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Verso un’equità reale e strutturale

Discipline Stem in Sicilia: abbattere le barriere di reddito e di genere per liberare il potenziale delle nostre studentesse

giovedì 12 Febbraio 2026

Le linee di frattura sociali, territoriali e di genere nell’accesso alle Stem

 

L’apprendimento delle discipline Stem (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica) rappresenta oggi una delle principali linee di faglia lungo le quali si frammenta l’equità sociale in Italia.

Questo ulteriore approfondimento al report dell’Osservatorio sulla povertà educativa #conibambini, curato da Openpolis e pubblicato l’11 febbraio in occasione della Giornata Internazionale per le donne e le ragazze nella scienza. analizza come il successo nei percorsi scientifici non dipenda esclusivamente dal talento individuale, ma sia profondamente influenzato dal “codice postale” di nascita, dal reddito familiare e da persistenti pregiudizi culturali.

Attraverso i dati dell’Osservatorio, emerge un’Italia spaccata: un Settentrione che tiene il passo delle medie europee e un Mezzogiorno che fatica a garantire i livelli minimi di competenza, con divari che raggiungono i 33 punti tra Nord-Est e Sud.

A questa frattura si sovrappone quella di genere: nonostante le studentesse ottengano spesso risultati brillanti, gli stereotipi le allontanano dalle carriere tecniche. Solo il 12% delle ragazze con ottimi voti in matematica aspira a una professione scientifica, contro il 26% dei maschi.

Analizzando i dati del report di oltre cento capoluoghi, emerge l’urgenza di interventi mirati, specialmente in Sicilia, dove il disagio economico e la carenza di infrastrutture rischiano di trasformare la transizione tecnologica in un acceleratore di nuove ed inique esclusioni.

 

L’impatto invisibile del contesto sociale: le radici economiche del divario

Il successo formativo nelle discipline scientifiche è raramente un percorso neutro; esso affonda le radici in un terreno fertile fatto di opportunità economiche e stimoli culturali che non sono distribuiti equamente sul territorio nazionale. I dati dimostrano che l’origine socio-economica della famiglia rimane il principale predittore dei risultati nelle materie numeriche, creando una barriera d’accesso che penalizza chi parte da posizioni di svantaggio.

Nei capoluoghi italiani caratterizzati da un alto disagio economico, la quasi totalità degli studenti (il 95%) non riesce a raggiungere la media nazionale nelle competenze matematiche.

Questa incongruenza tra potenziale individuale e risultati effettivi trova spiegazione nelle difficoltà concrete che le famiglie del Sud devono affrontare rispetto a quelle del Centro-Nord.

Al Settentrione, la maggiore densità di imprese tecnologiche e una rete di servizi educativi più strutturata permettono alle famiglie di integrare l’offerta scolastica con attività extra-curricolari e laboratori privati. Al contrario, nel Mezzogiorno, il basso reddito medio pro capite e l’alto tasso di disoccupazione costringono i nuclei familiari a tagliare proprio sugli investimenti educativi non obbligatori.

La mancanza di dispositivi digitali adeguati in casa, l’assenza di una connessione internet veloce e l’impossibilità di accedere a corsi di supporto trasformano la povertà economica in una povertà cognitiva permanente.

Le famiglie del Sud si trovano spesso a gestire un isolamento formativo: se al Nord il tessuto sociale funge da ammortizzatore, nel Mezzogiorno la scuola rimane l’unico presidio di alfabetizzazione scientifica. Quando questa istituzione soffre per mancanza di fondi o infrastrutture obsolete, il peso del fallimento ricade interamente sui ragazzi.

Il divario si alimenta così di una mancanza di “capitale culturale”: i genitori con bassi titoli di studio faticano a orientare i figli verso percorsi Stem, percepiti come troppo complessi o distanti dalla realtà quotidiana. Questa antinomia sociale condanna i giovani delle aree svantaggiate a una marginalità lavorativa, poiché proprio le carriere scientifiche — le più remunerative — diventano quelle più difficili da raggiungere per chi non ha avuto una base solida fin dall’infanzia.

Focus Sicilia, la spaccatura territoriale: un Paese a due velocità 

L’analisi geografica restituisce l’immagine di un’Italia profondamente divisa. In seconda superiore, il distacco nelle competenze numeriche tra gli studenti del Nord-Est e quelli del Mezzogiorno è di ben 33 punti. Questa distanza si riflette nella classifica dei capoluoghi: mentre città come Trento e Treviso si posizionano ai vertici, nelle ultime quindici posizioni non compare alcun centro del Nord.

In questo scenario, la situazione della Sicilia appare particolarmente delicata.

I capoluoghi siciliani occupano sistematicamente le parti basse della classifica nazionale. Città come Palermo, Catania e Messina mostrano punteggi medi che segnalano una difficoltà strutturale nel garantire agli studenti i medesimi strumenti di cui godono i loro coetanei settentrionali.

Nei centri siciliani, il peso del disagio socio-economico si traduce in una carenza di infrastrutture educative moderne, come laboratori di informatica e scienze, fondamentali per rendere le Stem materie tangibili. Nelle realtà di Agrigento, Caltanissetta o Siracusa, il legame tra povertà educativa e basso rendimento è un cerchio che va spezzato con investimenti mirati, trasformando il potenziale inespresso in una risorsa per l’intera isola.

Il genere e il peso degli stereotipi tra Nord e Sud

Il divario di genere nelle materie scientifiche non è un fenomeno uniforme, ma si intreccia con le disparità territoriali. In Italia, le donne rappresentano appena il 13,3 per mille dei laureati in materie scientifiche. Tuttavia, analizzando i dati locali, emerge un quadro sorprendente: nei territori dove i risultati generali sono più bassi, come in Sicilia e nel Mezzogiorno, il divario di performance tra ragazzi e ragazze tende a ridursi o addirittura a invertirsi.

I dati indicano che tra i 25 capoluoghi dove le studentesse ottengono risultati migliori dei maschi, ben 20 si trovano nel Mezzogiorno. Tuttavia, questo “primato” femminile nel Sud e in Sicilia nasconde un’insidia: il vantaggio delle ragazze si associa quasi sempre a punteggi che restano comunque al di sotto della media nazionale. 

In Sicilia, l’impatto degli stereotipi è reso ancora più pesante dalla mancanza di modelli di riferimento nel mondo del lavoro locale. Se a livello nazionale solo il 12% delle ragazze brave in matematica immagina una carriera scientifica, nelle aree del Mezzogiorno questo divario è alimentato da un mercato che offre meno sbocchi tecnologici immediati, spingendo le giovani verso l’insegnamento o le professioni mediche, ambiti percepiti come socialmente più “accettabili”.

Rompere questo meccanismo significa decostruire l’idea che l’ingegneria o la fisica siano ambiti distanti dalla cultura del territorio siciliano.

 

Oltre la disparità: verso un’equità reale e strutturale

Affrontare le asimmetrie che lacerano il sistema formativo italiano richiede una visione che superi la logica dell’emergenza. Se è vero che un laboratorio moderno è necessario, esso rimane un guscio vuoto se non inserito in una strategia che agisca profondamente sulla cultura delle famiglie. In Sicilia e nel Sud, la scommessa si vince entrando nelle case, decostruendo l’idea che le discipline scientifiche siano un privilegio per pochi. È fondamentale promuovere una nuova alleanza tra scuola e famiglia, che sostenga i genitori nell’incoraggiare le aspirazioni dei figli, sradicando quei pregiudizi di genere e di classe che spesso autolimitano le ambizioni dei ragazzi.

Parallelamente, la formazione dei docenti emerge come l’asse portante del cambiamento. Non basta aggiornare le competenze tecniche; occorre investire in una pedagogia dell’orientamento capace di riconoscere il talento ovunque si trovi.

Gli insegnanti, specialmente nei territori siciliani più vulnerabili, devono essere messi in condizione di adottare metodologie didattiche innovative, capaci di trasformare la matematica in uno strumento di emancipazione sociale. La formazione deve includere una consapevolezza sui “bias” inconsci, affinché nessuna studentessa riceva messaggi impliciti di inadeguatezza verso le materie tecniche.

Tuttavia, queste azioni devono essere sostenute da politiche di coesione coraggiose, capaci di trattare i divari territoriali tra il Sud e il Nord come una priorità nazionale assoluta.

Ricucire la distanza tra la Sicilia e le aree più avanzate significa investire massicciamente nelle infrastrutture educative delle zone a più alto disagio, garantendo che un ragazzo di un quartiere periferico di Palermo abbia accesso alla stessa qualità di insegnamento di un suo coetaneo di Trento.

Solo attraverso un piano di investimenti che premi la continuità didattica e il potenziamento del tempo pieno nelle scuole del Mezzogiorno sarà possibile colmare quel gap che oggi condanna metà del Paese. In conclusione, la chiusura delle linee di frattura geografiche e sociali non è solo un atto di giustizia, ma l’unica strada affinché l’Italia non manchi l’appuntamento con la modernità.

 

FONTE DATI: “Stem, una sfida per l’Italia”, dell’Osservatorio sulla povertà educativa #conibambini

 

Nota metodologica

Il report “Stem, una sfida per l’Italia” è il risultato di un’analisi multidimensionale condotta dall’Osservatorio sulla povertà educativa #conibambini, un progetto nato dalla collaborazione strategica tra l’impresa sociale Con i Bambini e la Fondazione openpolis. L’obiettivo dell’indagine è fornire basi informative solide per alimentare un dibattito pubblico consapevole, supportando i decisori politici nelle strategie di contrasto alla povertà educativa minorile attraverso una lettura integrata dei fenomeni sociali e formativi.

Fonti e integrazione dei dati La forza dell’analisi risiede nella creazione di un’infrastruttura informatica originale che aggrega basi di dati comunali e sub-comunali. Superando la frammentazione dei dati ufficiali, spesso rilasciati con formati e tempi disomogenei, l’Osservatorio ha sistematizzato informazioni provenienti da una molteplicità di fonti istituzionali e report di settore.

Figurano:

  • Invalsi e IEA-Timss: per la misurazione delle competenze numeriche e matematiche degli studenti a livello locale e nei vari cicli scolastici.

  • Istat: i cui dati censuari sono stati determinanti per mappare il potenziale disagio economico delle famiglie, permettendo di incrociare la condizione sociale con i risultati scolastici.

  • Eurostat e OCSE-PISA: per inquadrare il posizionamento dell’Italia nel confronto internazionale, analizzando le competenze dei quindicenni e la quota di laureati Stem.

  • Anpal: utilizzata per le stime sul fabbisogno occupazionale futuro, che evidenziano la crescente richiesta di profili tecnici e ingegneristici nel mercato del lavoro.

  • Documentazione istituzionale: tra cui i dati del Centro nazionale di documentazione per l’infanzia e i quadri di investimento previsti dal PNRR.

L’analisi si avvale di indicatori specifici come la percentuale di “top performer” nelle materie scientifiche, il divario di genere nelle lauree tecniche e l’impatto della segregazione territoriale sugli apprendimenti. In un’ottica di piena trasparenza, tutti i dati raccolti e sistematizzati sono rilasciati in formato aperto sul portale conibambini.openpolis.it, rendendoli liberamente consultabili e riutilizzabili per favorire un’informazione diffusa e democratica.

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