dall’alto. Proprio per questo riteniamo ancora più evidente come dietro questo referendum si giochi una partita politica ben più ampia, che si aggiunge alle ragioni già consolidate del nostro voto contrario“.




