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Analisi del report "Ero Straniero 2025"

Decreto Flussi, un sistema da rifare: tra visti negati e permessi fantasma, la Sicilia perde lavoratori e imprese

sabato 21 Febbraio 2026

Dossier “Ero Straniero 2025”: in Italia e nell’Isola il sistema d’ingresso è un labirinto senza via d’uscita

 

Il report “Ero Straniero 2025” scatta un’istantanea impietosa del sistema di gestione dei flussi migratori in Italia, rivelando un meccanismo che, anziché favorire la legalità e l’efficienza economica, sembra quasi progettato per produrre irregolarità.

Il monitoraggio dei decreti flussi 2023-2024 evidenzia una realtà inconciliabile: a fronte di un mercato del lavoro che reclama disperatamente manodopera, la burocrazia risponde con tassi di successo irrisori, che nel 2024 sono scesi sotto la soglia dell’8% per quanto riguarda i contratti effettivamente sottoscritti.

La campagna Ero Straniero nasce nel 2017, promossa da una rete di organizzazioni, laiche e religiose, impegnate a imporre nel dibattito pubblico il tema della gestione dei flussi migratori e la necessità di una riforma. Il primo risultato è stato una proposta di legge di iniziativa popolare depositata alla Camera dei deputati il 27 ottobre 2017, con oltre 90.000 firme raccolte in sei mesi di grande mobilitazione in tutto il paese. La proposta, nella XVIII legislatura, è stata discussa in commissione affari costituzionali alla Camera, ma senza arrivare all’approvazione finale.
Con la nuova legislatura, la pdl popolare ha perso la sua validità. Oltre al lavoro di pressione sulla pdl, Ero straniero è da sempre impegnata nell’analisi delle politiche in materia di immigrazione e degli interventi di governo e parlamento, mettendo a disposizione dati e contributi alla stampa e a chiunque voglia approfondire il tema. Fondamentale, poi, l’attività di scambio e confronto con lavoratori e lavoratrici, mondo produttivo, decisori politici, terzo settore.

La campagna nel 2023 è entrata in una nuova fase, per superare una normativa inefficace con interventi legislativi che assicurino una gestione dei flussi migratori più efficace e rispettosa di diritti e garanzie. E per affermare una nuova narrazione del fenomeno migratorio che scardini l’approccio inefficace, inutilmente rigido e sicuritario visto negli ultimi vent’anni.

Questo approfondimento pone un’attenzione particolare sulla situazione in Sicilia, dove il divario tra le necessità del tessuto produttivo e le risposte delle istituzioni è diventato un’autentica emergenza. Nell’isola, le lunghe attese per l’ottenimento dei nulla osta e dei visti stanno mettendo in ginocchio interi comparti, dall’agricoltura all’assistenza domiciliare.

Il report mostra come il sistema dei “click day” sia ormai un ferro vecchio della normativa, incapace di garantire diritti ai lavoratori e certezze alle imprese. Attraverso l’analisi dei dati nazionali e il focus regionale siciliano, l’articolo esplora le ragioni di questo stallo e presenta le proposte di riforma della campagna “Ero Straniero” per un modello d’ingresso che sia finalmente basato sulla realtà e sulla dignità del lavoro.

Il fallimento strutturale del sistema d’ingresso

 

Il sistema dei decreti flussi in Italia vive oggi una contraddizione insanabile. Da un lato, il governo ha riconosciuto la necessità di aumentare le quote di ingresso per rispondere al fabbisogno di aziende e famiglie; dall’altro, la macchina amministrativa non riesce a processare le domande in tempi ragionevoli, trasformando un diritto potenziale in un percorso a ostacoli quasi insuperabile.

I dati sono eloquenti: per il 2023, solo il 13% delle domande presentate si è tradotto in un contratto di lavoro sottoscritto, percentuale che crolla al 7,8% per il 2024. Ancora più allarmante è il dato relativo ai permessi di soggiorno: appena il 7,5% di chi ha fatto domanda nel 2023 ha ottenuto il titolo definitivo per vivere e lavorare regolarmente nel Paese. Questa situazione genera una grave condizione di precarietà anche per chi è entrato seguendo scrupolosamente le regole.

L’attuale modello si basa su una programmazione che, sebbene triennale, rimane legata alla logica dei “click day”, dove la velocità della connessione internet conta più della solidità della proposta contrattuale. Questa modalità operativa rappresenta un’insidia costante per la tenuta del sistema economico, poiché impedisce una pianificazione seria della forza lavoro.

Inoltre, emerge un dato sconcertante sui visti: migliaia di persone, pur avendo ottenuto il nulla osta, non riescono a completare l’iter presso le rappresentanze diplomatiche all’estero, rimanendo bloccate in un limbo burocratico che vanifica ogni sforzo di integrazione regolare.

ALCUNI DATI DEL MONITORAGGIO

Il divario tra domande e quote

Uno dei dati più eclatanti è l’enorme sproporzione tra le richieste inviate dai datori di lavoro e i posti effettivamente disponibili.

  • Click day 2024: A fronte di una quota complessiva di 151.000 ingressi, sono state presentate ben 690.000 domande.
  • Settore Agricolo e Turistico-Alberghiero: In questi settori la domanda supera costantemente l’offerta di quote di oltre il quadruplo.
  • Lavoro domestico e assistenza (Badanti): Le domande per l’assistenza alle persone sono state quasi 10 volte superiori alla quota prevista (circa 90.000 domande per 9.500 posti).

 

Inefficienza burocratica: Il “collo di bottiglia”

Il rapporto segnala che il rilascio del permesso di soggiorno è un traguardo che pochissimi riescono a raggiungere in tempi ragionevoli.

  • Tempo di attesa medio: Dalla presentazione della domanda al rilascio del nulla osta passano spesso più di 12 mesi, rendendo la procedura inutile per settori stagionali.
  • Conversione in Permessi di Soggiorno: A livello nazionale, meno del 10% delle quote previste si traduce effettivamente in un permesso di soggiorno entro l’anno di riferimento.
  • Il paradosso del 2025: Sebbene le quote per il 2025 siano state aumentate, le procedure di verifica (assegnate agli ordini professionali e all’ispettorato del lavoro) hanno rallentato ulteriormente l’iter invece di velocizzarlo.

Principali Evidenze e Criticità

Criticità Descrizione
Il “Sottoutilizzo” delle quote Molte quote rimangono “sulla carta” perché i datori di lavoro, esausti dalle attese, rinunciano o il lavoratore ha già trovato altre soluzioni (spesso irregolari).
Irregolarità indotta Il sistema costringe migliaia di persone a lavorare “in nero” nell’attesa di una regolarizzazione che potrebbe non arrivare mai.
I nuovi controlli Il decreto-legge 145/2024 ha introdotto controlli più stringenti che, secondo il rapporto, hanno paralizzato gli uffici senza risolvere il problema delle frodi.

 Le “falle” della burocrazia e le “domande fantasma”

 

Oltre alle statistiche generali, il report mette in luce dinamiche distorsive che alimentano l’irregolarità. Una di queste è il fenomeno delle cosiddette “domande fantasma”: istanze presentate regolarmente che, a causa di intoppi burocratici o tempi di attesa biblici, decadono prima di giungere a conclusione. Spesso, il datore di lavoro, impossibilitato ad aspettare oltre un anno per l’arrivo di un dipendente, è costretto a rinunciare o, peggio, a ricorrere al lavoro nero per non chiudere l’attività.

I colli di bottiglia sono ovunque: dalla carenza di personale nelle prefetture e questure alla complessità dei requisiti richiesti, come l’idoneità alloggiativa, che spesso diventa un muro insormontabile. Il meccanismo del “silenzio-assenso”, introdotto per velocizzare le pratiche, ha mostrato limiti evidenti, non riuscendo a compensare la mancanza strutturale di funzionari dedicati.

Code interminabili per la richiesta del permesso di soggiorno

Un aspetto importante riguarda i costi sociali e previdenziali. Ogni lavoratore che rimane nel limbo delle “domande fantasma” è un lavoratore che non versa contributi INPS, che non paga tasse e che non può accedere a un’abitazione regolare, finendo spesso nei ghetti o in soluzioni abitative di fortuna. Il report “Ero Straniero” suggerisce che la regolarizzazione su base individuale non sarebbe solo una misura di giustizia, ma un enorme investimento per le casse dello Stato. Trasformare un lavoratore invisibile in un contribuente significa stabilizzare il tessuto sociale e aumentare la sicurezza dei territori, sottraendo braccia al caporalato.

Questa incertezza del diritto non danneggia solo il lavoratore, ma mina la credibilità delle istituzioni stesse. Le imprese si trovano a operare in un contesto dove la legalità è punita con l’attesa infinita, mentre l’irregolarità appare come l’unica via per la sopravvivenza economica. Superare questa situazione è la vera sfida che il legislatore deve affrontare, uscendo dalla logica dell’emergenza per approdare a una gestione ordinaria e trasparente dei flussi migratori.

Focus Sicilia: Una crisi nella crisi

In Sicilia, le criticità del sistema nazionale si amplificano, riflettendo le fragilità storiche del mercato del lavoro isolano. Il rapporto evidenzia come il divario tra domande e permessi rilasciati sia ancora più marcato rispetto alla media nazionale. Nei settori cardine dell’economia siciliana, come l’agricoltura e l’assistenza familiare, l’inefficacia del decreto flussi produce effetti devastanti.

Prendiamo il caso del lavoro domestico. Molte famiglie siciliane, con anziani non autosufficienti, tentano la via della regolarizzazione per le proprie badanti, ma si scontrano con tempi di attesa superiori ai dodici mesi. Filippo, un datore di lavoro privato citato nel report, riassume perfettamente il dilemma: “Se devo aspettare il suo arrivo per più di un anno, come faccio nel frattempo? È una situazione molto difficoltosa per la nostra famiglia”.

Nell’agricoltura siciliana, la stagionalità dei raccolti non è compatibile con i tempi della burocrazia ministeriale. Quando il nulla osta finalmente arriva, il raccolto è spesso già terminato, rendendo inutile l’ingresso del lavoratore e spingendo le aziende verso soluzioni di ripiego non regolari.

La Sicilia dimostra come un sistema d’ingresso rigido e centralizzato sia del tutto inadatto alle specificità territoriali e ai ritmi biologici dei settori produttivi primari.

Rapporto Ingressi per Lavoro in Sicilia (Dati 2025)

Il sistema degli ingressi per lavoro regolare in Sicilia sta attraversando una fase critica. Secondo il quarto rapporto annuale della campagna “Ero Straniero”, i dati relativi al 2025 mostrano un divario allarmante tra il numero di domande presentate e l’effettivo rilascio dei permessi di soggiorno, segnando un netto peggioramento rispetto all’anno precedente.

 

Analisi Comparativa Regionale (2024 vs 2025)

Indicatore Dati 2024 Dati 2025 Variazione
Domande Pervenute 40.718 14.334 -64,8%
Nullaosta Rilasciati 5.005 4.020 -19,7%
Istanze Rigettate 1.252 889 -29,0%
Permessi di Soggiorno Richiesti 2.086 1.514 -27,4%

Nonostante il drastico calo delle domande totali presentate nel 2025 (circa un terzo rispetto al 2024), la conversione delle domande in permessi di soggiorno effettivi rimane bassissima: solo il 10,5% delle istanze presentate nel 2025 si è tradotto in una richiesta di permesso di soggiorno.

 

I dati provinciali 2025

La distribuzione geografica delle domande e dei permessi evidenzia forti disparità tra le province siciliane, con Ragusa che si conferma il polo principale per l’occupazione straniera, nonostante le difficoltà burocratiche.

Provincia Domande Presentate Permessi Richiesti Tasso di Successo (%)
Ragusa 8.794 817 9,3%
Palermo 1.340 166 12,4%
Messina 1.203 156 13,0%
Siracusa 1.084 136 12,5%
Catania 929 32 3,4%
Trapani 326 66 20,2%
Agrigento 326 47 14,4%
Caltanissetta 256 56 21,8%
Enna 76 8 10,5%

 

Analisi dei casi specifici ed esiti delle procedure

  • Ragusa: È la provincia con il volume di domande più alto (oltre il 60% del totale regionale), riflettendo la forte richiesta di manodopera, specialmente nel settore agricolo. Tuttavia, meno di una domanda su dieci arriva a compimento.
  • Catania: Registra il dato più critico in termini di efficienza: su 929 domande, solo 32 sono diventate permessi di soggiorno (circa il 3,4%).
  • Enna: Si conferma la realtà con i volumi più bassi dell’isola.

Oltre ai nullaosta e ai permessi, il report evidenzia una gestione burocratica complessa che porta a numerose interruzioni del percorso:

  • Istanze Archiviate: 469
  • Istanze Revocate: 205
  • Istanze Rigettate: 889

I dati siciliani confermano le preoccupazioni sollevate a livello nazionale dalla campagna “Ero Straniero”. La sproporzione tra il fabbisogno di lavoro regolare espresso dalle imprese e i permessi effettivamente ottenuti suggerisce la presenza di notevoli intoppi burocratici e complessità normative che rischiano di alimentare il lavoro irregolare invece di favorire l’integrazione economica.

 

La rete dei territori: tra distretti produttivi e il rischio isolamento

Un aspetto peculiare che emerge dall’analisi del 2025 in Sicilia è il ruolo paradossale svolto dai distretti produttivi e dai comuni. Se a livello nazionale il dialogo è tra Ministero e datori di lavoro, in Sicilia la frammentazione del tessuto agricolo (caratterizzato da micro-imprese) rende il territorio dipendente da intermediari locali che spesso non hanno le risorse per gestire la complessità dei nuovi portali informatici.

Il report evidenzia come in province a forte vocazione agricola, come Ragusa e Trapani, la mancanza di sportelli informativi integrati gestiti dalla Regione o dai Comuni lasci le imprese in balia di flussi informativi confusi.

Questo crea una “Sicilia a due velocità”: da un lato le grandi aziende della filiera agrumicola o del comparto turistico che, strutturate, riescono a navigare l’incertezza burocratica; dall’altro, le piccole realtà familiari che rappresentano la spina dorsale dell’economia isolana e che rimangono sistematicamente escluse dalle quote, non per mancanza di requisiti, ma per l’impossibilità tecnica di competere con i millisecondi del click day.

Inoltre, emerge una criticità legata ai servizi abitativi. In Sicilia, ottenere un nulla osta è solo la prima parte dell’insidia; la seconda riguarda l’idoneità alloggiativa. In molti comuni siciliani, la carenza di uffici tecnici in grado di rilasciare certificazioni rapide blocca l’effettiva firma del contratto di soggiorno, anche quando il lavoratore è già presente sul suolo isolano. Questa inerzia amministrativa locale trasforma un problema nazionale in un vicolo cieco territoriale, dove la politica regionale sembra non riuscire a coordinare le esigenze di accoglienza con quelle dello sviluppo economico, lasciando che il gap tra “domanda legale” e “bisogno reale” venga colmato, inevitabilmente, da circuiti di reclutamento informali.

Le novità del DL 145/2024 e i nuovi controlli

 

Per tentare di correggere queste distorsioni, il governo è intervenuto con il Decreto Legge 145/2024, introducendo nuove regole e controlli più stringenti. Tra le novità principali figurano le limitazioni per i datori di lavoro che non hanno sottoscritto contratti in passato e l’esclusione del silenzio-assenso per i cittadini provenienti da Paesi considerati “ad alto rischio” di frode documentale, come Bangladesh, Pakistan e Sri Lanka.

Se da un lato queste misure mirano a colpire i datori di lavoro “fittizi” che usano i flussi per vendere nulla osta, dall’altro rischiano di appesantire ulteriormente l’iter per le imprese oneste. Il report segnala positivamente la possibilità per i lavoratori stagionali di rimanere in Italia per altri 60 giorni alla fine del contratto per cercare un nuovo impiego, ma sottolinea come questo periodo sia ancora troppo esiguo per garantire una reale transizione verso un altro lavoro regolare.

Un segnale interessante arriva dai dati pre-compilati per i click day di febbraio 2025: le circa 165.000 domande presentate sono molto vicine alle quote disponibili, indicando un possibile allineamento tra domanda e offerta che non si vedeva da anni. Tuttavia, senza una riforma dei tempi di processamento, il rischio è che anche queste domande finiscano nel tritacarne della lentezza amministrativa.

Centro per l'impiego

Sebbene i numeri (circa 165.000 domande) sembrino indicare un allineamento con le quote disponibili, questo dato nasconde un’insidia burocratica: la verifica preventiva. La nuova procedura richiede che il datore di lavoro carichi tutta la documentazione (asseverazione, contratti, verifiche presso i centri per l’impiego) prima del click day. Questo “filtro” ha l’obiettivo di ridurre le domande fraudolente, ma sposta l’intero carico amministrativo sulle spalle di consulenti del lavoro e associazioni di categoria, che si trovano a gestire una mole di documenti immensa senza alcuna garanzia di esito positivo

Il passaggio cruciale che spesso sfugge all’analisi superficiale è il ruolo dei Centri per l’Impiego (CPI). Prima di poter presentare domanda per un lavoratore straniero, il datore deve verificare se ci siano lavoratori già presenti sul territorio nazionale disponibili per quella mansione. Il report evidenzia come questa procedura sia diventata puramente formale: nel 99% dei casi non viene individuata alcuna figura, ma i tempi tecnici di questa “verifica a vuoto” sottraggono settimane preziose, ritardando l’intero processo.

Superare l’emergenza: quali le proposte per una riforma necessaria? 

Per superare l’attuale stallo, il report “Ero Straniero” non si limita a chiedere più efficienza, ma delinea una vera e propria architettura alternativa della mobilità per lavoro, basata su pilastri che oggi mancano del tutto nel dibattito istituzionale.

La soluzione non può limitarsi a “ritocchi” procedurali. Si propone un cambio di paradigma radicale: superare il sistema delle quote e dei click day in favore di un meccanismo d’ingresso “a sportello”, attivo tutto l’anno e tarato sui reali fabbisogni segnalati dalle associazioni datoriali.

 

L’introduzione del “permesso di soggiorno per ricerca lavoro”

Una delle proposte più innovative riguarda l’istituzione di un permesso d’ingresso per ricerca lavoro, svincolato dal meccanismo rigido del “datore di lavoro che chiama a distanza”. Questo strumento permetterebbe a cittadini stranieri di entrare regolarmente in Italia per un periodo determinato (ad esempio 6 o 12 mesi), supportati da uno sponsor (enti del terzo settore, associazioni datoriali o sindacati) che ne garantisca il sostentamento. Questo modello favorirebbe l’incontro diretto tra domanda e offerta sul territorio, eliminando l’assurdità di dover assumere “al buio” una persona che si trova a migliaia di chilometri di distanza.

Meccanismi di “regolarizzazione a regime”

Il report sottolinea come le sanatorie straordinarie (come quella del 2020) siano inefficaci e costose. La proposta è di inserire nel Testo Unico Immigrazione un meccanismo permanente di regolarizzazione individuale. In presenza di un contratto di lavoro e di un effettivo inserimento sociale, il lavoratore già presente sul territorio (magari scivolato nell’irregolarità per la scadenza di un precedente permesso) dovrebbe poter convertire la propria posizione senza dover attendere un decreto flussi. Questo “canale di emersione costante” sottrarrebbe migliaia di persone al ricatto del caporalato e dello sfruttamento.

Valorizzazione delle competenze e formazione all’estero

Un altro punto cruciale menzionato nel report è il potenziamento dei programmi di formazione professionale e civico-linguistica nei Paesi d’origine. L’idea è che i flussi non debbano essere solo quantitativi (quote numeriche), ma qualitativi. Investire in accordi bilaterali che pre-formino i lavoratori nei settori dove l’Italia ha più bisogno (edilizia, sanità, logistica) ridurrebbe i tempi di inserimento e aumenterebbe la produttività, rendendo l’immigrazione un asset strategico e non un peso burocratico.

La portabilità del nulla osta

Il report evidenzia un problema tecnico enorme: se il datore di lavoro che ha presentato la domanda chiude l’attività o rinuncia durante i lunghi mesi di attesa, il lavoratore perde tutto. La proposta è di rendere il nulla osta “portabile”: se il primo datore viene meno, il lavoratore dovrebbe poter utilizzare quel titolo d’ingresso per essere assunto da un altro datore dello stesso settore. Questo eviterebbe la creazione di “nuovi irregolari” per cause indipendenti dalla volontà del lavoratore stesso.

Rafforzamento dei controlli ex-post invece di blocchi ex-ante

Infine, la campagna propone di ribaltare l’approccio dei controlli. Invece di bloccare centinaia di migliaia di persone con verifiche preventive infinite (asseverazioni, controlli CPI), lo Stato dovrebbe facilitare l’ingresso e concentrare le risorse dell’Ispettorato del Lavoro sui controlli successivi all’assunzione. Una vigilanza serrata nei cantieri e nelle aziende agricole sarebbe molto più efficace nel colpire le “imprese fantasma” rispetto a una montagna di documenti richiesti prima ancora che il lavoratore metta piede in Italia.

È inoltre necessario investire in modo massiccio nella digitalizzazione e nel potenziamento degli organici degli uffici immigrazione, trasformandoli da luoghi di pura vigilanza in centri di servizio per l’economia e l’integrazione.

 

In conclusione le problematiche in Sicilia sono strutturali e note: un’amministrazione locale spesso depotenziata, una burocrazia che ignora i ritmi delle stagioni agricole e una cronica mancanza di servizi abitativi dignitosi per i lavoratori stagionali. Questi fattori creano un terreno fertile per il caporalato, che si infiltra laddove lo Stato non riesce a garantire canali d’ingresso rapidi e certi.

Tuttavia, le potenzialità sono altrettanto straordinarie. La Sicilia ha una vocazione naturale come hub logistico e agricolo del Mediterraneo. Se il sistema dei flussi venisse riformato secondo le proposte di “Ero Straniero” — passando dai “click day” a uno sportello permanente — l’isola potrebbe stabilizzare migliaia di lavoratori necessari alla sua economia.

Trasformare il lavoro invisibile in occupazione regolare significherebbe non solo garantire diritti, ma anche iniettare nuova linfa nel sistema previdenziale e nei consumi locali.

La Sicilia non ha bisogno di sanatorie di emergenza, ma di una gestione ordinaria che riconosca l’immigrazione per lavoro come una risorsa strategica per la sua stessa sopravvivenza demografica e produttiva. La vera opportuna oggi, dunque, non è tanto fermare i flussi, ma governarli con l’intelligenza di chi sa che la legalità è il miglior investimento per il futuro del territorio.

L’Italia ha bisogno di un sistema che mette al centro le regole e la dignità di chi viene a contribuire alla crescita del nostro Paese e della Sicilia.

Nota Metodologica

Il presente report è il risultato di un’attività di monitoraggio costante condotta dalla campagna “Ero Straniero”.

I dati analizzati provengono direttamente dalle banche dati del Ministero dell’Interno (Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione) e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ottenuti attraverso istanze di accesso civico generalizzato (FOIA).

La redazione del rapporto, completata il 10 febbraio 2025, ha visto il coinvolgimento di esperti di organizzazioni come ActionAid, ASGI, A Buon Diritto, FCEI e Oxfam.

Le analisi quantitative sono state integrate da testimonianze dirette di datori di lavoro e operatori del settore, raccolte per offrire una visione qualitativa dell’impatto delle norme sulla realtà quotidiana

FONTE DATI: “Ero Straniero”- Monitoraggio decreti flussi 2023-2024, Uno sguardo ai territori

 

 

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