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L'analisi del report Istat

I nuovi flussi migratori italiani: Sicilia tra rientri e partenze, il continuo esodo che priva l’Isola dei suoi giovani laureati

martedì 4 Agosto 2026

L’analisi dei più recenti dati forniti dall’Istat nel report sulle migrazioni interne e internazionali disegna un quadro demografico in grande trasformazione e in cui il panorama della mobilità in Italia mostra dinamiche apparentemente controtendenza ma strettamente interconnesse, caratterizzate da una ripresa dei trasferimenti interni di residenza, un netto ridimensionamento delle emigrazioni dei cittadini italiani verso l’estero e un ruolo cruciale delle immigrazioni straniere.

Nel corso del biennio recente, il Paese ha registrato una marcata contrazione degli espatri. Dopo il picco toccato nel 2024 con 141mila uscite di cittadini italiani — un valore in parte condizionato dall’inasprimento delle sanzioni legate alla mancata iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (AIRE) —, nel 2025 le uscite sono scese a 109mila unità, con una riduzione del 22,7%.

aeroporti

Questa flessione ha attenuato il saldo migratorio negativo degli italiani con l’estero, che è passato da -83mila a -53mila residenti. Ciononostante, il saldo complessivo con l’estero rimane positivo (+296mila) e continua a poggiare in larga misura sull’ingresso sostenuto di cittadini stranieri, pari a 383mila immigrazioni.

Se a livello internazionale la fuga complessiva degli italiani verso l’estero sembra rallentare, a livello interno si riaccendono le tradizionali direttrici della mobilità interregionale. Nel 2025 i trasferimenti di residenza tra Comuni italiani sono saliti a 1 milione 455mila, con uno squilibrio che continua a penalizzare il Mezzogiorno a favore delle regioni del Centro-Nord.

In questo contesto proprio la Sicilia occupa una posizione di primissimo piano e rappresenta un l’osservatorio utile per comprendere le situazione  sulla transizione demografica e la fuga del capitale umano qualificato.

La flessione degli espatri e il riassetto delle immigrazioni straniere

Il ridimensionamento delle partenze verso l’estero segna una netta discontinuità rispetto al recente passato. La diminuzione delle uscite di cittadini italiani verso paesi esteri è in parte riconducibile all’effetto regolarizzazione indotto dalle norme che hanno introdotto sanzioni pecuniarie per chi non si iscrive all’AIRE. Dopo l’ondata di regolarizzazioni anagrafiche del 2024, i dati dell’anno successivo mostrano un reale riassestamento dei flussi.

Parallelamente, si osserva un riassetto delle principali mete estere. Se storicamente il Regno Unito e la Germania rappresentavano i poli d’attrazione principali, nel 2025 si è assistito a un vistoso calo delle uscite verso queste nazioni: le partenze verso il Regno Unito sono scese del 38,5%, mentre quelle verso la Germania del 36,8%. Questo calo ha permesso alla Spagna di diventare la prima destinazione assoluta degli espatriati italiani, raccogliendo il 12,2% delle uscite complessive.

Un elemento innovativo che emerge dai dati Istat riguarda la composizione di chi emigra: ben il 33,9% dei cittadini italiani che espatriano nel 2025 è costituito da persone nate all’estero.

Si tratta dei cosiddetti nuovi italiani, ovvero immigrati che hanno acquisito la cittadinanza o italo-discendenti che utilizzano l’Italia come tappa intermedia all’interno di percorsi migratori più ampi.

Sul fronte degli ingressi, si registra una lieve contrazione delle immigrazioni dall’estero, scese a 440mila unità complessive. La componente straniera, pur registrando un lieve calo, continua a rappresentare l’87% dell’intero flusso d’ingresso nel Paese.

La geografia della provenienza sta cambiando rapidamente: gli arrivi dall’America Latina e dai paesi europei mostrano flessioni, mentre crescono in modo significativo gli ingressi dall’Asia (+18,6%). Tra le singole nazionalità spiccano il Bangladesh e il Marocco, seguiti da Pakistan e India. Al contrario, diminuiscono notevolmente i flussi dall’Ucraina, segnalando un riassorbimento della fase emergenziale post-conflitto, e dalla Romania.

Un fattore chiave che ha inciso sul calo degli ingressi dall’America del Sud è stata la revisione della disciplina sul riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis, che ha introdotto criteri più stringenti per l’ottenimento della cittadinanza per discendenza.

Il Mezzogiorno e la trappola dei centocinquantamila laureati

Se la riduzione degli espatri offre un quadro nazionale apparentemente più stabile, l’analisi disaggregata per il Mezzogiorno e le Isole rivela un’emergenza strutturale: l’emorragia di capitale umano altamente qualificato. Tra il 2019 e il 2025, il Mezzogiorno ha perso circa 150mila giovani italiani laureati di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Questa drammatica perdita è il risultato di un doppio canale migratorio. Da un lato c’è la componente interna: il saldo migratorio verso le regioni del Centro-Nord ha generato una perdita netta di circa 122mila giovani laureati meridionali. Nel solo 2025, i trasferimenti totali dal Mezzogiorno al Centro-Nord sono stati 112mila, contro 67mila movimenti in senso opposto, determinando un saldo netto negativo per il Sud di 45mila residenti.

Dall’altro lato c’è la componente estera, che negli ultimi sei anni ha sottratto al Mezzogiorno ulteriori 28mila giovani laureati.

 

La mobilità interna agisce come un meccanismo di redistribuzione asimmetrica delle risorse umane. Le regioni centro-settentrionali compensano ampiamente le proprie perdite di laureati verso l’estero grazie all’attrazione di giovani qualificati provenienti dal Sud.

Il Nord Italia, pur avendo perso circa 49mila giovani laureati verso l’estero tra il 2019 e il 2025, registra un saldo migratorio interno positivo di 108mila laureati dal Mezzogiorno, chiudendo il bilancio complessivo con un guadagno netto di circa 59mila giovani laureati. La Lombardia è la regione maggiormente beneficiaria: pur perdendo oltre 18mila laureati verso l’estero, registra un saldo interno di +58mila, ottenendo un guadagno netto di quasi 40mila unità qualificate. Segue l’Emilia-Romagna con un saldo positivo di 22mila laureati.

Il Centro Italia attenua la sua perdita estera grazie a un saldo interno positivo con il Sud, contenendo il deficit totale a sole mille unità. Il Mezzogiorno, invece, subisce un effetto di svalutazione cumulativa.

La Campania rappresenta il caso più critico, con una perdita complessiva di 42mila giovani laureati, dovuta sia al deflusso verso le altre regioni sia alle uscite verso l’estero. A livello nazionale, il saldo negativo dei laureati italiani verso l’estero è stato formalmente compensato dall’ingresso di giovani laureati stranieri. Tuttavia, questa compensazione quantitativa non risolve la frattura interregionale, poiché l’immigrazione straniera qualificata si dirige prevalentemente verso le aree produttive del Nord, lasciando il Mezzogiorno sprovvisto sia di risorse autoctone sia di flussi compensativi dall’estero.

Sicilia: tra la trappola demografica e la mobilità delle competenze

Nel panorama migratorio del Mezzogiorno, la Sicilia riveste un ruolo di primo piano, costituendo insieme alla Campania e alla Puglia uno dei principali bacini d’origine della mobilità diretta verso il Centro-Nord.

I dati Istat evidenziano che nel 2025 la Campania ha generato il 29% dei trasferimenti meridionali verso il settentrione, seguita immediatamente dalla Sicilia con il 23,6% e dalla Puglia con il 17,7%. Il tasso migratorio interno delle Isole si attesta a un valore negativo di -1,8 per mille residenti.

La direttrice prevalente degli spostamenti dei residenti siciliani verso il settentrione è fortemente orientata verso la Lombardia, che assorbe circa il 29,4% dei flussi in uscita dall’isola verso il Centro-Nord, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto.

Sul versante delle relazioni con l’estero, la Sicilia registra dinamiche che rispecchiano il modello insulare e meridionale. Nel 2025, dalle Isole si sono registrati 11mila espatri di cittadini italiani, con un tasso di emigratorietà dell’1,9 per mille.

Un dato peculiare della Sicilia e dell’area insulare riguarda la composizione di coloro che lasciano l’isola per l’estero: se il 61,7% degli espatriati dal Mezzogiorno è costituito da persone nate nella stessa area di partenza, una quota rilevante, pari al 35,2%, è rappresentata da cittadini italiani nati all’estero. Questo fenomeno è legato sia al rientro nei paesi d’origine di famiglie immigrate che hanno ottenuto la cittadinanza in Sicilia, sia alla presenza di italo-discendenti che hanno trasferito e poi nuovamente spostato la residenza anagrafica.

Per quanto riguarda le destinazioni estere dei siciliani, la Germania, la Gran Bretagna, la Svizzera e la Francia continuano ad assorbire manodopera e professionalità, sebbene con un’incidenza della Spagna in forte ascesa per le fasce giovanili.

In contrasto con le regioni del Nord Italia, che catalizzano la quota maggioritaria dell’immigrazione straniera, la Sicilia e l’area insulare continuano a mostrare un’attrattività limitata per i flussi d’ingresso dall’estero, accogliendo appena il 7,5% dell’immigrazione straniera totale in Italia. Gli stranieri che si stabiliscono in Sicilia provengono prevalentemente da Asia, Africa ed Europa centro-orientale.

Tuttavia, emerge un dato di contro-tendenza molto significativo: la Sicilia e il Mezzogiorno sono destinatrici privilegiate dei rimpatri dei cittadini italiani dall’estero. Il Mezzogiorno nel suo complesso raccoglie un terzo dei rientri totali in Italia. Nelle Isole, quasi il 10% dei rientri proviene da paesi dell’Unione Europea.

Questo dimostra che, se da un lato la Sicilia fatica ad attrarre giovani lavoratori stranieri ad alta qualifica, dall’altro mantiene un forte legame di richiamo per i lavoratori italiani che, dopo un periodo di esperienza all’estero, decidono di rientrare.

I dati diffusi dall’Istat confermano una questione non più rinviabile: il Mezzogiorno continua a perdere energie preziose, competenze e capitale umano qualificato. La fuga di 150mila giovani laureati dal Mezzogiorno tra il 2019 e il 2025, determinata in larga parte dai trasferimenti verso il Centro-Nord (-122mila unità) costituisce un grave impoverimento sociale, economico e produttivo, destinato ad accentuare i divari territoriali del Paese”. Lo ha dichiarato Paolo Capone, Segretario Generale UGL, commentando i dati pubblicati nel Rapporto Istat Migrazioni interne ed internazionali della popolazione residente.

“Per invertire la rotta occorre continuare a incentivare politiche strutturali per il Mezzogiorno come ha fatto il Governo con l’istituzione della Zona economica speciale unica per il Mezzogiorno – ha continuato – capace di incoraggiare gli investimenti, sostenere lavoro stabile e di qualità, rafforzare i servizi e valorizzare il merito. Un’iniziativa che ha integrato e sostenuto lo sviluppo economico e la crescita nelle regioni del Sud, i cui risultati hanno permesso di rendere più forte il tessuto sociale e imprenditoriale dei territori”.

“A questo si affiancano i dati elaborati da Svimez che prevedono per il 2026 una crescita del PIL del Mezzogiorno del +0,8% confermando, per il quarto anno consecutivo, un Sud che cresce più del Nord. Affinché i giovani possano scegliere di restare nelle proprie città di origine – ha proseguito – è necessario continuare a investire in politiche fiscali ed economiche dove i giovani si sentano parte attiva di una crescita personale e professionale.

“Trattenere i talenti al Sud – ha concluso Capone – non è soltanto una priorità territoriale, ma una necessità strategica per la crescita equilibrata dell’intero Paese”.

Le cause socio-economiche e le conseguenze per la Sicilia

La costante contrazione demografica e il saldo migratorio negativo dei giovani laureati in Sicilia non sono elementi casuali, ma la diretta conseguenza di criticità strutturali del mercato del lavoro locale. Il tessuto produttivo siciliano, caratterizzato dalla prevalenza di micro-imprese e da un settore dei servizi spesso a basso valore aggiunto, non offre un numero sufficiente di posizioni adeguate ai titoli di studio universitari.

Laureati UnipaA questo si aggiunge un marcato divario salariale, con livelli retributivi d’ingresso per le professioni qualificate che in Sicilia rimangono sensibilmente inferiori rispetto a quelli offerti nelle regioni del Nord Italia o nel resto d’Europa. La precarizzazione e la lentezza nei processi di stabilizzazione lavorativa completano un quadro che spinge i giovani qualificati a cercare opportunità altrove.

Il prolungato drenaggio di risorse giovani e qualificate produce effetti gravissimi sul tessuto socio-economico dell’isola. La perdita della fascia d’età compresa tra i 25 e i 34 anni riduce la base fertile della popolazione, accentuando il calo delle nascite e accelerando l’invecchiamento anagrafico della regione. Ogni laureato che lascia la Sicilia rappresenta un investimento educativo e sociale sostenuto dalle famiglie e dalla comunità locale che trasferisce il proprio valore aggiunto altrove.

Si innesca così un circolo vizioso: la carenza di competenze qualificate disincentiva gli investimenti esterni nell’isola e l’assenza di nuove realtà produttive ad alta tecnologia impedisce di trattenere i giovani formati dagli atenei siciliani.

Per contrastare l’emorragia demografica e riattivare il circuito dello sviluppo, la Sicilia deve strutturare interventi mirati, sfruttando le opportunità offerte dalle normative nazionali ed europee. È fondamentale valorizzare i regimi fiscali agevolati per i lavoratori impatriati e creare incentivi regionali aggiuntivi per i giovani professionisti e ricercatori che intendono rientrare nell’isola. Allo stesso tempo, occorre sostenere l’autoimprenditorialità ad alto contenuto tecnologico, rafforzando gli incubatori di startup e i fondi di venture capital territoriali per consentire ai laureati di creare impresa sul territorio.

L’utilizzo efficace delle risorse del PNRR e dei fondi di coesione europea rappresenta un passaggio cruciale per trasformare la Sicilia da terra di emigrazione a polo d’attrazione. È necessario rafforzare le sinergie tra università e imprese, creando distretti tecnologici legati alle energie rinnovabili, alla digitalizzazione, all’agroalimentare avanzato e alle biotecnologie.

Infine, investire nella qualità della vita, nelle infrastrutture e nella connettività ultra-larga può consentire all’isola di attrarre lavoratori in remoto e nomadi digitali.

L’ultimo report Istat traccia un quadro complesso in cui, se da un lato il calo generale degli espatri offre margini di stabilizzazione per il Paese, per la Sicilia la priorità assoluta rimane il contrasto alla perdita di capitale umano qualificato. Il Mezzogiorno non può permettersi di continuare a perdere decine di migliaia di giovani laureati ogni anno.

Invertire la tendenza non significa bloccare la mobilità, ma creare in Sicilia le condizioni economiche e sociali affinché partire sia una scelta opportuna e non una necessità forzata, e ritornare rappresenti una concreta prospettiva di crescita.

FONTE DATI: MIGRAZIONI INTERNE E INTERNAZIONALI DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE | ANNI 2024-2025

Nota metodologica

 

Obiettivi conoscitivi e quadro normativo

La rilevazione sistematica delle iscrizioni e cancellazioni anagrafiche per trasferimento di residenza, condotta dall’Istat, rappresenta la base informativa fondamentale per studiare l’intensità e la direzione dei flussi migratori interni e internazionali. I dati raccolti dall’Istat consentono di analizzare la capacità attrattiva dei diversi contesti territoriali e di valutare l’impatto dei movimenti sulla struttura socio-demografica sia nelle aree di origine sia in quelle di destinazione. Sul piano internazionale, le rilevazioni dell’Istituto permettono di monitorare l’andamento dell’immigrazione straniera e l’emigrazione dei cittadini italiani.

La produzione di queste statistiche da parte dell’Istat risponde agli standard europei di armonizzazione definiti dal Regolamento (CE) n. 862/2007, che disciplina la trasmissione dei dati sui flussi migratori e sullo stock di popolazione residente al 31 dicembre, articolato per sesso, età, cittadinanza e Paese di nascita. La rilevazione è compresa nel Programma Statistico Nazionale (codice IST-00119).

Fonti dei dati e basi informative Istat

I dati sui trasferimenti di residenza (tra Comuni italiani e da/per l’estero) vengono acquisiti telematicamente attraverso l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR), alimentata dai Comuni e processata dall’Istat.

Per il calcolo dei tassi migratori e la costruzione degli indicatori analitici, l’Istat integra le informazioni anagrafiche con le seguenti fonti ufficiali del proprio patrimonio informativo:

  • le Stime anticipatorie degli indicatori demografici e sociali Istat relative all’anno 2025;

  • i dati del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni forniti dall’Istat per gli anni 2019-2024;

  • le ricostruzioni intercensuarie della popolazione residente per età, sesso e comune (2002-2019) e la ricostruzione del bilancio demografico (2001-2018) curate dall’Istituto.

L’integrazione di tali basi dati permette all’Istat di garantire la comparabilità temporale delle serie storiche e la solidità metodologica nell’analisi dei fenomeni di mobilità geografica e capitale umano.

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