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“L’immondizia della mafia” con complicità di funzionari regionali. Ecco i nomi dei colletti bianchi corrotti

mercoledì 15 Marzo 2017
rifiuti

Sono 14 le persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, estorsione e rapina commessi con il metodo mafioso, usura, corruzione, falso in atto pubblico e traffico di influenze illecite.

I carabinieri del Comando Provinciale di Catania e del Nucleo Operativo Ecologico hanno eseguito all’alba su delega della Direzione Distrettuale Antimafia un provvedimento restrittivo emesso dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale etneo nei confronti di funzionari pubblici e imprenditori. E infatti, con lo stesso provvedimento è  stato disposto il sequestro di 6 imprese il cui valore complessivo è stimabile in almeno 50 milioni di euro, eseguito dal GICO della Guardia di Finanza.

L’indagine riguarda un traffico dei rifiuti che sarebbe stato organizzato da due imprenditori locali, padre e figlio, ritenuti appartenenti a Cosa Nostra catanese. I due, spiegano i Carabinieri, sarebbero “legati direttamente a un boss per il quale agivano anche quali prestanome, con la realizzazione di enormi guadagni derivanti dalla gestione e dal trattamento illecito di tonnellate di rifiuti provenienti da tutto il territorio nazionale, anche grazie alla connivenza di pubblici funzionari della Regione Siciliana deputati al rilascio delle autorizzazioni”.

In una discarica nel Siracusano veniva smaltito anche il ‘polverino’ dell’Ilva di Taranto. Tra i destinatari del provvedimento anche l’ex dirigente regionale Gianfanco Cannova, di 59 anni, un funzionario del Comune di Mellili (Siracusa), Salvatore Salafia, di 58 anni, e il dirigente del Dipartimento Acque e Rifiuti della Regione Siciliana Mauro Verace, di 60 anni, al quale sono stati concessi i domiciliari. Al centro dell’inchiesta la discarica della Cisma Ambiente. Il Gico di Catania ha sequestrato beni per 50 milioni di euro riconducibili agli imprenditori Antonino Paratore e al figlio Carmelo (rispettivamente di 70 e 36 anni) compreso il noto lido catanese ‘Le piramidi’.

E’ Mario Corradino il funzionario dell’assessorato a Infrastrutture e mobilità della Regione Siciliana indicato dalla Procura di Catania come il ‘facilitatore’ indagato per traffico d’influenza. Secondo l’accusa si sarebbe fatto promettere da uno dei due imprenditori arrestati somme di denaro per la mediazione illecita nei confronti di altri funzionari per fargli compiere un atto contrario ai loro doveri d’ufficio in favore della Cisma ambiente Spa, relativo all’ampliamento del sito della discarica di contrada Bagali a Melilli.

Nell’inchiesta ‘Piramide’ sono complessivamente 26 le persone indagate dalla Dda della Procura di Catania. Il provvedimento cautelare, eseguito da carabinieri del comando provinciale e del Noe di Catania e che dispone anche i sequestri di beni eseguiti dal Gico della Guardia di finanza, è stato firmato dal Gip Giuliana Sammartino.

Gli altri arrestati nell’operazione ‘Piramidi‘ sono Salvatore Grillo, di 47 anni, Giuseppe Verderame, di 63, Simone Giuseppe Piazza, di 31. Questi sono stati tutti condotti in carcere. Ai domiciliari Salvatore D’Amico di 46, Agata Di Stefano, di 35, Antonino Di Vincenzo, di 40, Maurizio Cottone, di 42, Giuseppe Amara, di 39, Giovanni Amara, di 44.
Formazione

Saranno immediatamente sospesi i funzionari della Regione coinvolti nello scandalo sul traffico di rifiuti pericolosi nel catanese scoperto dai carabinieri e dalla Dda di Catania ai quali vanno il ringraziamento e le congratulazioni mie personali e dell’intero governo per il grande lavoro di pulizia che stanno facendo”. Lo dice il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta. “Non ci troviamo di fronte alla semplice corruzione ma a un danno alla salute dei cittadini e dell’ambienteaggiunge – Non faremo sconti, i funzionari saranno sospesi nelle more della procedura di licenziamento“.

Alla luce dell’inchiesta della Dda di Catania, Crocetta, annuncia poi un provvedimento per la rotazione del personale nei dipartimenti dell’assessorato regionale all’Energia, “che negli anni ha visto gravi contaminazioni con le eco-mafie, nelle vicende eolico e solare, nelle discariche. Occorre procedere con ulteriori atti amministrativi rispetto a quelli già messi in campo come la rotazione del personale all’interno dell’assessorato – dice Crocetta – per evitare quelle cristallizzazioni che potenzialmente possono favorire le attività corruttive. Oggi farò una riflessione con i direttori generali dei dipartimenti e con l’assessore – afferma – Occorre implementare le competenze e le capacità professionali, oltre a una attenta attività ispettiva sui provvedimenti che assumono i singoli funzionari”.

I provvedimenti restrittivi (sette in carcere, sette ai domiciliari) e tre misure interdittive sono stati eseguiti da carabinieri tra Catania, Messina, Palermo, Siracusa, Roma e Brunico.

L’attività di indagine, condotta dal 2012 al 2015, alla quale hanno dato riscontri dichiarazioni di collaboratori di giustizia, secondo la Procura di Catania ha consentito di far luce sull’operato, nel settore del traffico dei rifiuti, di Antonino Paratore e del figlio Carmelo – ritenuti legati al boss Maurizio Zuccaro della famiglia Santapaola-Ercolano – per il quale avrebbero agito anche quali prestanome.

L’inchiesta parte, nel dicembre 2012, dopo il ritrovamento al largo della Toscana di bidoni contenenti prodotti dei catalizzatori esausti del petrolchimico, non più rigenerabili, di cui si occupava la Cisma Ambiente SpA, riconducibile alla famiglia Paratore. Il gruppo avrebbe fatto ampliare la discarica senza averne i requisiti e gestito in maniera illecita il conferimento che doveva essere limitato ai rifiuti di Siracusa e provincia e invece riceveva anche quelli di altre regioni italiane e il ‘polverino dell’Ilva di Taranto.

Questo, secondo l’accusa sarebbe avvenuto con la connivenza di pubblici funzionari della Regione Siciliana deputati al rilascio delle autorizzazioni, tonnellate di rifiuti realizzando ingenti guadagni ed inquinando gravemente l’ambiente”. Lo avrebbero fatto “omettendo per anni di attivarsi, sebbene fossero stati informati dagli organi di controllo della condotta della Cisma che, all’interno della discarica avrebbe operato in assoluto disprezzo delle autorizzazioni e della normativa ambientale. In questo senso sarebbe – sottolinea la Procura – stato significativo l’apporto di un funzionario dell’Assessorato Regionale alle Infrastrutture ed alla Mobilità di Palermo, che sarebbe divenuto lo strumento dei due Paratore per esercitare la necessaria pressione verso gli apparati della Pubblica Amministrazione per il raggiungimento dei loro fini illeciti”.

 

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