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L'aggiornamento

Ebola, tre sanitari infettati in Kenya: l’epidemia avanza in Congo, nuovi studi sui vaccini

lunedì 19 Ottobre 2026

Salgono a otto i casi confermati di Ebola Bundibugyo in Kenya, dove il virus ha contagiato tre operatori sanitari che avevano assistito il primo paziente, morto il 5 ottobre in un ospedale di Nairobi. Il ministero della Salute ha confermato l’ottavo caso il 18 ottobre. Si tratta di un uomo di 49 anni che lavorava in ospedale come addetto alla pulizia di utensili e biancheria e che, secondo le autorità, avrebbe contratto l’infezione attraverso il contatto con il paziente iniziale. L’uomo ha manifestato febbre, cefalea e dolori muscolari e ha ricevuto la diagnosi dopo gli accertamenti di laboratorio.

Il primo paziente era un cittadino keniano residente da sette anni nella Repubblica Democratica del Congo, dove aveva iniziato a manifestare i sintomi circa un mese prima del ricovero a Nairobi. Durante la permanenza in Congo aveva cercato assistenza in diversi ospedali, per poi attraversare il confine con l’Uganda e raggiungere Kampala via terra. Da lì, il 3 ottobre, aveva preso un volo per Nairobi, superando i controlli aeroportuali prima del trasferimento in ospedale. Il suo percorso attraverso tre Paesi aveva già richiamato l’attenzione delle autorità sanitarie sulla capacità dei sistemi di sorveglianza di individuare tempestivamente i casi sospetti durante gli spostamenti internazionali.

I contagi

Il 17 ottobre il Kenya aveva comunicato quattro nuove infezioni, tre delle quali tra gli operatori sanitari che avevano prestato assistenza al primo paziente e una tra i suoi familiari. I professionisti si trovavano già in quarantena quando gli esami hanno confermato il contagio. Le autorità non hanno ancora chiarito le circostanze precise dell’esposizione, ma il coinvolgimento del personale sanitario conferma la necessità di mantenere rigorose misure di prevenzione nelle strutture che assistono pazienti con sospetta Ebola. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con sangue, secrezioni e altri liquidi biologici delle persone infette oppure con superfici e materiali contaminati.

Le équipe epidemiologiche hanno identificato 130 contatti, 128 dei quali in quarantena, mentre proseguono le ricerche delle altre due persone. Secondo il ministero della Salute keniano, i pazienti attualmente in trattamento presentano condizioni cliniche stabili e ricevono cure di supporto. Le indagini non hanno finora individuato evidenze di una trasmissione comunitaria indipendente dai contatti conosciuti. Il governo ha intensificato i controlli sanitari negli aeroporti e ai valichi di frontiera, dedicando un punto specifico dell’aeroporto internazionale di Nairobi ai passeggeri provenienti da dieci Paesi considerati ad alto rischio.

Intanto, nella Repubblica Democratica del Congo l’epidemia continua a espandersi. Il 18 ottobre le autorità sanitarie hanno confermato la presenza del virus anche nel Nord Ubangi, provincia confinante con la Repubblica Centrafricana, dove hanno individuato due casi, tra cui un decesso. Il numero delle province congolesi coinvolte sale così a otto. Secondo i dati nazionali aggiornati al 16 ottobre, dall’inizio dell’epidemia il Paese ha registrato 9.415 casi e 4.536 morti. L’Ituri rimane il principale focolaio e concentra una parte consistente delle nuove infezioni. I conflitti armati, gli spostamenti della popolazione e le difficoltà di accesso alle cure continuano a ostacolare il tracciamento dei contatti e il controllo della trasmissione.

Nuovo studio sui vaccini

Sul fronte vaccinale arriva una novità rispetto alle sperimentazioni già avviate. Il 13 ottobre la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) ha annunciato gli ultimi preparativi per Tumaini, uno studio clinico di fase 2/3 che valuterà sicurezza, risposta immunitaria ed efficacia di diversi candidati vaccini contro Ebola Bundibugyo. La sperimentazione si svolgerà nella Repubblica Democratica del Congo e coinvolgerà persone entrate in contatto con casi confermati, attraverso la vaccinazione ad anello, una strategia che punta a proteggere i soggetti maggiormente esposti e interrompere la trasmissione.

Il primo vaccino che i ricercatori prevedono di valutare è Ervebo, già autorizzato contro la malattia causata da Zaire ebolavirus, ma non contro Bundibugyo. Alcuni studi preclinici suggeriscono una possibile protezione crociata, tuttavia mancano ancora prove cliniche sufficienti per confermarne l’efficacia nell’uomo. L’Organizzazione mondiale della sanità ne raccomanda pertanto l’impiego contro Bundibugyo esclusivamente nell’ambito di protocolli di ricerca. Tumaini potrà includere successivamente anche due candidati specifici, uno sviluppato dall’Università di Oxford con il Serum Institute of India e l’altro da Moderna, entrambi ancora nelle prime fasi della sperimentazione clinica.

A guidare lo studio saranno l’Institut National de Recherche Biomédicale congolese e l’Università di Anversa, con il sostegno di CEPI e la collaborazione di diverse organizzazioni internazionali, tra cui Medici senza frontiere. Il protocollo prevede una piattaforma adattiva che consentirà di valutare più vaccini nell’ambito della stessa sperimentazione, accelerando la raccolta delle evidenze necessarie per individuare prodotti efficaci contro Bundibugyo.

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