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De Luca: “Il no al Ponte sullo Stretto è un delitto di Stato consumato nel 2012”

venerdì 4 Giugno 2021

“Il Ponte sullo Stretto? Tra 15-20 anni non servirà più perché la Sicilia si unirà alla Calabria per il fenomeno dello scivolamento”. Lo ha dichiarato il sindaco di Messina, Cateno De Luca, a margine del convegno “Infrastrutture al Sud e Ponte sullo Stretto – Quali e quanti benefici…? organizzato dal Rotary Club Messina, Kiwanis Distretto Italia – San Marino, Associazione Centro Studi Diodoro e E-Campus Università”. Il primo cittadino di Messina non fa mistero della sua delusione per il mancato inserimento della realizzazione del Ponte nel Recovery Plan e parla di “delitto di Stato” nei confronti del Meridione.

“Proprio stanotte – ha detto De Luca – nel corso dell’ennesima riunione di Commissione è stata definita la relazione per evidenziare gli elementi scientifici che portano ahimè alla non realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Da tempo assistiamo al cosiddetto Festival delle fesserie sul Ponte e ciò che è emerso qualche ora fa è veramente inverosimile, cioè tra 15/20 anni non oltre la Sicilia si unirà alla Calabria e dunque il Ponte non è più necessario realizzarlo, per cui questi convegni diventano inutili. Ecco perché le nostre iniziative politiche insieme a questi convegni diventano addirittura un incubo”. 

“Intendo esprimere il mio pensiero sotto il profilo politico e per certi aspetti socio – economico, non mi permetto di entrare nel merito degli aspetti tecnici. Sotto il profilo politico dico che quest’opera rappresenta un delitto di Stato, nel momento in cui una legge cancella con il governo allora Monti ciò che era stato fatto concretamente perché eravamo quasi ormai all’apertura dei cantieri. Un provvedimento anomalo collegato ovviamente ai poteri forti dell’Europa del nord cioè a quelli che sono i poteri forti legati alla potenza e alla politica dei loro porti che riescono ad intercettare le merci provenienti dal canale di Suez, a noi mancano le infrastrutture ferroviarie, l’alta velocità che consentono ai nostri porti di diventare punti di riferimento e di conseguenza non siamo nelle condizioni di potere fare una sana concorrenza al nord Europa. Per cui è chiaro che c’è un interesse forte che si è sostituito a quello che nel 2006 aveva portato a coniare definitivamente il corridoio Berlino- Palermo”.

“Tornando a casa nostra, in Parlamento abbiamo un ‘pugno di ascari’ dal punto di vista politico, e mi riferisco alla nostra rappresentanza meridionale – continua De Luca -, la quale superato lo Stretto si consegna al nemico, e per me chi continua ad agire contro la realizzazione del Ponte io lo considero un nemico, io da siciliano dico che è nemico della Sicilia e del meridione. Perché questo Meridione non si organizza? Perché si parla di Ponte solo qualche anno prima delle elezioni fatte le elezioni il tema scompare, il silenzio totale. E’ indispensabile quindi mostrare la nostra forza meridionalista che declini in termini chiari ciò che è necessario per il Sud ma ad oggi ancora non si è riusciti. Lo scandalo a cui abbiamo assistito di recente con il Recovery plan è che il Ponte non si poteva inserire perché non previsto nel cronoprogramma relativo al collaudo di questa infrastruttura. Di conseguenza noi riceviamo dall’Europa quasi 200 miliardi perché esiste il Meridione e visto che siamo quella parte più ‘sgarrupata’ ci riconoscono delle risorse per tentare il livellamento socio-economico per il divario socio economico tra nord e sud. Quindi il 70 per cento di quelle risorse sono state assegnate perché c’è il Meridione”.

“Si vantano di averci attribuito il 40 per cento di queste risorse – conclude De Luca -, ma non è così e bisogna dire che ci sono a monte progetti già coperti da appositi finanziamenti FSC eccetera, che sono stati definanziati e rimessi in circolazione in quel 40 per cento, e quindi a mala pena del Recovery plan se arriverà a noi, circa il 15%, è già una fortuna. Questo è il trattamento che hanno riservato al Sud. Quindi, si sono inventati il ‘fondino’, e su questo già ho scritto una nota al presidente Draghi chiedendo di estrarre quelle opere che appositamente non rientrano nel 2026 per attuare un’operazione diversa a carico dello Stato, peccato che in quel fondino non hanno introdotto il Ponte di Messina e tutto continua serenamente a tacere con un velo pietoso di pressapochismo. Noi sicuramente, dobbiamo organizzarci perché questa impostazione non ha dato risultati. Certamente non mi riferisco all’aspetto tecnico dell’opera, è ovvio che vado già oltre, la questione è politica che deve farsi carico di risolvere questa vergogna di Stato. Ad un delitto di Stato che si è consumato nel 2012 è necessaria una reazione di popolo del Meridione al fine di essere livellati ad avere tutte le opportunità per essere competitivi. Basta ad essere lì pronti a chiedere con il cappello in mano”.

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