Un mercato del lavoro che cresce al Sud, ma non ovunque allo stesso ritmo e come qualità e stabilità economica.
Nei primi nove mesi del 2025 il mercato del lavoro italiano registra un saldo occupazionale positivo pari a +328.000 posizioni di lavoro dipendente, secondo i dati dell’Osservatorio INPS. Il risultato è frutto di 6,5 milioni di assunzioni e 6,2 milioni di cessazioni, in lieve calo rispetto allo stesso periodo del 2024. A sostenere la crescita è soprattutto il tempo indeterminato, che segna un incremento netto di +412.000 posizioni, compensando la contrazione delle forme di lavoro a termine.
Dietro il dato nazionale, tuttavia, si conferma una profonda asimmetria territoriale. Il Nord concentra oltre il 55% del saldo occupazionale complessivo, mentre il Mezzogiorno contribuisce per meno del 25%, pur rappresentando circa un terzo della popolazione in età lavorativa.
La Sicilia, in particolare, mostra una crescita più debole, fortemente legata alla stagionalità dei settori turistici e dei servizi, con una prevalenza di contratti a tempo determinato e una minore incidenza delle stabilizzazioni.
Nel Mezzogiorno, le assunzioni complessive nel periodo gennaio–settembre 2025 si attestano a circa 1,9 milioni, con un saldo positivo di poco superiore alle 80.000 unità, contro le oltre 180.000 del Nord. La Sicilia contribuisce a questo risultato con un saldo positivo stimato in circa +18.000 posizioni, concentrato quasi interamente nei mesi primaverili ed estivi.
Questo articolo analizza nel dettaglio i dati relativi alla Sicilia e al Sud, confrontandoli con le altre regioni e inserendoli nel quadro nazionale, per comprendere non solo quanto cresce l’occupazione, ma che tipo di lavoro viene creato e dove.
Sicilia e Mezzogiorno: i dati dell’occupazione a settembre 2025
Nel periodo gennaio–settembre 2025 il Mezzogiorno registra circa 1,9 milioni di assunzioni, pari a poco meno del 30% del totale nazionale. Le cessazioni si attestano su valori analoghi, determinando un saldo positivo di circa +82.000 posizioni di lavoro dipendente, un risultato nettamente inferiore a quello del Nord (+181.000) e del Centro (+65.000).
Numeri contenuti e forte stagionalità
In Sicilia le assunzioni nel periodo considerato superano di poco le 420.000 unità, con un numero di cessazioni pari a circa 402.000, generando un saldo positivo di +18.000 posizioni. Si tratta di una crescita modesta, fortemente concentrata nei mesi tra aprile e settembre, in coincidenza con l’aumento dell’occupazione nei settori del turismo, della ristorazione e del commercio.
Oltre il 72% delle assunzioni in Sicilia avviene con contratti a tempo determinato o stagionali, una quota superiore sia alla media nazionale (circa 63%) sia a quella del Nord (poco sopra il 55%).
Il tempo indeterminato rappresenta meno del 22% delle nuove attivazioni, contro il 30% registrato nelle regioni settentrionali.
Trasformazioni e stabilizzazioni
Un segnale positivo emerge dalle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, che in Sicilia superano le 31.000 unità, in aumento di circa +6% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Anche le conferme di apprendistato crescono, attestandosi intorno alle 9.000, ma restano inferiori ai livelli delle regioni più industrializzate.
Cessazioni e dimissioni
Le cessazioni in Sicilia sono trainate dalle dimissioni, che rappresentano oltre il 62% del totale, un dato in linea con il quadro nazionale.
Tuttavia, nel contesto regionale, le dimissioni sono spesso correlate alla conclusione naturale di rapporti a termine piuttosto che a reali opportunità di mobilità ascendente.
Il confronto con le altre regioni
Nel confronto con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, il divario appare strutturale. Queste tre regioni da sole generano un saldo occupazionale superiore a +140.000 posizioni, quasi otto volte quello siciliano.
Anche regioni del Centro come Lazio e Toscana mostrano una maggiore incidenza del lavoro stabile e una minore dipendenza dalla stagionalità.
Il quadro nazionale: assunzioni, trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro

L’INPS ha pubblicato l’analisi delle assunzioni, trasformazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro di settembre 2025.
A settembre 2025 si registra un saldo annualizzato positivo pari a 357.000 posizioni di lavoro del settore privato. Il dato è calcolato come somma delle differenze tra i flussi di assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi e rappresenta la variazione tendenziale su base annua delle posizioni di lavoro.
Questi i dati di sintesi dell’Osservatorio sul mercato del lavoro dell’INPS curato dal Coordinamento Generale Statistico Attuariale, dalla Direzione Centrale Entrate e dalla Direzione Centrale Tecnologia Informatica e Innovazione, strumento di rilevazione e analisi dei movimenti dei rapporti di lavoro – assunzioni, trasformazioni e cessazione – e delle prestazioni di lavoro occasionale.
LA DINAMICA DEI FLUSSI
Complessivamente le assunzioni attivate nel 2025 dai datori di lavoro privati fino a settembre sono state 6.162.000, in flessione rispetto allo stesso periodo del 2024 (-1,8%). Tale tendenza accomuna la maggior parte delle tipologie contrattuali: contratti in apprendistato (-7,3%), a tempo indeterminato (-4,8%), in somministrazione (-4,1%), a tempo determinato (-1,9%).
Le trasformazioni da tempo determinato tra gennaio e settembre 2025 sono risultate 576.000, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2024 (+2,7%). In aumento anche le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (+5,6%), passate da 82mila nei primi nove mesi del 2024 a 86mila nello stesso periodo del 2025.
Le cessazioni nei primi nove mesi del 2025 sono state 5.541.000, anch’esse in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-1,9%). Concorrono a questo risultato i contratti in apprendistato (- 6,1%), i contratti in somministrazione (-4,5%), i contratti a tempo indeterminato e determinato (-2,7%) e stagionali (-0,5%); in controtendenza solo i contratti di lavoro intermittente (+6,1%).
LE AGEVOLAZIONI AI RAPPORTI DI LAVORO
Tale aumento coinvolge le attivazioni con esonero contributivo giovani (+42%), con l’incentivo donne (+4%) e le altre misure (+2%).
Queste variazioni sono riconducibili, in larga parte, alla proroga dal 1° settembre 2024 al 31 dicembre 2025, degli esoneri totali per i giovani e le donne (ai sensi del D.L. n. 60/2024 e della L. n. 207/2024).
RAPPORTI IN SOMMINISTRAZIONE
Nel report viene presentata una tavola che espone la disaggregazione degli andamenti dei rapporti di somministrazione, distinguendo tra quelli a tempo indeterminato e quelli a termine (questi ultimi includono sia i contratti a tempo determinato che stagionali).
Nel corso dei primi nove mesi del 2025, rispetto al corrispondente periodo del 2024, sono diminuite sia le assunzioni a tempo indeterminato (-30%) sia quelle a termine (-3%). Per le cessazioni si rileva una flessione per quelle a termine (-5%) e un aumento per i contratti a tempo indeterminato (+2%).
Il saldo annuale – e quindi la variazione tendenziale – è risultato positivo a settembre 2025 (+3.000), una crescita dovuta quasi esclusivamente al saldo positivo delle posizioni di somministrazione a tempo indeterminato (+3.216).
IL LAVORO OCCASIONALE
La consistenza dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO) a settembre 2025 si attesta intorno alle 20.000 unità, in aumento del +3,9% rispetto allo stesso mese del 2024; l’importo medio mensile lordo della remunerazione effettiva risulta pari a 232 euro.
Per quanto attiene ai lavoratori pagati con i titoli del Libretto Famiglia (LF), a settembre 2025 essi risultano circa 12.000, sostanzialmente stabili (+0,3%) rispetto a settembre 2024; l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 181 euro.
A livello nazionale, le 6,5 milioni di assunzioni registrate nei primi nove mesi del 2025 segnano una riduzione di circa -3,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Le cessazioni calano in misura analoga (-3,5%), mantenendo il saldo complessivo in territorio positivo.
Settori
I settori che contribuiscono maggiormente alla crescita sono:
- Alloggio e ristorazione (+96.000)
- Costruzioni (+72.000)
- Servizi alle imprese (+68.000)
L’industria manifatturiera, al contrario, mostra un saldo prossimo allo zero, con segnali di rallentamento nella seconda parte dell’anno.
Una crescita occupazionale senza riequilibrio territoriale
I dati INPS relativi ai primi nove mesi del 2025 raccontano un mercato del lavoro italiano in crescita, ma ancora profondamente diseguale. Il saldo positivo non si traduce in una riduzione del divario territoriale: il Nord continua a intercettare la quota maggiore della nuova occupazione stabile, mentre il Mezzogiorno – e la Sicilia in particolare – restano ancorati a una dinamica fragile e intermittente.
I numeri sulle trasformazioni indicano che una domanda di stabilizzazione esiste, ma resta compressa da una struttura produttiva debole e frammentata.
Il mercato del lavoro continua così a riflettere le disuguaglianze storiche del Paese. Senza un rafforzamento strutturale del sistema produttivo meridionale, i dati positivi rischiano di restare episodi congiunturali, incapaci di produrre un vero riequilibrio territoriale.
In questo senso, il 2025 non segna una svolta, ma conferma una tendenza: l’Italia crea lavoro, ma non lo crea ovunque allo stesso modo.




