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La conferenza stampa

In Sicilia il “No” scuote la politica, il M5s lancia l’ultimatum a Schifani: “Roccaforti cadute, ora basta chiacchiere” CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 25 Marzo 2026

Non è stato solo un voto sulla Costituzione. In Sicilia, il fragoroso responso delle urne referendarie ha assunto i connotati di un processo politico senza appello al governo di Renato Schifani. Con una percentuale di “No” che tallona il primato della Campania, l’Isola si riscopre “espugnata”, “roccaforti storiche del centrodestra sono cadute sotto i colpi di un voto libero e, soprattutto, giovane“.

Questo il tema della conferenza stampa tenutasi all’Ars dal Movimento 5 Stelle, a cui erano presenti Nuccio Di Paola e Antonio De Luca, coordinatore regionale in Sicilia e capogruppo all’Ars. Il messaggio è chiaro: “La stagione delle chiacchiere è terminata“.

Di Paola: “Un segnale nazionale dalle roccaforti tradite”

Per il coordinatore regionale Nuccio Di Paola, il dato siciliano è quello che scotta di più sulle scrivanie romane.

Il dato che finisce sulle prime pagine dei giornali nazionali è quello siciliano, perché qui il centrodestra governa da dieci anni e zone storicamente feudo della coalizione sono state totalmente espugnate. È un segnale forte, i cittadini hanno usato la matita per dare uno schiaffo a un governo che parla solo di nomine, regolamenti e voto segreto, temi che ai siciliani non interessano affatto.”

Il coordinatore punta il dito contro lo scollamento tra il “palazzo” e la realtà, citando il fallimento sulla sanità: “Nel 2024 Schifani aveva promesso l’abolizione delle liste d’attesa con tanto di sanzioni per i manager. Nulla è avvenuto. Oggi abbiamo una regione allo sbando, con due assessori in meno da mesi e dipartimenti senza guida. O si affrontano i temi veri, o faremo di tutto per fermare i lavori su questioni inutili”.

Devo anche riconoscere il grande lavoro fatto da tutto il comitato del ‘No’ e in particolar modo dal Movimento Cinque Stelle. Noi siamo stati in giro a fare iniziative dal 3 dicembre, la prima l’abbiamo fatta proprio all’Assemblea Regionale Siciliana. Dal 13 dicembre in poi abbiamo continuato a girare tutta la Sicilia, facendo campagna anche quando i sondaggi davano il  Sì al 60% e il No al 40%“.

Un’altro tema su cui il coordinatore regionale si è soffermato è quello dei rincari dovuti alla guerra in Medio Oriente, che incidono sul costo del carburante e sulla vita dei siciliani. “Il governo regionale non ne ha parlato in Assemblea. Per questo abbiamo lanciato un ultimatum al presidente Schifani, o si affrontano i temi veri, sanità, mondo produttivo, oppure faremo di tutto per non permettere che si continui a lavorare su questioni che non interessano i cittadini“.

Sulle prossime elezioni amministrative aggiunge: “Vogliamo essere capillari e unire sempre di più la coalizione e le prossime elezioni amministrative saranno un banco di prova importante“.

Da qui a un anno c’è un percorso importante da fare insieme. O si affrontano seriamente i problemi della sanità e delle liste d’attesa, oppure il presidente deve prendere atto del fallimento. In caso contrario, faremo di tutto insieme alle forze di opposizione per fermare lavori che non riguardano i siciliani“.

De Luca: “Il sistema di potere crolla quando il voto è libero”

Antonio De Luca

Sulla stessa linea d’onda il capogruppo all’Ars Antonio De Luca, che analizza la natura “eclatante” del risultato. Secondo De Luca, il referendum ha svelato la fragilità di un sistema che regge solo quando può esercitare controllo.

In questa occasione i siciliani hanno potuto votare liberamente, senza condizionamenti clientelari. Quando il voto è libero, il sistema di potere crolla, mentre quando è condizionato da promesse o ricatti, quel sistema riesce ancora a vincere. Gli elettori si sono accorti del bluff, si parlava di riforme per l’efficienza, ma l’intento era altro. È lo stesso schema adottato da Schifani e prima ancora da Musumeci, una distanza enorme tra ciò che si dice e ciò che si fa“.

Il capogruppo evidenzia come la sanità sia diventata il simbolo di questo “mercato dei diritti“. “Non è accettabile dover passare dalle raccomandazioni per una TAC o una risonanza. Il governo ha favorito il privato, ma le liste restano lunghissime. I siciliani sono stanchi di una classe dirigente spesso coinvolta in vicende giudiziarie e incapace di produrre riforme“.

Sul fronte progressista?C’è la volontà di andare al voto il prima possibile con una coalizione unita e un candidato presidente competitivo. Nei prossimi mesi lavoreremo sul territorio, confrontandoci con i cittadini e costruendo, insieme al programma nazionale, anche quello regionale. L’obiettivo è presentare una proposta innovativa e credibile, capace di mettere in difficoltà un centrodestra che, senza il controllo del voto, dimostra tutta la sua debolezza“.

Verso l’alternativa: “Cercasi coerenza”

Il Movimento 5 Stelle non si limita alla critica, ma guarda già alle prossime amministrative, a partire da Termini Imerese con Maria Terranova. L’obiettivo è trasformare il milione di “No” in un progetto di governo alternativo, unendo la coalizione progressista.

L’ultimatum a Schifani è lanciato: se la Premier Meloni parla di “repulisti” a Roma per le inchieste nel suo partito, il M5S chiede che lo stesso metro venga applicato in Sicilia, dove il 61% dei cittadini ha espresso un giudizio di sfiducia che pesa come un macigno.

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