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La riflessione

Dobbiamo ammetterlo, non ci sono più le censure di una volta

sabato 27 Aprile 2024

Carissimi

Dobbiamo ammetterlo, non ci sono più le censure di una volta.

Dico di più, non ci sono più le censure di una volta in RAI, a maggior ragione che oggi non esiste solo la RAI che entra nelle case degli italiani.

La censura è da sempre stata il metro dell’idiozia portata avanti da compiacenti burocrati idioti custodi della morale protempore o del libero pensiero.

Ma ammetto di non aver incontrato molti Voltaire in vita mia, ma piuttosto pusillanimi che davanti a palesi ingiustizie si sono voltati dall’altra parte per non perdere la “priorità acquisita”. Oggi nessuno è disposto a dare la propria vita per permettere all’interlocutore di dire la sua, questa è l’epoca del “se lei mi fa parlare, io non l’ho interrotta”.

Oggi accade il contrario, che un monologo censurato, finisce per essere riportato da tutti gli strumenti di comunicazione e addirittura declamato nei propri canali social dalla persona oggetto dell’accusa che avrebbe portato alla censura, avendo l’effetto contrario di spostare accendendo i riflettori della notorietà “sul soggetto pensante al posto dell’oggetto pensato”.

Lo ammetto si è fatto tanto schiamazzo sulla vicenda e sul nome dello scrittore del monologo identificandolo come vittima del sistema, del potere regnante che controlla una RAI occupata, ma io non conoscevo costui, del resto sono tante le cose che ancora oggi non conosco e oggi non posso non conoscerlo, oggi mi si perdonerebbe la non conoscenza dei promessi sposi, ma non il nome di costui.

Che censura è questa?

Andando indietro nel tempo scopriamo che a fare i conti spesso con l’indubbia tagliola della censura, erano stati gli artisti, i comici, i liberi pensatori, i monologhisti che una volta perpetrata “la pseudo nefandezza” scomparivano dalla vista dell’opinione pubblica, per molto tempo.

L’indimenticato Totò per molti anni allontanato dalla RAI per essersi fatto scappare nella trasmissione di Mario Riva “Il musichiere” (1958) un “Viva Lauro” (napoletano, armatore ma candidato nel partito monarchico) in prossimità delle elezioni politiche.

Oggi che siamo abituati a quei palinsesti di canali schierati che basano tutto sullo sfotto dell’avversario politico, rimarremmo interdetti al sol pensare di come si possa interrompere un contratto RAI (1959) a Ugo Tognazzi e Raimondo Vianello che in uno sketch fanno la parodia dell’imbarazzante caduta alla Scala di Milano del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi che al cospetto del presidente francese Charles de Gaulle, nel tentativo di sedersi non trova la sedia, gag passata alla storia con la frase di Tognazzi che finendo con il sedere per terra dice: “Tutti possono cadere“.

Bastò un comunicato di una gentile annunciatrice che si limitò a dire: “Dario Fo e Franca Rame si sono ritirati da ‘Canzonissima’ (1962) per nascondere la più clamorosa delle censure fatta all’ora non ancora premio Nobel, sol perché si era permesso di realizzare uno sketch, prima approvato dalla Rai poi censurato, sui lavoratori edili e le morti bianche, proprio mentre era in corso la vertenza sindacale che li riguardava.

Potremmo parlare di come prima di andare in gara nel 1971 al Festival di Sanremo la canzone “4/3/1943” di Lucio Dalla venne interamente stravolta nel testo per togliere qualunque riferimento che potesse sembrare blasfemo e dire che ancora sarebbero dovuti passare decenni prima dell’arrivo di “Zio Silvio” e dei suoi editti bulgari.

Il pensiero razionale è quasi sempre distante dalle logiche della politica dove schieramenti ed opportunità variano in un istante e lo ammetto, parafrasando un best seller quale “Il Mondo al Contrario”, non capendone nulla e non volendone capire nulla di politica, trovo un certo imbarazzo nel vedere un volto contrito e con il “baffetto Adolfino” parlarmi di limitazioni della libertà e del pensiero.

Di contro rimango ancor più spiazzato nel vedere una sinistra “che ancor prima di bella ciao mi cantava l’internazionale”, oggi essere contro e prendere le distanze dalla Russia, quello che fin dalla rivoluzione di ottobre era il “paradiso in terra” degli intellettuali.

Mi sono qualche puntata? O qualcuno dietro le dichiarazioni di facciata mi stia tentando di prendere per i fondelli?

Ci si chiede se tutta questa esposizione mediatica e questa alzata di scudi possa costruire un nuovo personaggio gradito all’intellighenzia dei media (per intenderci quella che si definisce di sinistra) per candidarlo a prossime competizioni politiche nella ricerca di catalizzatori di consensi che in un parlamento di nominati servano a sostenere le poltrone di chi è seduto per sempre.

Con quale serenità posso guardare alla mia terza età preso consapevolezza che a furia di nominarli, negli scranni dove si fanno le leggi rischierò di trovarmi chi viene scelto dalle esposizioni in TV di casi umani, di maestre “sciarriare all’estero”, di generali “che si fregiarono delle battaglie” editoriali.

Gli sforzi della Senatrice Merlin che chiuse le “case” non sono serviti a nulla poiché Lei non avrebbe potuto immaginare che tutta l’Italia dei giorni d’oggi, all’insegna della massima tolleranza, sarebbe andata a “femmine perdute“ trasformando l’intera nazione in un “bordello”.

Un abbraccio Epruno.

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