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Le criticità

Diga Trinità, acqua dispersa e campi a secco: tra ritardi, burocrazia e proteste degli agricoltori

sabato 28 Marzo 2026
Diga Trinità

In una Sicilia sempre più assetata e alle prese con una crisi idrica strutturale, la Diga Trinità rappresenta uno dei casi più emblematici di inefficienza infrastrutturale e conflitto istituzionale. Un’opera strategica, costruita nel secondo dopoguerra per sostenere l’agricoltura del Trapanese, ma rimasta per decenni incompiuta sotto il profilo amministrativo e oggi al centro di polemiche, proteste e interventi urgenti.

La Diga Trinità, situata nel territorio di Castelvetrano, è uno sbarramento in terra realizzato tra il 1954 e il 1959 sul fiume Arena, che a monte prende il nome di Delia. Il bacino artificiale che ne deriva, noto come Lago della Trinità, ha una capacità massima di oltre 20 milioni di metri cubi ed è destinato principalmente all’irrigazione delle campagne circostanti, comprese le aree di Campobello di Mazara, Mazara del Vallo e lo stesso comune di Castelvetrano.

Fin dalla sua realizzazione, tuttavia, l’infrastruttura ha mostrato criticità rilevanti. Tra queste, l’interrimento progressivo del bacino, dovuto alla mancanza di opere di sistemazione idrogeologica, e soprattutto, l’assenza di un collaudo definitivo, mai completato in oltre sessant’anni.

Una diga mai collaudata: il nodo storico

Il dato più grave e simbolico riguarda proprio questo aspetto, la diga non è mai stata collaudata secondo gli standard richiesti, né adeguata alle normative antisismiche moderne.
Negli anni, il Ministero delle Infrastrutture ha più volte sollecitato la Regione Siciliana ad intervenire per mettere in sicurezza l’opera, evidenziando come l’invaso non rispondesse ai requisiti normativi vigenti. La conseguenza è stata l’imposizione di un esercizio limitato, la diga può funzionare solo mantenendo livelli d’acqua inferiori rispetto alla capacità massima e con paratoie spesso aperte, impedendo di fatto l’accumulo.
Questo ha generato una situazione paradossale, in un territorio colpito dalla siccità, l’acqua disponibile non può essere trattenuta e finisce dispersa in mare.

La crisi recente: acqua che si perde e proteste sul territorio

La situazione è esplosa nuovamente tra il 2025 e il 2026. Nonostante periodi di pioggia e disponibilità idrica, la diga ha continuato a non trattenere acqua a causa dei limiti imposti e delle criticità strutturali.
Ancora oggi, nel marzo 2026, le paratoie risultano aperte e grandi quantità d’acqua vengono disperse, alimentando la protesta di agricoltori e associazioni locali.

Un sit-in promosso da comitati civici denuncia un “paradosso inaccettabile”, mentre le campagne soffrono la sete, l’acqua scorre inutilizzata verso il mare.
Le organizzazioni agricole hanno più volte lanciato l’allarme, la mancata funzionalità dell’invaso mette a rischio migliaia di ettari coltivati e la sopravvivenza stessa delle aziende vitivinicole della zona.

A rafforzare il fronte delle proteste è intervenuta anche la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, che si è recata a Castelvetrano al fianco degli agricoltori.
Fermare subito lo sversamento di acqua dall’invaso al mare. Per l’ennesima volta viene messa a rischio la campagna irrigua“, ha dichiarato.

Anche quest’anno si ripete il copione dei 5 anni precedenti. I lavori prescritti dal Ministero per le Infrastrutture, portare la quota dell’invaso da 62 a 64 metri sul livello del mare, almeno in via temporanea fino al 2029, ndr, sono stati effettuati dalla Regione Siciliana. Ora però l’Ufficio dighe nazionale ha chiesto ulteriori certificazioni tecniche e, in attesa di autorizzazione, le paratie di sicurezza rimangono aperte e l’acqua continua ad essere sversata in mare“.

Secondo la Ciminnisi, “il Governo regionale non può considerare esaurito il proprio compito, peraltro arrivato con grande ritardo rispetto agli allarmi sulla capacità di tenuta dell’invaso, lanciati negli anni dalle organizzazioni di categoria. La Regione deve attivarsi con urgenza con il Ministero delle Infrastrutture affinché venga autorizzata la maggiore capacità di accumulo“.

La situazione della diga Trinità è l’ennesima dimostrazione di come, ogni anno, la campagna irrigua nell’agro castelvetranese venga messa a rischio, o nella migliore delle ipotesi pesantemente condizionata. I tempi della semina, della cura e dei raccolti, non possono essere ostaggio della burocrazia. È intollerabile vedere l’acqua andare via mentre gli agricoltori non sanno se avranno risorse sufficienti per irrigare i campi. Servono atti concreti e immediati, non altri cavilli burocratici“.

I lavori di messa in sicurezza e gli interventi recenti

Negli ultimi anni, sotto la pressione dell’emergenza idrica, sono stati avviati diversi interventi di manutenzione straordinaria e consolidamento.

Nel 2025 il Ministero ha autorizzato un aumento della quota d’invaso fino a 64 metri, ma subordinandolo alla realizzazione urgente di lavori strutturali.

Un investimento di circa 1 milione e 200 mila euro, che ha consentito di realizzare una serie articolata di interventi fondamentali per la sicurezza e l’efficienza dell’infrastruttura.

In questo quadro, fonti istituzionali hanno sottolineato come le critiche sui tempi di intervento non tengano conto del fatto che l’anno precedente l’invaso fosse stato chiuso dal Ministero per rischio strutturale e che, nell’arco di dodici mesi, siano state completate indagini di sicurezza e opere urgenti in tempi ritenuti particolarmente rapidi. È stato inoltre evidenziato che, già dalle ore successive alla chiusura delle paratoie, il livello dell’acqua ha ripreso a crescere e che le piogge previste nei giorni successivi avrebbero contribuito al riempimento dell’invaso, con effetti positivi per il comparto agricolo.

Nello stesso contesto si inserisce il via libera del Ministero delle Infrastrutture all’innalzamento della quota della diga Trinità da 62 a 64 metri sul livello del mare, concesso in via sperimentale per un anno a seguito delle verifiche sulla sicurezza e dei lavori eseguiti sotto il coordinamento del commissario Salvo Cocina, nominato nel febbraio 2025 dal presidente della Regione Siciliana Renato Schifani per gestire l’emergenza e riaprire l’invaso precedentemente chiuso per carenze nelle condizioni di sicurezza.

Nel corso di un sopralluogo tecnico, i funzionari ministeriali hanno infatti riscontrato un miglioramento delle condizioni complessive dell’infrastruttura. Gli interventi, realizzati dal Commissario attraverso il Dipartimento della Protezione civile e il Dipartimento Acqua e Rifiuti, hanno riguardato in particolare le paratoie dello scarico di superficie e le gallerie, per un importo complessivo di circa 1,25 milioni di euro.

L’innalzamento della quota consente di incrementare la disponibilità idrica di circa 2,5 milioni di metri cubi netti, che si aggiungono alle riserve già presenti, permettendo di raggiungere complessivamente circa 4 milioni di metri cubi utilizzabili per l’irrigazione, al netto dei volumi tecnici necessari al funzionamento e alla salvaguardia ambientale.

In particolare, la Protezione Civile regionale ha curato opere per un valore di circa 700 mila euro, tra cui la realizzazione del tappo della torre di manovra, il ripristino e la sostituzione delle centine dei cunicoli di drenaggio, la sistemazione della strada di coronamento della diga, interventi sull’unghia e sulla strada di valle, oltre alla riqualificazione del manufatto di accesso per ridurre l’afflusso incontrollato delle acque.

L’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni, ha precisato che questi lavori permettono alla Regione di aver compiuto tutti gli adempimenti necessari. “A questi si aggiungono la sistemazione dell’idraulica superficiale del paramento di valle e delle trincee drenanti, nonché la manutenzione del manufatto di accesso ai cunicoli e agli organi di manovra dello scarico di fondo. Ulteriori interventi, per un valore complessivo di circa 575 mila euro, sono stati curati dal D.R.A.R. e hanno riguardato lavori in somma urgenza per garantire la piena funzionalità ed efficienza dello scarico di superficie, assicurando al contempo la completa e affidabile movimentabilità delle paratoie a settore, con luce libera di 7 metri”.

“Si tratta di un insieme di azioni concrete che rafforzano la sicurezza dell’invaso e migliorano in maniera significativa la capacità di gestione della risorsa idrica, a beneficio dei territori e delle comunità interessate”, continua l’assessore regionale all’Energia e ai Servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni.

“Frutto di un lavoro sinergico tra il dipartimento regionale dell’Acqua e dei rifiuti e la struttura commissariale guidata da Salvo Cocina. Gli interventi hanno riguardato il ripristino del drenaggio delle acque meteoriche, la sistemazione della strada di coronamento e della centinatura delle gallerie, la realizzazione di opere per evitare afflussi incontrollati e il recupero della strada consortile a valle della diga. È stata inoltre ripristinata la funzionalità dello scarico di superficie e assicurato il corretto funzionamento delle paratoie fino alla loro massima apertura“.

Il confronto con la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idroelettriche del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, sia a livello nazionale che regionale è continuo. L’impegno della Regione è massimo. Restiamo ora in attesa delle verifiche ministeriali, che richiedono tempi tecnici per essere completate“.

In questo contesto si inserisce anche l’ultima comunicazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino: “L’interlocuzione proficua con il Mit ha portato un grande risultato: è stato autorizzato un aumento di livello da 62 a 64 metri nella diga Trinità, così come richiesto dalla Regione Siciliana. Questa operazione consentirà agli agricoltori di poter fruire di un incremento di disponibilità idrica di circa 2,5 milioni di metri cubi“.

C’è chi parla, critica, si lamenta. E poi c’è chi lavora. Io sto da questa parte. Non parole, fatti”. Così asserisce il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in un messaggio video su YouTube.
Un risultato che sarebbe stato reso possibile grazie ai lavori realizzati dalla Regione, con il commissariamento gestito direttamente dalla Presidenza, che hanno migliorato le condizioni di sicurezza. “E i numeri parlano chiaro: +2,6 milioni di metri cubi d’acqua recuperati. Abbiamo affrontato e risolto una criticità che si trascinava da anni. Oggi quell’acqua in più significa futuro, significa sostegno reale a un territorio che non può più aspettare“.

Il confronto politico: responsabilità e rivendicazioni

Il caso della Diga Trinità è diventato terreno di scontro politico tra istituzioni regionali, governo nazionale e rappresentanze locali. L’assessorato regionale all’Energia sostiene di aver completato gli interventi necessari e di aver avviato tutte le procedure per ottenere l’innalzamento della quota d’invaso. Rivendica inoltre un lavoro “sinergico” con la struttura commissariale per affrontare l’emergenza.

Il Ministero delle Infrastrutture mantiene una linea prudente, subordinando ogni ampliamento della capacità a verifiche di sicurezza e al completamento definitivo delle opere di consolidamento.

Le critiche e le accuse

Dal mondo agricolo e da associazioni civiche arrivano accuse pesanti, immobilismo istituzionale durato decenni, ritardi nei collaudi e nella manutenzione e una gestione inefficiente delle risorse idriche. Secondo alcune analisi, la diga è diventata il simbolo di una più ampia crisi infrastrutturale siciliana, fatta di opere incompiute o mal gestite.

Un simbolo della crisi idrica siciliana

La vicenda della Diga Trinità va oltre il singolo caso. Essa rappresenta un paradigma delle criticità del sistema idrico dell’Isola, infrastrutture obsolete o incompiute, scarsa manutenzione, ritardi burocratici, conflitti tra livelli istituzionali In un contesto aggravato dai cambiamenti climatici e dalla crescente scarsità d’acqua, il mancato utilizzo pieno di un invaso strategico appare ancora più grave.

La Diga Trinità resta oggi un’opera fondamentale ma incompiuta nel suo pieno potenziale. Dopo oltre sessant’anni dalla costruzione, il nodo non è solo più tecnico. Nel frattempo, il territorio continua a vivere una contraddizione evidente: l’acqua c’è, ma non può essere utilizzata. E proprio in questa contraddizione si concentra il senso più profondo della vicenda, non una crisi di risorse, ma una crisi di gestione.

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