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Dubbi su criteri e requisiti

Le ombre sul bando SRD01 arrivano all’Ars: fondi Ue per l’agricoltura a rischio per le piccole aziende

sabato 30 Maggio 2026

Tra gli strumenti principali che negli ultimi anni hanno sostenuto lo sviluppo del comparto agricolo siciliano, la Politica agricola comune rappresenta un pilastro essenziale. Gestita e finanziata a livello europeo con risorse del bilancio dell’Ue, la Pac 2023-2027 ha destinato circa 1,47 miliardi di euro all’Isola, con gli obiettivi di garantire un reddito equo agli agricoltori, favorire la transizione ecologica e stimolare il ricambio generazionale. Secondo i numeri e i dati forniti da Agea, l’organismo pagatore del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, la Sicilia si piazza nei primi posti, tra le Regioni, per volumi più alti di erogazione. Ed proprio in questo scenario che si inserisce una delle tante misure che in questi mesi è stata posta sotto i riflettori: il bando SRD01.

L’intervento, per un complessivo di 100 milioni di euro, riguarda gli investimenti produttivi agricoli per la competitività delle aziende agricole, finalizzato a potenziare la competitività sui mercati delle aziende agricole e accrescere la redditività, migliorandone le performance climatico-ambientali. La tipologia di investimenti ammessi riguardano l’acquisto di terreni e fabbricati, i miglioramenti fondiari e infrastrutture aziendali, fabbricati e strutture produttive, macchinari e attrezzature, efficienza energetica, gestione risorse idriche, spese generali. L’aliquota di sostegno è il 65% per tutte le aziende agricole comprese quelle ubicate nelle zone svantaggiate e l’80% per giovani agricoltori di età compresa tra i 18 e 41 anni insediatisi come “capo azienda” nei cinque anni precedenti la presentazione della domanda.

Dubbi e perplessità su alcuni elementi del bando hanno catturato l’attenzione anche dell’Ars e presto saranno oggetto di dibattito anche a Sala d’Ercole. Martedì 9 giugno è previsto all’ordine del giorno la discussione di una mozione proposta e avanzata dal Partito Democratico volta a revisionare i requisiti di ammissibilità che taglierebbero fuori diverse piccole realtà e aziende. Da sinistra a destra, non solo i dem, ma anche gli autonomisti in queste settimane hanno evidenziato delle incongruità che rischierebbero di non includere un’importante fetta del settore. Prima ancora, infatti, era stata l’Mpa a presentare un’interpellanza. Il tempo però stringe. La scadenza dei termini, infatti, è prevista per lunedì 8 giugno.

La mozione evidenzia alcuni criteri, come la previsione prevedere una spesa ammissibile “non inferiore a 250mila euro” per le operazioni operazioni di investimento, ritenuto “criterio di accesso fortemente selettivo, senza che il provvedimento fornisca alcuna motivazione al riguardo” o il “al fine di evitare eccessivi oneri amministrativi per la gestione dei procedimenti connessi all’erogazione del sostegno nonché, se del caso, per garantire un maggior grado di sostenibilità economica degli investimenti, non sono eleggibili al sostegno operazioni di investimento per le quali la spesa ammissibile o il contributo pubblico siano al di sotto di un importo minimo. Nel caso della Regione, spesa ammissibile ordinaria pari a una soglia minima di 20.000,00 euro“. Una soglia indicata come “barriera di accesso che impedisce ab origine la partecipazione utile alla procedura alle imprese di piccole dimensioni, le quali non sono in grado di programmare investimenti di importo così rilevante“.

Le richieste al governo regionale sono quelle di abbassare la soglia del 250mila euro e valutare l’introduzione di soglie minime differenziate di spesa ammissibile così come sul modello adottato dalla Regione Calabria, distinguendo tra una soglia più elevata riservata alle aziende con maggiore capacità di investimento e una soglia contenuta destinata a favorire la partecipazione delle piccole imprese agricole, espressione di una minore capacità finanziaria. Altro punto è quello relativo alla soppressione o riformulazione del criterio di selezione solidità economica, fondato sulla produzione di un’attestazione bancaria dal valore di 30 punti “sostituendolo con criteri di valutazione della sostenibilità economico-finanziaria del progetto fondati su indicatori oggettivi desumibili dai bilanci aziendali e calcolati dal tecnico progettista“.

Il bando si inserisce così nella più ampia sfida legata al rilancio delle aree interne. La Regione ha definito undici aree interne Madonie, Nebrodi, Val Simeto, Calatino, Terre Sicane, Corleone-Sosio-Torto, Troina, Bronte, Mussomeli-Valle dei Sicani, Santa Teresa di Riva-Valli Joniche, Palagonia-Calatino-Sud Simeto che coprono circa il 40% dell’area regionale e comprendono oltre 150 Comuni, territori nei quali l’attività agricola è prevalentemente esercitata da piccole e medie imprese familiari. Entrano così in gioco altri aspetti da considerare, come il disegno di legge del Cnel per contrastare lo spopolamento delle aree interne (CLICCA QUI) che tra le misure individuate include “l’accesso al credito per i giovani agricoltori che non dispongono di propri capitali o beni immobili da porre a garanzia, l’istituzione di meccanismi di incentivazione per chi sceglie di restare o di trasferirsi nelle aree interne, nonché una specifica linea di azione rivolta alle piccole e microimprese, tutte categorie sistematicamente escluse dal bando in esame per effetto della soglia minima di 250.000 euro e del connesso requisito fideiussorio“. La rimodulazione della soglia minima si rende così necessaria per evitare di entrare “in aperta contraddizione con le finalità del citato disegno di legge e con le politiche nazionali e regionali di contrasto allo spopolamento delle aree interne e di sostegno al ricambio generazionale in agricoltura“.

In tal senso la mozione apre anche ad un’altra possibilità, quella di introdurre nella riformulazione del bando meccanismi di premialità o riserve di dotazione finanziaria in favore dei giovani agricoltori under 35 e delle piccole e microimprese agricole operanti nelle aree interne, al fine di contrastare il grave invecchiamento del comparto attestato da un’età media dei conduttori agricoli di 57,6 anni e da una presenza di under 35 pari ad appena il 4,4% del totale e di favorire il ricambio generazionale, la multifunzionalità e l’innovazione tecnologica in agricoltura. La rimodulazione dovrà dunque riguardare anche la finestra temporale per la presentazione delle domande di sostegno “in misura congrua rispetto alla complessità della documentazione richiesta e alla capacità organizzativa delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni“.

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