Parte il conto alla rovescia per il fermo pesca. Dal 1° al 30 settembre, come stabilito da decreto del Ministero, sarà un mese di stop in Sicilia per le unità autorizzate all’utilizzo di reti a strascico a divergenti, sfogliare-rapidi e reti gemelle a divergenti.
Si fermano le imbarcazioni, ma non la crisi che da tempo attanaglia il settore e minaccia tutte le marinerie dislocate lungo la costa dell’Isola, anche le più storiche. Il 2026 si è rivelata un’annata nera per il comparto, che oltre a dover fare i conti con il cambiamento climatico ha dovuto affrontare le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Prima i danni provati dal ciclone Harry, poi l’impennata dei prezzi del gasolio, che ha letteralmente bruciato i guadagni di chi lavora al largo.
Una vera e propria “economia di guerra”. Ad evidenziarlo i numero di Confcooperative Fedagripesca: il costo del pieno è passato da una media di 6-9mila euro a 13.440 euro, con rincari settimanali che sfiorano i 4.500 euro. Un’emergenza che non risparmia neanche l’acquacoltura, con imprese colpite dall’aumento delle bollette per gli stabulari, +200%, e delle cassette in polistirolo, +40%. In tal senso, lo scorso maggio l’Ars aveva dato il via libera alla norma che stanziava 30 milioni, di cui 5 per la pesca, contro il caro carburante. L’intervento, però, almeno per il momento, non è stato riproposto all’interno della variazione di bilancio. Contestualmente, un sostegno è arrivato anche dal governo nazionale, con il disco verde al credito d’imposta al 20%. Ma basteranno veramente?
Oltre a dover pensare ai costi esorbitanti per tenere in vita i propri mezzi, i pescatori negli ultimi anni hanno dovuto destreggiarsi tra i divieti imposti dall’Europa e i cambiamenti continui che hanno subito le acque del Canale di Sicilia a causa del surriscaldamento dei mari e la proliferazione di specie aliene provenienti dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, che hanno messo a dura prova la riproduzione e la sopravvivenza delle pregiate specie autoctone. Per gli operatori del settore questo significa confrontarsi con un mare in continua trasformazione. Le specie bersaglio possono cambiare distribuzione, periodo di presenza e abbondanza, rendendo necessario adattare tecniche di pesca e strategie di gestione.
Insomma, la settimana del Ferragosto non sarà all’insegna del relax. Soprattutto dopo aver appreso nei giorni scorsi il testo della manovrina, che ha lasciato a secco il settore. Una grande delusione considerando le tante audizioni con il governo regionale e in III Commissione Attività Produttive, dove il presidente Gaspare Vitrano, ha ascoltato, condiviso e accolto gli appelli delle associazioni di categoria, che in più occasioni hanno ribadito la necessità di procedere al rifinanziamento del Fondo regionale di solidarietà, considerato uno strumento indispensabile per garantire liquidità alle imprese.
Proprio in questo contesto si inserisce il fermo pesca, nato per permettere il ripopolamento delle specie e la tutela dell’ecosistema marino. E con i problemi che ne seguono, tra ritardi nei pagamenti dei ristori e la concorrenza sleale dei Paesi del Maghreb, che non seguono le regole europee. Da qui il grande paradosso: stesso mare, stesse specie pescate, ma limiti e restrizioni differenti. Ne è un esempio la “battaglia del gambero rosso” e del grido d’allarme della marineria di Mazara del Vallo. Un simbolo del territorio adesso fortemente a rischio. Una triste storia che si ripete da una costa all’altra della Sicilia.





