“La nascita del Servizio sanitario nazionale nel 1978, superando il sistema delle mutue, rendeva operante il principio inderogabile di uguaglianza, espresso dalla Costituzione che, con l’articolo 32, riconosce la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
A dichiararlo è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo all’Auditorium Antonianum di Roma nel giorno della Giornata internazionale dell’Infermiere, ricorrenza che richiama la nascita di Florence Nightingale, fondatrice dell’infermieristica moderna. L’appuntamento nazionale, promosso dalla Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI) con il titolo “Un secolo di sapere infermieristico. Nati per prendersi cura, formati per eccellere”, ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici, scientifici e ordinistici.
Davanti alla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il Capo dello Stato ha richiamato il valore umano, civile e costituzionale della professione, definendo infermiere e infermieri “un vero e proprio esercito del bene” e ribadendo “la gratitudine della Repubblica” per ciò che hanno fatto e continuano a fare ogni giorno, tra competenza clinica, umanità e prossimità alla persona.

Ad aprire i lavori è stata Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI, che ha definito la giornata: “un passaggio storico per la professione infermieristica italiana. Celebriamo 100 anni di sapere infermieristico, un secolo di studio, dedizione, assistenza, crescita civile e professionale. È come se passato e futuro si incontrassero oggi in questo auditorium per ricordarci da dove veniamo e soprattutto per indicarci con chiarezza la direzione verso cui camminiamo. I recenti decreti sulle nuove lauree specialistiche non sono semplici passaggi burocratici, ma il sigillo su un’identità professionale ormai matura, autonoma e scientificamente solida”.
Mangiacavalli ha richiamato in particolare i percorsi specialistici in cure primarie e infermieristica di famiglia e comunità, cure infermieristiche pediatriche, cure intensive ed emergenza, collegando il valore simbolico della giornata alla necessità di rafforzare competenze, autonomia e ruolo degli infermieri dentro il Servizio sanitario nazionale.
In Sicilia gli infermieri sono oltre 35.500 e ogni giorno si misurano con carichi di lavoro crescenti, carenze di personale, nuove responsabilità e una domanda di salute sempre più complessa.
A richiamare il peso della professione è Antonino Amato, presidente dell’Ordine delle Professioni infermieristiche di Palermo e componente del Comitato centrale FNOPI, presente a Roma per l’appuntamento nazionale.
“È una giornata importante per tutti noi. Voglio rivolgere un augurio a tutti i colleghi e a tutta la rete infermieristica. La professione è cambiata moltissimo: oggi l’infermiere non prende in carico la persona soltanto sotto l’aspetto patologico, ma anche relazionale, psicologico e sociale. Intercetta le fragilità, rappresenta spesso il primo punto di riferimento per il cittadino e ha bisogno di pieno riconoscimento nelle responsabilità, nelle competenze e nel ruolo che svolge ogni giorno”.
Fabbisogno, territorio e competenze
“Il tema non può essere affrontato soltanto con i numeri delle dotazioni organiche. Per anni abbiamo ragionato su numeri teorici, spesso condizionati dalla massa finanziaria disponibile e quindi sottodimensionati. Oggi dobbiamo capire qual è il vero fabbisogno degli ospedali, del territorio, delle Case di comunità, degli Ospedali di comunità e delle Centrali operative territoriali. Non basta dire quanti infermieri mancano. Bisogna capire dove servono, per quali funzioni, con quali competenze e dentro quale organizzazione”.
“Il DM 77 ci mette nelle condizioni di essere protagonisti di un cambiamento strutturale del Servizio sanitario nazionale. In Sicilia ci auguriamo che questo cambiamento avvenga in maniera forte e incisiva. Le Case di comunità devono diventare luoghi di accoglienza e vicinanza alla persona, capaci di rispondere ai bisogni clinici, sociali e relazionali prima che diventino emergenza. Per farlo servono infermieri, medici e altre professioni capaci di lavorare insieme”.
“Gli infermieri devono avere una formazione sempre più specifica. Le lauree magistrali e i percorsi specialistici possono dare conoscenze più avanzate, da applicare negli ospedali e soprattutto nel territorio. Ma se chiediamo maggiori responsabilità, quelle responsabilità devono essere riconosciute anche sul piano contrattuale ed economico. L’infermiere specialista non può essere trattato come il professionista generalista”.
Giovani, lavoro e futuro
Il ricambio generazionale apre uno spiraglio positivo, ma resta il tema delle condizioni di lavoro e della capacità del sistema di trattenere i professionisti.
“Quest’anno si nota una scelta più consapevole. Chi si iscrive a infermieristica come prima scelta lo fa perché vuole diventare infermiere, non perché ripiega su un’altra professione sanitaria. Questo è un segnale importante. Abbiamo bisogno di giovani motivati, preparati e consapevoli della responsabilità che andranno ad assumere. L’infermiere di oggi non è più quello di cento anni fa e non è nemmeno quello di venti anni fa. È un professionista autonomo, formato e indispensabile nel lavoro di équipe”.
“È vero che esiste una tendenza ad andare fuori, anche perché in altri Paesi può esserci un riconoscimento economico maggiore. Però è vero anche che molti professionisti, dopo due o tre anni, tendono a rientrare nella propria terra. In Italia ci sono tutele importanti, dalla maternità alla tutela della donna e della gravidanza, che in altri contesti non sempre sono garantite allo stesso modo. Questo non significa che dobbiamo accontentarci. Significa valorizzare ciò che il nostro sistema offre e, allo stesso tempo, lavorare per migliorare stipendi, organizzazione, carichi di lavoro e possibilità di crescita professionale”.
L’appello
Tra nuove iscrizioni e mobilità verso l’estero, la questione resta il valore che il sistema riconosce a chi sceglie la professione. La Giornata internazionale dell’Infermiere diventa così non solo un momento celebrativo, ma anche una richiesta di responsabilità alla politica sanitaria. Per Amato, gli infermieri devono partecipare maggiormente alla programmazione delle risposte ai cittadini.
“Gli infermieri sono una colonna portante del sistema sanitario regionale e nazionale. Devono essere presenti nei luoghi in cui si programmano le risposte ai bisogni dei cittadini. Non possono essere chiamati in causa solo quando il sistema è in difficoltà. Oggi lavoriamo in équipe e dentro una Casa di comunità non ci deve essere soltanto l’infermiere o soltanto il medico, ma più professioni capaci di leggere i bisogni della popolazione e dare risposte integrate. Il territorio è il luogo in cui dobbiamo essere più presenti. È lì che si gioca una parte importante del futuro della sanità. Gli infermieri hanno la consapevolezza e le competenze per essere protagonisti di questa trasformazione, ma devono essere messi nelle condizioni di farlo”.




