Avrebbero fatto false attestazioni di residenza per inquinare le elezioni dell’8 e del 9 giugno 2024, per il rinnovo del Consiglio Comunale e la carica di sindaco del Comune di Forza d’Agrò.
Il provvedimento dispone gli arresti domiciliari oltre che per Miliadò, per un consigliere comunale di Forza d’Agrò, un agente e un ausiliario del traffico della locale Polizia Municipale, nonché il divieto di dimora nel luogo di residenza per un altro consigliere comunale.
Nelle indagini, dice la Procura di Messina, sono coinvolte altre 67 persone.
Le indagini erano state avviate dopo la segnalazione di anomalie nelle Comunali a Forza d’Agrò, paese che conta 835 residenti, dove si è votato 8 e il 9 giugno del 2024.
Al sindaco la Procura di Messina, diretta da Antonio D’Amato, contesta di “avere promosso e organizzato un’associazione a delinquere nell’ambito della quale sono risultate coinvolte 67 persone, per avere concorso, a vario titolo, a formare falsi verbali, accertamenti ed iscrizioni anagrafica mediante false dichiarazioni di dimora abituale per rendere verosimili i trasferimenti di residenza e quindi di favorire l’indebita acquisizione del diritto al voto”.
È emerso che tra i luoghi dove veniva attestata la residenza vi erano immobili inesistenti o disabitati e in disuso o addirittura le camere dei due alberghi riconducibili rispettivamente al sindaco e a uno dei consiglieri comunali indagati, nonché un immobile risultato uno stabilimento balneare. Secondo l’accusa, l’agente della polizia municipale e l’ausiliare del traffico in qualità di accertatori anagrafici avrebbero falsamente attestato l’effettivo trasferimento di numerose persone che avevano chiesto di ottenere la residenza a Forza d’Agrò.
Su 96 residenze analizzate durante l’indagine, contesta la Procura di Messina, “ben 59 sono risultate mendaci”, numero che “appare ancora più rilevante dove si considera che a fronte di 673 votanti, il sindaco è stato eletto con uno scarto di 30 voti, mentre la lista che lo sosteneva si è affermata con 40 preferenze“.
Dalle indagini sarebbe emerso che “sebbene richieste di residenza promesso soggetti riconducibili a entrambi gli schieramenti impegnati nella competizione elettorale, il sindaco uscente, piegando i propri fini la carica ricoperta, aveva assunto il controllo dei procedimenti di verifica della residenza”.
“Infatti – contesta la Procura di Messina – le richieste di cambio residenza non vengono più trasmesse ritualmente all’ufficio anagrafe della polizia municipale, ma gestite dallo stesso sindaco che le assegnava in prima persona ai pubblici ufficiali che avrebbero poi dovuto istruirle partendo agli agenti di polizia municipale indagati le disposizioni sui controlli da effettuare in maniera ‘addomesticata’”





