Non è più solo una questione di corsie d’ospedale o liste d’attesa. La sanità siciliana, dopo l’ultimo terremoto giudiziario che ha travolto il dirigente generale del Policlinico di Messina Salvatore Iacolino, è diventata il campo di battaglia finale per il governo di Renato Schifani.
Le opposizioni compatte sotto la bandiera del campo progressista, hanno convocato una conferenza stampa all’Ars che ha tutto il sapore di un ultimatum: “La legislatura è al capolinea, staccate la spina”. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Controcorrente, Alleanza Verdi e Sinistra, Progetto Civico Italia, Spazio Civico, Partito Socialista Italiano, +Europa e Più Uno.

Ad aprire le danze è il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo, che non usa giri di parole per descrivere quello che definisce un “utilizzo spregiudicato” della salute pubblica. Per il segretario dem, l’indagine su Iacolino, l’uomo a cui era stata affidata metà del bilancio regionale, non è un incidente di percorso, ma il “punto di non ritorno del disastro“. La stoccata è diretta al cuore della maggioranza: “Per il centrodestra il problema non è la Sicilia che affonda, ma come coprire la poltrona lasciata vuota”. Barbagallo annuncia che quella di oggi non è solo una protesta di palazzo, ma l’inizio di una “mobilitazione che porteremo in ogni piazza dell’Isola”.
“Schifani tragga le conseguenze e rassegni il mandato“, continua il segretario dem, “altrimenti lanceremo una vera e propria mobilitazione in ogni angolo della nostra terra“.

Se Barbagallo attacca sul fronte politico, il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera entra a gamba tesa sulle dinamiche interne alla coalizione di governo, lanciando indiscrezioni che sanno di “sfratto” imminente. Secondo il deputato, l’isolamento di Schifani sarebbe ormai totale, persino a Roma: “La Meloni avrebbe già deciso di anticipare il voto a settembre, preparando Musumeci come alternativa”.
La Vardera dipinge un quadro di un’amministrazione fuori controllo, dove le inchieste si susseguono senza sosta: “Gliela fanno sotto gli occhi ogni giorno e lui non se ne accorge. Lo sfratto a Schifani non lo abbiamo fatto noi, ma la sua stessa maggioranza”. Un riferimento neanche troppo velato alle presunte manovre di Raffaele Lombardo per staccare la spina al governo regionale.
“Mi verrebbe da dire che ne resterà soltanto uno. Non è solo il titolo di un film, ma il titolo di questa commedia del governo Schifani, un governo di indagati“.
“Cos’altro serve per mandare a casa questo governo? Che cominciano a fare omicidi?“.

Nuccio Di Paola, coordinatore regionale del M5S, punta invece sulla stanchezza dei siciliani, ormai quasi “assuefatti” ad una narrazione fatta di scandali e arresti. L’attacco al Presidente della Regione è frontale, Schifani vivrebbe in una “realtà parallela“, più preoccupato di blindare l’aula con il voto segreto o i cambi di regolamento che di pulire il sistema.
“La sanità siciliana deve essere liberata dal puzzo della mala politica”, incalza Di Paola, sottolineando che l’unità delle opposizioni non è una scelta di comodo, ma una “grande responsabilità” per offrire un’alternativa normale a una terra che normale non sembra più.
“Il presidente Schifani prenda atto che il suo governo sta trattando temi che non interessano ai siciliani. L’assemblea regionale siciliana continuerà a bocciare tutte quelle norme che verranno portate in assemblea con voto segreto e non fino a quando non si tratteranno i veri problemi siciliani“, conclude Di Paola.
Il messaggio congiunto firmato da tutte le sigle del campo progressista parla chiaro, l’ombra della mafia sull’ultima indagine è la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo.




