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Il quadro politico

Il post amministrative tra successi e feriti: ore contate per il centrodestra, nel campo largo PD e M5S si interrogano sul futuro

mercoledì 27 Maggio 2026
Elezioni comunali amministrative

Il giorno dopo è sempre quello delle riflessioni. E le ultime amministrative impongono più di qualche ragionamento in ottica futura. Le elezioni comunali hanno donato nuove certezze al campo largo, evidenziando alcune crepe da dover ricucire in gran fretta, e tanto fermento all’interno del centrodestra, che adesso dovrà fare i conti con malumori prolungati ormai da fin troppo tempo.

Dei 17 Comuni con sistema proporzionale, con più di 15mila abitanti, al ballottaggio, domenica 7 e lunedì 8 giugno, andranno 3 Comuni: Agrigento, dove la sfida sarà tra Michele Sodano e Dino Alonge; Bronte, dove il duello sarà tra Giuseppe Castiglione e Giuseppe Gullotta; Ispica, dove a scontrarsi saranno Pierenzo Muraglie e Serafino Arena. Tanti i risultati certi in giro per l’Isola: al centrodestra ha trionfato in 6 Comuni (Ribera, San Giovanni La Punta, Milazzo, Carini, Misilmeri, Augusta); il campo progressista in 6 (Enna; Villabate, dove a vincere è stata una lista civica vicino al centrosinistra; Termini Imerese; Floridia; Lentini; Marsala); Sud chiama Nord in 2 (Messina; Barcellona Pozzo di Gotto).

FDI e FI in affanno, resiste la DC dopo il terremoto: vertice in vista?

Litigi, scandali e tensioni hanno pregiudicato il risultato del centrodestra nel corso di queste amministrative. Che qualcosa non funzionasse si era già intuito nel corso del tavoli regionali, durante i quali erano volati gli stracci. I delusi sono tanti: si parte dalle concenti sconfitte a Messina, Enna e Marsala, oltre che al secondo posto di Alonge ad Agrigento che andrà al ballottaggio, fino alle tante esclusioni in Comuni di peso.

La più pesante? Probabilmente quella di Forza Italia a Messina. Proprio nella città dello Stretto gli azzurri si erano fatti portabandiera del candidato sindaco, e in particolar modo il presidente della Regione Renato Schifani e dalla sottosegretaria di Stato ai rapporti con il Parlamento Matilde Siracusano, indicando come profilo ideale Marcello Scurria. Un risultato che gli alleati sono già pronti a rivendicare, così come ad Agrigento, dove la scelta di spaccare la coalizione ha portato gli effetti pronosticati, con la strada spianata per Sodano, che ha anche sfiorato la vittoria al primo turno. La prima tegola si è già avverata, con le dimissioni di Antonio Barbera da segretario di Forza Italia a Messina.

In affanno anche Fratelli d’Italia. Il radicamento nei territori resta il tallone d’Achille dei meloniani, nonostante sia stato grande elemento di dibattito nel corso dell’assemblea degli eletti svolta a Enna un mese fa, incapaci di sfruttare al massimo il traino proveniente dal governo nazionale. Desta sicuramente scalpore vedere FdI fuori da 3 Consigli comunali: Bronte (2,74%), Floridia (4,21%) e soprattutto Enna (4,77%).

Chi invece ha puntato tutto sul forte attaccamento ai territori è la Democrazia Cristiana. Nonostante i mesi difficili, i democristiani sono riusciti a tenere alta la testa, trainando la coalizione ad Agrigento, con l’8,17%, a sostegno di Lugi Gentile, e a Ribera, al 20,69%, dove a trionfare è stato il capogruppo all’Ars della DC Carmelo Pace, con il 54,92% delle preferenze. Ma non solo. Ottimi risultati anche in quelle realtà dove la Democrazia Cristiana si è maggiormente avvicinata alle realtà civiche. Il caso lampante è Ispica. Pierenzo Muraglie sostenuto dal mondo civico centrista molto vicino al presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, come laboratorio politico ispirato dalle ultime elezioni provinciali legate al progetto Radici iblee, è stato il più votato, con il 35% dei consensi, tra i 5 candidati.

Muraglie – candidato del deputato modicano e leader di opposizione al governo di destra che in questi anni ha governato il Comune di Ispica – ha sbaragliato la concorrenza soprattutto degli altri candidati del centrodestra, Angelo Galifi di Forza Italia e Mpa, che non ha superato la soglia di sbarramento, e Tonino Cafisi di Fratelli d’Italia e Noi Moderati, sotto il 5%. Le sue liste sono risultate così le più votate: Lista civica Pierenzo Muraglie è al 20,57%; Libera e Forte è all’11,96%. Proprio quest’ultima presente in altri Comuni ha registrato numeri più che sufficienti.

Reggono il confronto anche la Lega e gli autonomisti, che trainano la coalizione a Enna per Ezio De Rose, San Giovanni La Punta per Mario Brancato, Augusta per Giuseppe Di Mare, Floridia per Antonio Sala e Giuseppe Fisicaro a Lentini, con ottimo risultati anche ad Agrigento, per Dino Alonge, e a Messina per Marcello Scurria. 

E adesso? Cresce l’attesa per comprendere le sorti del centrodestra e a giorni potrebbe concretizzarsi l’idea di un nuovo vertice di maggioranza. Le acque però sono agitate. L’Mpa ha già puntato il dito: “Ad Agrigento una vittoria sicura è stata compromessa dalla scelta della Lega di sostenere una candidatura, ferma al 14%, nonostante la leale apertura del candidato Dino Alonge. Per tacere di Enna, laddove Prima Enna (Lega-DC) si è schierata col sindaco della sinistra. Arduo, oggi, immaginare un sereno confronto al tavolo regionale di maggioranza con chi ha operato per frantumare la coalizione“. Inviti alla riflessione e al confronto sono arrivati anche dal commissario straordinario di Forza Italia Nino Minardo e da quello della Lega Nino Germanà. Crisi evidenziata anche da Gianfranco Miccichè, oggi al gruppo misto all’Ars, mentre a rincarare la dose è stato il deputato regionale azzurro Salvo Tomarchio: “In questi anni si è lavorato tanto, si è prodotto molto, eppure litigi e scandali continuano a offuscare i risultati. Forse in Sicilia dovremmo ridare subito la parola agli elettori, mettendo fine a questo logoramento e facendoci giudicare dai cittadini. Continuando così il referendum ieri, e le amministrative nei grandi centri oggi, rischiano di essere un pericoloso campanello d’allarme“.

Buon esordio per La Vardera: PD e M5S si interrogano sul futuro

Il campo progressista può dirsi certamente soddisfatto. La vittoria in sei Comuni già al primo turno rappresenta un buon traguardo. Tra questi spiccano i re e le regine delle preferenze: Marco Carianni al 74,93% a Floridia, Maria Terranova al 72,16% a Termini Imerese o Mirello Crisafulli al 64,11% a Enna. Ma osservando i singoli Comuni da molto vicino, è possibile notare come in realtà il centrosinistra sia ancora da compattare.

I risultati delle urne non sono positivi ovunque. Partiamo da Ispica. L’unico Comune al voto nel Ragusano non è solo la fotografia delle tensioni all’interno del centrodestra, ma anche delle incomprensioni nel campo largo, diviso e con due candidati in corsa. Da un lato Serafino Arena, al 19,65%, che dovrà vedersela con Muraglie al ballottaggio. Se può sorridere Controcorrente, al 10,47%, terza lista, lo stesso non può dirsi del Movimento 5 Stelle, in lista con Avs e di poco sopra la soglia di sbarramento. Dall’altro Paolo Monaca al 17,34%, sostenuto da Sud chiama Nord, all’8,12%, e Pattito Democratico con un deludente 2,43%. Grande amarezza dunque per i dem che non avranno neanche un consigliere comunale proprio nell’unico Comune in cui la decisione di correre senza gli alleati all’Ars e optare per il partito di Cateno De Luca non ha ripagato. Sempre dalla Sicilia Orientale arriva l’altra sberla, con l’esclusione da Augusta dove il PD ha totalizzato solo il 3%.

Quanto successo ad Ispica non è l’unico punto di riflessione. Tanta attenzione è concentrata anche sul “caso Crisafulli”. Dopo un lungo dibattito i dem non hanno presentato il simbolo. Alla fine le liste a sostegno di Crisafulli sono andate oltre il 53%, con l’ex senatore che si è fatto anche beffa del partito “Mi aspettavo di meglio. La mancanza del simbolo del PD? Ha fatto bene, così abbiamo preso tutti questi voti. Perfetto, è andata benissimo. A Enna il Pd sono io“. Tra le fila del partito in molti hanno puntato il dito contro il segretario regionale Anthony Barbagallo, riaprendo una vecchia ferita mai del tutto rimarginata, che subito dopo il voto ha commentando l’esito delle urne sdrammatizzando: “A Enna il dato certo da cui partire è che il centrodestra perde. Ma è anche certamente una vittoria personale di Vladimiro Crisafulli, frutto della sua storia e della sua esperienza politica. A bocce ferme con il gruppo dirigente faremo una attenta valutazione dei risultati di questa tornata di amministrative, sia dal punto di vista generale sia in ogni singolo comune“.

Cosa ne sarà del PD? Un quesito in realtà rivolto anche al mondo pentastellato. I risultati sono positivi in alcuni centri, ma fanno certamente rumore le piazze in cui non si registrano consiglieri comunali eletti. Oltre alla già citata Ispica, anche a Barcellona Pozzo di Gotto (2,42%), ad Augusta (4,54%) e a Carini (3,24%), ma soprattutto a Messina, dove ha presentato una lista unica con Controcorrente (3,05%), e a Marsala (1,96%). Non è andata meglio in altri Comuni dove la soglia di sbarramento al 5% è stata superata per pochissimo. E’ il caso di Milazzo, dove la lista in comune con il Partito Democratico ha ottenuto il 5,42%, o di Ribera, dove la lista in comune con Controcorrente ha totalizzato il 5,18%. Chi sorride è Ismaele La Vardera e il suo movimento Controcorrente. Nato da circa un anno il partito è rimasto escluso da diversi Comuni, ma l’esordio può dirsi superato con voti pienamente sufficienti, tra consiglieri comunali eletti e la partecipazione a tutti e tre i ballottaggi con candidati di propria espressione.

Occhio a Cateno De Luca

In tempi non sospetti era stato denominato come la mina vangante (CLICCA QUI). E così è stato. Cateno De Luca e Sud chiama Nord hanno confermato di poter essere l’ago della bilancia alle prossime regionali. I buoni risultati alle amministrative ne sono la conferma. La provincia di Messina resta la roccaforte. Federico Basile è stato riconfermato alla guida della città dello Stretto senza troppe fatiche, vincendo con il 58,41%. Bene anche Melangela Scolaro a Barcellona Pozzo di Gotto, vincente al primo turno con il 40,45% delle preferenze. Ma non solo. Anche nelle restanti provincie ScN ha dimostrato di saper dire la sua. Resta adesso da capire quale sarà il futuro del partito e come intende presentarsi nella successiva tornata elettorale in programma nel 2027, salvo stravolgimenti delle ultime ore: con il centrodestra, con il campo largo o si profila una nuova corsa solitaria come nel 2022? 

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