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Puntata 33

Il giornalismo tra fake news e disinformation, da donna Sarina c’è il sociologo Francesco Pira CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 4 Ottobre 2023

I suoi saggi sono tra i libri più letti dagli studenti delle facoltà di giornalismo in Italia, le sue analisi sulla società di oggi e sui vari fenomeni nella rubrica “Piraterie” su La Sicilia, sono sempre attente, ironiche, ricche di spunti. I suoi libri sono la fotografia lucida ma piena di spiragli dei fenomeni del mondo di oggi. L’ospite della 33esima puntata di donna Sarina è il sociologo Francesco Pira, docente all’Università di Messina, direttore Master in Comunicazione digitale Unime,  delegato del Rettore alla comunicazione, scrittore, giornalista.

Quella di Pira è stata una vita in due parti, nella prima è stato giornalista “puro”, cronista di strada, inviato di guerra. Nella seconda ha iniziato a formare chi il giornalista lo vuol fare. Amatissimo dagli studenti, riceve telefonate ad ogni loro traguardo, con l’orgoglio di chi ha saputo ascoltarli e seguirli in un periodo in cui il giornalismo sembra essere sulla via del tramonto.

“Uno dei miei libri degli ultimi anni si intitola Giornalismi, per dare il senso all’evoluzione di una professione e capire quale giornalismo sta morendo e quale sopravviverà. Certamente il giornalismo d’inchiesta non morirà. Nel giornalismo ci sarà una trasformazione, soprattutto con la fine della carta stampata e già oggi è cambiato il modo di fare questa professione, oggi è più storytelling. Basti pensare che la Bbc ha dedicato su Instagram un tg fatto solo di immagini, sottofondo musicale e poche scritte. Un fatto impensabile prima. Anche in Italia la Rai sta sperimentando molto e investendo sul digitale. Sicuramente dobbiamo scrollarci di dosso l’immagine del giornalista di un tempo, quello che stava seduto alla macchina da scrivere, alla sua scrivania”.

Rimasto senza il papà da bambino, Francesco Pira ha imparato come sia possibile trasformare ogni ostacolo in opportunità di crescita e non ha mai smesso di sorridere alla vita. Professionalmente nel cassetto dei ricordi più belli ci sono quelli da inviato in Irak per Video Music (tv nazionale), quando Franco Battiato organizzò a Bagdad il primo concerto per la pace.

Daniela Brancati era all’epoca la direttrice e mi diede questa grandissima occasione di fare un reportage sulla guerra. Mentre si facevano le prove del concerto ho potuto raccontare quello che stava accadendo. E’ stata un’esperienza dura ma che mi ha formato, bombardarono pure l’albergo. Il reportage andò in onda il 24 dicembre del 1992 e riuscimmo a dire quel che non si era detto fino a quel momento. In tutte le guerre, ancora oggi, una cosa sono i popoli un’altra gli Stati. Oggi corriamo il rischio di avere 300 inviati su un luogo in cui c’è una guerra e la raccontano. Poi c’è il ministro di turno, il capo di turno che dichiara il contrario, li smentisce, fa propaganda e magari lo spettatore, il lettore, ha una sua idea ben precisa e finisce per credere a quella cosa che è più vicina al suo modo di pensare e non alla verità oggettiva di quel che è accaduto”.

Il problema del giornalismo di oggi infatti non è solo la diffusione delle fake news ma anche fenomeni come la disinformation o la misinformation, e che i social hanno amplificato in modo esponenziale.

Da giornalista ha seguito eventi e storie di livello nazionale, si è poi occupato di comunicazione per la Regione Toscana, ha avuto modo di incontrare o intervistare personaggi di calibro mondiale.

Successivamente è passato “dall’altra parte”, quella in cui da docente prepara i futuri giornalisti e comunicatori perché oggi con le nuove tecnologie questo settore si è notevolmente trasformato.

Da professor e da sociologo Pira considera un “padre ispiratore” Zygmunt Bauman, filosofo e sociologo polacco, considerato uno dei più grandi pensatori di questo secolo (è morto nel 2017), colui che ha teorizzato la società liquida, le relazioni liquide.

Lo cito molto nei mie testi, è certamente un padre della nuova sociologia, un punto di riferimento”.

Si emoziona quando un ex studente lo chiama per ringraziarlo di avergli dato gli strumenti giusti per realizzare i suoi sogni e i suoi traguardi ed è molto ottimista sulle nuove generazioni.

Oggi la paura più grande dei giovani è di non trovare lavoro, di non essere competitivi. Sono cresciuti con l’idea di dover considerare la scuola come un adempimento da completare, una parentesi. A 12 anni gli chiedi cosa vuoi fare da grande e ti rispondono: l’influencer. Ma sono più fortunati della nostra generazione, perché noi prima studiavamo per diventare medici, avvocati, ora loro hanno davanti il mondo, i loro competitor sono nel mondo e questa è una visione molto più ampia, che moltiplica le potenzialità. Io sono orgoglioso degli studenti dell’Università di Messina, raggiungono traguardi straordinari ovunque, togliamoci di dosso quel senso d’inferiorità che abbiamo. E un’ultima cosa, chi decide d’insegnare non deve smettere mai di essere un educatore”.

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