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Economia, la Commissione Bilancio dell’ARS approva il DEFR e la NaDEFR 2021-23

mercoledì 9 Dicembre 2020
palazzo dei normanni

Il Documento di Economia e Finanza Regionale (DEFR) e la relativa Nota di aggiornamento (NaDEFR), relativi al periodo 2021-23, hanno ottenuto, con larga maggioranza, l’approvazione da parte della Commissione Bilancio dell’ARS.

I documenti, adesso, passano all’esame dell’Assemblea Regionale. I documenti economico-finanziari regionali, si collocano quest’anno in un contesto privo di precedenti a causa delle pesanti conseguenze della crisi economica post-pandemica, i cui effetti si stanno manifestando ed ancor più si dispiegheranno nel breve periodo, tenuto anche conto delle nuove restrizioni imposte alla Sicilia.

Nel documento approvato si rappresenta che in Sicilia il valore del PIL programmatico regionale nel 2020 è del – 8%, registrando una caduta lievemente inferiore al PIL nazionale che, secondo diversi Istituti, si attesterebbe al – 9%. Tale dato è giustificato dal fatto che l’economia regionale dipendente più dai servizi che dal manifatturiero, ha risentito meno la crisi dovuta alla pandemia da COVID–19, anche se si prevede una risposta alla ripresa più flebile rispetto alla ripresa nazionale ed una più marcata incidenza sul mercato del lavoro.

La Regione Siciliana deve fare i conti non solo con una gravissima pandemia che continua drammaticamente a mietere vittime, dispensando malattie e sofferenze, ma anche con la più grave recessione economica della sua storia che ha portato il livello del prodotto interno lordo all’inizio degli anni ‘90 (-7,5 miliardi € di PIL nel 2020). Il contesto nel quale è stata elaborata la NaDEFR è profondamente diverso da quello nel quale si è giunti alla predisposizione del documento, nel mese di luglio, che prevedeva effetti attenuati, seppur più duraturi, della crisi economica post-pandemica in Sicilia, che si sommava a quella del 2007-10, della quale nel 2019, ancora molto restava da recuperare a causa di politiche nazionali miopi sul Mezzogiorno (-12% sul 2008, i grafici indicano la tendenza).

La tabella riassume il quadro di crescita elaborato con un nuovo metodo di analisi mirante a quantificare “ex ante”, a seguito della caduta del PIL nel 2020, gli effetti prevedibili dell’utilizzo delle risorse Comunitarie sul livello di attività economica della Sicilia del prossimo triennio 2021-23 e delle misure di sostegno varate a livello regionale dal Governo Musumeci.

I dati che scaturiscono dall’elaborazione costituiscono il quadro macroeconomico aggiornato della politica del Governo regionale che, in sintesi, comporta

  1. un quadro tendenziale di crescita del PIL reale regionale pari a 5,0% nel 2021, 3,5% nel 2022 e 2,3% nel 2023. Tale profilo di crescita è formulato sulla base del dato previsionale elaborato dal Modello Multisettoriale della Regione;

  2. un quadro programmatico di crescita del PIL reale pari a 6,8% nel 2021, 3,4% nel 2022 e 2,1% nel 2023. Tale profilo si fonda sull’attivazione della spesa inerente alle politiche di rilancio, secondo il profilo temporale e gli importi previsti dall’azione soggettiva del Governo;

  3. un quadro programmatico di crescita del PIL nominale regionale pari a 7,6% nel 2021, 4,7% nel 2022 e 3,3% nel 2023, determinato dall’applicazione al PIL reale programmatico sopra individuato del deflatore del PIL nazionale programmatico indicato dalla nota di aggiornamento al DEF dello Stato.

In questo quadro economico, il documento, oltre a riassumere le politiche a sostegno delle famiglie e delle imprese, già avviate ed in corso d’attuazione da parte del Governo regionale, dedica un’ampia sezione alle misure di rilancio post-pandemia che si correlano agli equilibri economico-finanziari conseguiti dalla Regione e rilevati dalle Agenzie di rating.

Uno scenario confermato anche dal Rapporto 2020 della SVIMEZ che sottolinea ancora una volta la tendenza dell’allargamento del divario Nord-Sud, confermando la conclusione che il Paese non ripartirà se non riparte il Sud e che gli investimenti nel Mezzogiorno possono rilanciare la competitività in Italia.

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