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La riflessione

Cosa ci dice il voto del referendum

mercoledì 25 Marzo 2026
Elio Sanfilippo

Di Elio Sanfilippo

Sbollita da parte del centrodestra l’amarezza e la delusione per la sconfitta subita e sbollito l’entusiasmo e la soddisfazione per la vittoria riportata dal centrosinistra, è tempo di aprire una riflessione sul significato del voto e le indicazioni espresse dall’elettorato.

Peraltro è stata una brutta campagna elettorale in cui è prevalsa più la continuazione dello scontro politico tra i partiti da tempo in atto che l‘impegno a spiegare gli elementi positivi o le parti negative che questa legge conteneva non aiutando così l’elettore, con una pacata informazione, a farsi un’idea compiuta e decidere conseguentemente.
Alla fine, poi, quando da parte dei sostenitori della legge si è confessato candidamente che questa non era la riforma della giustizia e non avrebbe risolto nessuno dei problemi e delle criticità che travagliano la giustizia italiana si è alimentato il sospetto e la preoccupazione che, in varie forme, la legge si presentava come un atto punitivo nei confronti dei magistrati.

Paradossalmente un contributo serio sul piano delle informazione e della spiegazione dei meccanismi procedurali previsti dalla legge e la sottolineatura degli elementi positivi che la stessa conteneva è venuta da quelle personalità provenienti dalla sinistra , la cosiddetta “Sinistra per il Sì”, ritenendo che questa proposta della separazione delle carriere, oltre ad essere nei programmi della sinistra storica, era un modo, nonostante alcuni limiti che presentava, per smuovere le acque e che poteva aiutare la riforma più generale. Un impegno che entrava nel merito delle questioni, rifuggendo da illazioni e deformazioni provenienti da entrambi gli schieramenti, un impegno che non poteva essere scambiato, e in alcun modo strumentalizzato, come un’adesione alla politica del centro destra. Un contributo che, però, non ha dato i frutti sperati.

Una verità che emerge dal voto è che quando si tocca la Costituzione, peraltro a colpi di maggioranza, negli italiani, e di tutti i ceti sociali, scatta un campanello di allarme e la preoccupazione di una regressione sul terreno dei diritti civili e dell’equilibrio dei poteri.
Così è stato in precedenti occasioni, pensiamo al referendum sulla cosiddetta riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi, alla guida di un governo di centro sinistra, e anche quella sonoramente bocciata dagli elettori.

Dopo questo voto, inoltre, vi è il rischio che alla fine della “questione giustizia” non si parli più e venga archiviata in attesa di tempi migliori. E così i cittadini continueranno a soffrire, e non solo loro ma anche gli operatori del settore, i disagi e le criticità della Giustizia, la lungaggine dei processi, gli eccessivi costi divenuti insopportabili per i cittadini meno abbienti e alimentando così la sfiducia nelle istituzioni. Sarebbe invece auspicabile, alla luce del risultato referendario, che si riapra la discussione e il confronto e che su un tema così delicato non si vada più avanti a colpi di maggioranza come anche il continuare a prendere a morsi la Costituzione.
È auspicabile che invece si lavori a un confronto proficuo fra le forze politiche aperto alle rappresentanze dei magistrati, agli operatori del diritto, alle forze sociali. Alla fine è probabile che possa emergere che anche la “separazione delle carriere” se inserita in una riforma della Giustizia condivisa dall’intero Parlamento e dalle diverse rappresentanze della società, a cominciare dalla magistratura, non è una eresia ma potrebbe contenere una sua validità.

Si tratta in sostanza di ripristinare uno “spirito costituente” che rassicuri gli italiani sulla bontà di un provvedimento così importante e delicato per i cittadini.
Non si può negare, infine che sul voto abbiano pesato questioni più specificamente politiche che pongono problemi ad entrambi gli schieramenti anche se di natura diversa.

Il contesto internazionale, infatti, non ha favorito il centro destra. Molti italiani sono preoccupati per quello che sta accadendo nel mondo e per quello che ancora di drammatico potrebbe accadere. Prima l’Ucraina, poi la Palestina e infine l’Iran. Pur non avendo la maggioranza degli italiani alcuna simpatia per Putin, per i terroristi di Hamas né per il regime degli ayatollah, essi non condividono il modo con cui si muove Donald Trump con i bombardamenti a tappeto che non risparmiano donne e bambini, anziani e malati. E non apprezzano neanche la subalternità e il vassallaggio mostrato dal governo italiano e dalla presidente del consiglio nei confronti di Trump che peraltro continua a trattare l’Italia e l’Europa come una colonia. Altra stoffa, altra caratura quel Craxi che a Sigonella si fece rispettare impedendo la tracotante prevaricazione tentata dal potente alleato americano.
Gli italiani, inoltre, non solo avvertono il pericolo di essere coinvolti in una terribile guerra a cui sono estranei ma avvertono sulla loro pelle e sulle loro tasche le conseguenze di questa guerra quando vanno al supermercato o al distributore di benzina.

Altro dato di riflessione per il centro destra è che una poderosa spinta al NO è venuta dalle regioni meridionali, in particolare Sicilia, Campania e Calabria, dove soprattutto nelle ultime due regioni ha potuto contare su un lago consenso elettorale. Non è estraneo al voto espresso il disagio sociale che il mezzogiorno sta vivendo sia in termini di lavoro che manca sia per la scadente qualità della vita, e non a caso gran parte del voto giovanile si è espresso per il No anche forma di protesta per le condizioni sociali in cui si è costretti a vivere nel Sud.

Sulla altra sponda il voto non solo ha premiato il centro sinistra ma anche la stessa campagna elettorale condotta all’insegna dell’unità delle forze progressiste ha rafforzato il progetto della costruzione del “campo largo” come schieramento alternativo di governo al centro destra. Questo però non deve spingere ad una errata valutazione che la vittoria del NO si possa riprodurre meccanicamente sulle elezioni politiche che obbediscono ad altre logiche ad altri interessi e ad altre motivazioni. Inoltre mentre si costruisca il campo largo bisognerà anche chiarire cosa si vuole seminare in questo campo e quali frutti di pensa di raccogliere e da offrire agli italiani. “Intelligenti Pauca”.

Chiudiamo con una nota positiva che ci consegna questo referendum: una ripresa massiccia della partecipazione dei cittadini al voto, in particolare delle nuove generazioni. Speriamo che non sia un fatto episodico e invece sia una inversione di tendenza, ma molto dipenderà dalla qualità e dalla credibilità che la politica saprà offrire.

 

 

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