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L'audizione in I Commissione

Comuni montani, ecco i nuovi criteri: chi entra e chi esce in Sicilia

lunedì 23 Febbraio 2026

Eppur qualcosa si muove. Dopo il silenzio assordate delle scorse settimane, l’Ars accende i riflettori sulla nuova classificazione dei Comuni montani, rivista dal Governo nazionale già da settembre dello scorso anno (CLICCA QUI). In parte complice l’assenza di un assessore regionale agli Enti locali, gli incontri e le interlocuzione in sede di Conferenza Unificata, convocata dal ministro al ramo Roberto Calderoli, erano passati in secondo piano tra i confini isolani, in contrapposizione al resto del Paese, dove invece il tema ha catturato l’attenzione dei media e delle istituzioni (CLICCA QUI).

Una condizione controversa su cui ha deciso di fare luce la I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. Un momento importante soprattutto per i Comuni entrati all’interno di questa lista e che quindi potranno usufruire del Fondo sviluppo montagne italiane (Fosmit), ma anche per gli Enti locali penalizzati dalle nuove linee guida e che da oggi dovranno fare a meno di un bacino di risorse pensato ad hoc per intervenire e migliorare i servizi offerti alla cittadinanza e contrastare le criticità tipiche che colpiscono le aree montane, dallo spopolamento all’occupazione.

L’audizione in I Commissione. Abbate: “Norma che stava passando nel silenzio. Restiamo vigili”

L’audizione si è svolta a Palazzo dei Normanni lo scorso mercoledì, con la partecipazione del capo di gabinetto dell’assessorato della Funzione pubblica e delle Autonomie locali Carmen Madonia. Tra i documenti sul tavolo della I Commissione Affari Istituzionali la nuova bozza dell’articolo 2, contenente i nuovi criteri, la nuova lista dei Comuni montani, tra new entry ed esclusi, il sancito accordo unanime in sede di Conferenza Unifica sulle modalità di prima applicazione dei criteri per la classificazione e la mancata stretta di mano sul Dpcm relativo alla definizione dei criteri.

Ignazio Abbate

Il presidente della Ignazio Abbate ha così spiegato quanto emerso nel corso dell’incontro: “La norma approvata dal Parlamento nazionale in una prima fase, specialmente per quanto riguarda le norme di individuazione dei Comuni, il cosiddetto articolo 2, penalizzava fortemente i Comuni del Sud Italia e in particolare quelli della Sicilia. Un provvedimento che ci ha allarmato, perché la Regione rischiava di essere penalizzata specialmente nell’individuazione delle pendenze dei Comuni, poiché in Sicilia non abbiamo Comuni appartenenti all’interno di zone montane con grandi pendenze. Nel momento in cui si è entrati nella contrattazione, per fortuna, sono stati individuati dei meccanismi correttivi. Ciò ha fatto sì che la nuova stesura dell’articolo 2 sia diventata per la Regione Siciliana un momento di valorizzazione“. 

Il saldo, infatti, è più che positivo: “Escono 22 Comuni, che in realtà non erano Comuni così montani, ma che nel tempo erano stati inseriti – ha spiegato il deputato della DC – mentre ne entrano 57 veramente montani e che da questo provvedimento avranno dei benefici sui servizi essenziali, come servizi medici, incentivi per l’occupazione e per la residenza. Fondi aggiuntivi stanziati dal Governo nazionale per le piccole infrastrutture, per supportare i piccoli Comuni, per la manutenzione, e quindi dare la possibilità di avere più liquidità“.

Abbate è così entrato nel merito del Fosmit: “Già per l’erogazione del 2025, anche se non è stata ancora completata la procedura per l’approvazione definitiva della norma, sarà impiegata la nuova classificazione dei Comuni e quindi 57 Comuni nuovi usufruiranno del beneficio economico. Si tratta di circa 50, 60 70mila euro a Comune. Nella fattispecie di Comuni piccoli o piccolissimi sono somme ingenti e importanti proprio per la vita degli stessi. Restiamo vigili e per questo ho voluto convocare la Commissione, sentendo la dottoressa Madonia, attualmente capo di gabinetto. Sappiamo che in questo momento l’assessore degli Enti locali in realtà è il presidente della Regione, ma voglio ringraziare l’ex assessore Andrea Messina che ha seguito nella prima parte questa controversia con gli uffici e con i funzionari dirigenti dell’assessorato“.

Si può fare ancora tantissimo – ha concluso – la norma si può ancora migliorare, ma già con quella attuale si possono dare risposte importanti alla nostra Regione. Mi sono impegnato e ho anche preso l’impegno con la Commissione e la dottoressa Madonia che nelle prossime settimane, quando ci saranno nuovi sviluppi, riconvocherò la Commissione all’ordine del giorno questa norma, per poter informare tutti i deputati e mettere a disposizione dei singoli sindaci dei Comuni i nuovi sviluppi e le nuove modifiche. Voglio ringraziare ilSicilia.it che si è interessato e ha fatto emergere le problematiche di una norma stava passando nel silenzio più totale. Si apre così un dibattito che per fortuna è positivo, considerando che la Regione Siciliana può avere un ritorno positivo, specialmente per tutti quei piccoli Comuni, che si trovano in gravi difficoltà, delle catene montuose, delle Madonie, dei Nebrodi, ma anche della provincia di Agrigento e di Caltanissetta“.

Chi entra e chi esce

Ma cerchiamo dunque di capire quali Comuni siciliani entrano e quali da oggi saranno esclusi. 

Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Roberto Calderoli
Roberto Calderoli

La storica classificazione che include 4mila Comuni, di cui 101 siciliani, in base alle primissime indicazioni, è stata drasticamente ridotta a 2.800 Comuni. Un dibattito che ben presto si è trasformato in uno scontro tra Alpi e Appennini, e in particolar modo tra le proposte contrapposte avanzate da un lato dalla Valle d’Aosta e dall’altro dalla Calabria. Durante l’ultimo incontro questi criteri sono stati ritoccati, portando l’elenco dei Comuni a 3.715, di cui ben 217 siciliani.

Tante sono dunque le new entry. La provincia ad aver avuto maggiori benefici è quella Palermitana, con ben 16 nuovi Comuni: Alia; Bolognetta; Campofelice di Fitalia; Casteldaccia; Cefala Diana; Cerda; Ciminna; Cinisi; Lercara Friddi; Roccamena; Roccapalumba; San Cipirello; Sciara; Termini Imerese; Ventimiglia di Sicilia; Villafrati. 

Segue il Nisseno con 13: Acquaviva Platani; Bompensiere; Caltanissetta; Delia; Marianopoli; Milena; Montedoro; San Cataldo; Santa Caterina Villarmosa; Serradifalco; Sutera; Vallelunga Pratameno; Villalba.

Seguono a ruota la zona etnea, con 9 Comuni (Caltagirone; Grammichele; Mascalucia; Militello in Val di Catania; Mirabella Imbaccari; San Cono; San Michele di Ganzaria; San Pietro Clarenza; Viagrande), 8 nell’Agrigentino (Alessandria della Rocca; Canicattì; Castrofilippo; Grotte; Lucca Sicula; Racalmuto; Sambuca di Sicilia; Santa Elisabetta) e 7 nel Messinese (Ficarra; Forza d’Agrò; Gallodoro; Gioiosa Marea; Librizzi; Montagnareale; Sant’Angelo di Brolo).

Dentro anche 3 Comuni dell’Ennese (Barrafranca; Pietraperzia; Valguarnera Caropepe), mentre il solo Comune di Vita rappresenta la provincia di Trapani.

Proprio quest’ultima, infatti, risulterebbe l’unica zona maggiormente penalizzata, considerando gli 8 Comuni esclusi (Buseto Palizzolo; Castellammare Del Golfo; Custonaci; Erice; Favignana; Pantelleria; San Vito Lo Capo; Valderice). Di più solo nel Messinese con 10 Comuni tagliati fuori (Barcellona Pozzo di Gotto; Gaggi; Giardini Naxos; Lipari; Malfa; Messina; Roccalumera; Rodì Milici; Santa Marina Salina; Taormina). Tra i 22 esclusi anche due Comuni nel Palermitano (Palermo; Pollina) e uno rispettivamente per il Catanese (Calatabiano) e per il Siracusano (Carlentini).

I nuovi criteri

Ma da cosa nasce questa classificazione? La nuova lista prevede dei criteri ben precisi.

L’ultima riscrittura definisce Comuni montani coloro che prevedono almeno uno dei seguenti punti: almeno il 20% della superficie del territorio comunale al di sopra di 600 metri di altitudine sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline, e almeno il 25% della superficie del territorio comunale con pendenza superiore al 20%, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 350 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline, e almeno il 5% della superficie del territorio comunale con pendenza superiore al 20%, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 400 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; altitudine massima pari o superiore a 1200 metri sul livello del mare; i Comuni con altitudine media della superficie del territorio comunale pari o superiore a 300 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline, appartenenti a Province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri, riconosciute ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 7 aprile 2014, n. 56, o della normativa regionale vigente alla data di entrata in vigore della legge 12 settembre 2025, n. 131.

Sono altresì classificati come montani: i Comuni che confinano esclusivamente con uno o più Comuni che soddisfano almeno uno dei criteri di cui comma 1, oppure con i suddetti Comuni e uno Stato estero oppure con uno Stato estero, purché l’altitudine media della superficie del territorio comunale sia pari o superiore a 200 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline; i Comuni appartenenti a un gruppo di Comuni tra di loro confinanti, fino a un numero massimo di cinque, ciascuno con altitudine media pari o superiore a 200 metri sul livello del mare, al netto delle superfici di laghi, lagune, valli da pesca, stagni, saline, a condizione che il gruppo di Comuni sia completamente circondato da Comuni che soddisfano almeno uno dei criteri di cui al comma 1, oppure da tali Comuni e uno Stato estero, oppure da uno Stato estero.

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