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La petizione di Greenpeace Italia

Giornata della Terra, l’allarme biodiversità: scomparsi duecentomila alveari e un alimento su due contiene residui di pesticidi

mercoledì 22 Aprile 2026

Fino al 48% degli alimenti sugli scaffali italiani contiene residui di pesticidi. Glifosato, imidacloprid e acetamiprid sono tra le sostanze più utilizzate: un cocktail di veleni che può avere impatti sulla salute umana e sull’ambiente. I pesticidi, infatti, riguardano anche gli ecosistemi da cui quel cibo dipende. Gli insetti impollinatori – tra cui le api, responsabili di circa due terzi della produzione di frutta e verdura – sono tra le specie più esposte: circa un terzo delle popolazioni europee di api e farfalle è già in declino, solo in Italia sono scomparsi negli ultimi dieci anni 200.000 alveari.

Lo ricorda, in occasione della Giornata della Terra (22 aprile), Greenpeace Italia, che lancia una petizione per chiedere lo stop all’uso dei pesticidi e una maggiore tutela della biodiversità del pianeta.

Happy World Earth Day. April 22

Come già accennato prima il 48% degli alimenti sugli scaffali italiani contiene residui di pesticidi.Nella frutta superano spesso punte del 70%.

Glifosato, imidacloprid e acetamiprid sono tra le sostanze più utilizzate per contrastare erbe infestanti, funghi e insetti: un cocktail di veleni che può avere impatti sulla salute umana e sull’ambiente. Lo ricorda, in occasione della Giornata della Terra (22 aprile), Greenpeace Italia, che lancia una petizione per chiedere lo stop all’uso dei pesticidi e una maggiore tutela della biodiversità del pianeta.

I pesticidi, infatti, non riguardano solo ciò che arriva nel piatto, ma anche gli ecosistemi da cui quel cibo dipende. Gli insetti impollinatori – tra cui le api, responsabili di circa due terzi della produzione di frutta e verdura – sono tra le specie più esposte. Secondo un recente studio, l’esposizione cronica a residui di pesticidi, anche a dosi definite “sicure”, compromette orientamento, apprendimento e sistema immunitario degli insetti impollinatori. Non a caso, circa un terzo delle popolazioni europee di api e farfalle è già in declino. Solo in Italia sono scomparsi 200.000 alveari negli ultimi dieci anni.

“Quello che oggi arriva sulle nostre tavole è il risultato di un sistema agroalimentare che continua a consentire l’utilizzo di pesticidi anche quando esistono evidenze sui loro impatti sulla salute e la biodiversità. Non possiamo più ignorare il legame tra ciò che mangiamo, l’ambiente e la nostra salute. La Commissione Europea, inoltre, con il pretesto della semplificazione normativa, sta portando avanti un pericoloso arretramento per la protezione della salute pubblica e dell’ambiente: con la proposta “Omnibus sulla sicurezza di alimenti e mangimi”, si vorrebbe introdurre la possibilità di concedere approvazioni illimitate per le sostanze attive, eliminando le revisioni sistematiche necessarie a vietarne l’uso quando nuove evidenze scientifiche ne provano la pericolosità”.  Così dichiara Silvia Visca, Responsabile programma biodiversità di Greenpeace Italia.

“Con questa petizione chiediamo di fermare questa deriva e fissare regole più stringenti, trasparenti e orientate alla protezione delle persone, degli ecosistemi e del futuro dell’agricoltura”, conclude Silvia Visca.

 

SISTEMA NERVOSO, ENDOCRINO E RIPRODUTTIVO: I RISCHI PER LA SALUTE UMANA

I pesticidi sono progettati per eliminare organismi viventi, ma il loro impatto va oltre i campi. Glifosato, neonicotinoidi, fungicidi e insetticidi sono al centro dell’attenzione scientifica per i loro possibili effetti sul sistema nervoso, endocrino e riproduttivo degli organismi esposti. Il glifosato, l’erbicida più utilizzato al mondo e presente anche in prodotti di largo consumo come cereali, pasta e legumi, è stato classificato come “probabile cancerogeno per l’uomo” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).

La gravidanza e la prima infanzia sono invece le categorie più sensibili: l’OMS evidenzia come l’esposizione ad alcune sostanze chimiche, tra cui pesticidi con effetti neurotossici o di interferenza endocrina, possa incidere sullo sviluppo ormonale e neurologico di feti e bambini.

 

PESTICIDI NELLE ACQUE ITALIANE: CONTAMINATO IL 77% DEI PUNTI DI MONITORAGGIO

I pesticidi non restano confinati nei campi: si diffondono nell’ambiente, nel suolo e nelle risorse idriche, entrando nei cicli naturali e contribuendo a un’esposizione diffusa. In Italia, secondo ISPRAi pesticidi sono presenti in circa i due terzi dei punti di monitoraggio delle acque superficiali e in una quota significativa delle acque sotterranee, evidenziando una contaminazione diffusa delle risorse idriche

Attraverso il suolo e le piogge, queste sostanze raggiungono fiumi, laghi e falde sotterranee, diffondendosi ben oltre le aree agricole. I dati fotografano quindi una contaminazione sistemica che colpisce interi ecosistemi, causando perdita di biodiversità, alterazione degli habitat acquatici e impatti sulla catena alimentare. Un problema difficile da eliminare: anche quando alcune sostanze vengono vietate o sostituite da molecole simili, i pesticidi ci impiegano anni a scomparire.

 

I DATI DEL DOSSIER PESTICIDI  2025 DI LEGAMBIENTE

 

Quasi metà dei campioni analizzati contiene pesticidi e oltre il 30% più sostanze insieme. La fotografia aggiornata dei residui di fitofarmaci negli alimenti mostra un quadro ancora contraddittorio e lontano dalle promesse di un’agricoltura finalmente sicura e sostenibile. È quanto era emerso dal dossier Stop pesticidi nel piatto 2025 di Legambiente, presentato nel dicembre 2025 e realizzato con il sostegno di AssoBio e Consorzio Il Biologico, unendo impegno ambientalista, esperienza del biologico e rappresentanza delle imprese, che analizza 4.682 campioni tra frutta, ortaggi, cereali, prodotti trasformati e alimenti di origine animale, provenienti dall’agricoltura convenzionale e biologica.

Se da un lato oltre la metà dei campioni di cibi da agricoltura convenzionale risulta priva di residui (50,94%, dato però in flessione rispetto all’anno precedente in cui i campioni privi di residui erano il 57,32%), dall’altro quasi il 48% contiene tracce di uno o più fitofarmaci. Il 17,33% presenta un solo residuo, mentre il 30,26% multiresiduo, un dato in evidente peggioramento con un incremento del 14,93% rispetto all’anno precedente). Una criticità tutt’altro che marginale, considerando che l’“effetto cocktail” continua a sfuggire al perimetro della normativa europea sull’utilizzo dei pesticidi: le autorizzazioni restano calcolate sostanza per sostanza, come se l’esposizione reale non fosse quasi sempre combinata.

La percentuale complessiva di irregolarità rispetto ai limiti fissati dall’UE (1,47%) può sembrare contenuta, ma non racconta il rischio reale: non considera le esposizioni cumulative, gli effetti additivi e sinergici, né l’impatto nel tempo su ecosistemi e salute. E la frutta si conferma il comparto più problematico: tre campioni su quattro (75,57%) contengono multiresiduo e il 2,21% risulta non conforme, con frequenti superamenti dei limiti di legge. Nei prodotti orticoli la situazione è migliore, ma resta complessa: residui nel 40,17% dei casi, sebbene con non conformità limitate (1,03%). Meglio i prodotti trasformati (32,89% con residui) e molto positivo il quadro relativo al settore animale, con quasi l’88% dei campioni totalmente esenti, anche se, in questo caso, sarebbe opportuno ampliare l’analisi dei residui includendo anche la presenza di sostanze come gli antibiotici.

Tra le sostanze più rilevate compaiono insetticidi e fungicidi di uso diffuso – Acetamiprid, Boscalid, Pirimetanil, Azoxystrobin, Fludioxonil – mentre diversi casi emblematici raccontano la persistenza di molecole tossiche e vietate come peperoni italiani con Tetramethrin (non più autorizzato dal 2002) o il ritrovamento di DDT in campioni di patate e zucchine, simbolo storico della contaminazione persistente.

Decisamente più rassicurante il biologico: l’87,7% dei campioni analizzati è totalmente privo di residui, solo un caso di irregolarità complessiva, probabilmente dovuta al fenomeno della deriva dei pesticidi dalle aree limitrofe. Un risultato che conferma come i sistemi a basso input chimico siano già oggi un modello efficace e competitivo.

“Questi dati ci dicono che non è sufficiente rispettare i limiti di legge – ha dichiarato all’uscita del report a dicembre Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente – L’obiettivo dev’essere ridurre drasticamente l’uso dei fitofarmaci, attraverso una legislazione europea e nazionale e modelli produttivi che proteggano ecosistemi e salute delle persone. Il multiresiduo resta una minaccia sottovalutata, soprattutto quando parliamo di bambini e fasce più vulnerabili della popolazione, ed è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare”.

“L’agricoltura italiana è in sofferenza prosegue Gentili tra insetti alieni che arrivano con l’innalzamento delle temperature, calo delle rese dovuto alla siccità e fenomeni estremi, erosione e vulnerabilità dei suoli che stanno perdendo fertilità. Ma la risposta non può essere aumentare la deriva chimica come se fosse l’unica soluzione possibile. Significa spingere il sistema in un vicolo cieco, aggravando proprio le fragilità che vorremmo risolvere. Esistono alternative concrete in chiave agroecologica: l’adozione diffusa di tecniche di biocontrollo, con sostanze naturalmente presenti in natura — come l’acido pelargonico — in grado di eliminare infestanti in modo alternativo rispetto al Glyfosate, rispettando la biodiversità del suolo; l’adozione di rotazioni colturali e sovesci, che ripristinano fertilità e interrompono i cicli di parassiti; la tutela degli insetti impollinatori; la protezione della biodiversità agricola e naturale. Accanto a questo, l’impiego di filiere corte e trasparenti, che riducono l’impatto ambientale e rafforzano il legame tra territorio, produttore e consumatore. Questa è la strada da percorrere per garantire qualità, resilienza e reddito agli agricoltori senza compromettere la salute del suolo, dell’acqua e dell’aria”.

“È evidente – ha aggiunto Nicoletta Maffini, presidente AssoBio quanto la collaborazione tra organizzazioni e la costruzione di alleanze solide rappresentino oggi elementi imprescindibili per promuovere un modello agricolo nuovo, più sano, più equo e realmente rispettoso dei territori. Il Dossier Pesticidi 2025 nasce proprio da questa visione: risponde alla crescente attenzione dei consumatori verso la qualità e la sicurezza del cibo e intende stimolare il mondo agricolo, la comunità scientifica e le istituzioni a un impegno condiviso per ridurre l’impatto della chimica sugli ecosistemi.”

“La presenza di residui chimici nel cibo, ovvero di piccole dosi di veleno o di più veleni, che si sommano e si accumulano dentro di noi, resta un problema serio e decisamente sottovalutatoha altresì dichiarato Massimo Monti, presidente Consorzio Il Biologico – Un problema che ha effetti rilevanti sulla salute di tutti e che quindi ha ricadute negative, citando la fin troppo inflazionata Sostenibilità, sia economiche (spesa sanitaria pubblica e privata), sia sociali (rispetto e difesa delle Persone). La produzione di cibo biologico risolve il problema alla radice, limitando – nella peggiore delle ipotesi – la presenza di residui a tracce imputabili a derive ambientali. Come Consorzio che da 35 anni promuove diffusione, sviluppo, senso ed utilità della produzione biologica, siamo molto contenti di poter supportare Legambiente in questo percorso di diffusione – trasparente e consistente – di consapevolezza e conoscenza: tutte condizioni necessarie per poter comprendere, agire e migliorare”.

 

Le proposte di Legambiente per una svolta nelle politiche sui pesticidi

Legambiente nel report aveva chiesto un cambio di passo concreto: approvazione urgente del SUR in Europa e del PAN con obiettivi stringenti di riduzione; potenziamento del monitoraggio e del biomonitoraggio ambientale; misure penali chiare contro la produzione e il traffico di pesticidi illegali; supporto reale agli agricoltori nella transizione verso biologico e agricoltura integrata avanzata.

Il dossier insisteva su un punto politico decisivo: il diritto all’alimentazione sicura non può essere affidato solo ai controlli finali o alle scelte dei consumatori. Serve una visione pubblica, un Green Deal agricolo che non arretri di fronte alle pressioni dell’agribusiness e che introduca strumenti concreti per spingere la transizione ecologica del settore.

Per Legambiente questo significa incentivi mirati per chi converte al biologico, sgravi fiscali e semplificazioni per le aziende che adottano pratiche a basso impatto, un’IVA ridotta sui prodotti bio e sostenibili e un ruolo guida delle istituzioni attraverso mense pubbliche che acquistino in modo strutturale prodotti biologici, locali e di qualità, diventando il motore di un vero cambiamento della domanda.

Politiche pubbliche che trasformino il mercato, garantiscano reddito agli agricoltori e assicurino cibo sano e accessibile a tutta la popolazione, non solo a chi può permetterselo.

 

FONTE DATI: Dossier pesticidi 2025 – Legambiente 

 

LA PETIZIONE DI GREENPEACE ITALIA

Per proteggere la salute umana e gli ecosistemi, Greenpeace Italia ha lanciato una petizione rivolta alle istituzioni italiane ed europee per fermare la deregolamentazione dei pesticidi e rafforzare le tutele per l’ambiente.

Le richieste sono chiare:

  • vietare i pesticidi più pericolosi per la salute umana e la biodiversità a partire da quelli con
  • effetti documentati sul sistema endocrino, neurologico e sugli impollinatori;
  • fermare la deregulation prevista dal “pacchetto Omnibus”, la proposta di riforma delle norme dell’Unione europea che mira a ridurre le revisioni periodiche su pesticidi consentiti e allungare le autorizzazioni alle multinazionali dell’agrochimica;
  • regole più stringenti che tengano conto degli effetti combinati e cronici della presenza di più sostanze presenti nello stesso alimento. Ad oggi la conformità legale si basa infatti sulla singola molecola, senza considerarne il cosiddetto multiresiduo;
  • sostegno concreto all’agroecologia, con investimenti in modelli agricoli che promuovono pratiche agricole sostenibili e riducono l’uso della chimica di sintesi e tutelano suolo, acqua e biodiversità.

Qui è possibile firmare la petizione: https://attivati.greenpeace.it/petizioni/stop-pesticidi/

 

 

 

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