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L’importanza storica di Giovanni Falcone: il metodo “follow the money”

sabato 27 Giugno 2020
ASSEGNI-follow the money-Giovanni Falcone

Dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992 la figura di Giovanni Falcone è stata, giustamente, oggetto di memoria collettiva. Un esercizio al ricordo che è stato spesso accompagnato da una vacua e vuota retorica, una retorica fastidiosa perché tante, troppe volte, usata anche da chi osteggiò fortemente l’attività e la carriera del giudice Falcone, come alcuni suoi colleghi magistrati. Un esercizio, quello della retorica, di cui i politici fanno costante nutrimento, anche di fronte a fatti gravissimi, come quello di Capaci. Il problema è che la retorica ha la capacità di far sbiadire la memoria. E già di per sé la memoria, come c’insegnano la psicologia e il metodo storico, è caratterizzata da due errori: l’errore di percezione e l’errore del ricordo.

E allora, cercando di uscire dalla dimensione fuorviante della retorica e tentando di liberarci dagli errori della memoria, cerchiamo di guardare all’importanza storica di Giovanni Falcone.

Nel 1980 Falcone entrò a far parte dell’Ufficio istruzione della sezione penale di Palermo e iniziò ad occuparsi del processo contro Rosario Spatola. Il grande flusso di denaro generato dalle attività di quest’ultimo fu lo stimolo che spinse il giudice ad introdurre sostanziali innovazioni sull’istruzione dei processi di mafia, conferendo priorità a tre elementi. Innanzitutto, egli intuì la grande importanza di considerare le attività di Cosa Nostra nel loro complesso, così da avere una visione globale della politica economica e quindi della strategia ideata e perseguita dall’organizzazione criminale. Inoltre, il giudice comprese che era altrettanto rilevante individuare le relazioni che la mafia curava e coltivava all’esterno dell’associazione, legami che intratteneva a vari livelli, in modo sistematico, col mondo delle banche, dell’imprenditoria, della politica e non solo. Da questa intuizione negli anni seguenti venne teorizzato, formulato e introdotto nel codice penale italiano il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”, una vera e propria svolta sia a livello giuridico e processuale sia, probabilmente, a livello culturale.

E infine, il terzo elemento è sintetizzabile nell’espressione anglofona “follow the money”, cioè “seguire i soldi”. Infatti, le transazioni finanziarie bancarie lasciano sempre delle tracce dietro di sé e Falcone comprese che se avesse seguito quelle tracce sarebbe stato in grado di ricostruire gli spostamenti del denaro mafioso. Possiamo dire, pertanto, che il giudice morto nella strage di Capaci, elaborò un vero e proprio nuovo metodo d’indagine investigativa. Così, gli accertamenti bancari diventarono centrali e i direttori delle filiali di Palermo furono chiamati ad inviare ai giudici del pool antimafia tutte le distinte di cambio di valuta estera: si trattava di una mole enorme di documenti importantissimi ai fini processuali. Fu una vera e propria rivoluzione investigativa.

ASSEGNIFalcone esportò anche al di fuori della Sicilia il nuovo metodo d’indagine, stringendo proficui rapporti di collaborazione con le istituzioni di quei Paesi coinvolti nei flussi di denaro mafioso. Oltre ai rapporti con l’agenzia investigativa di Milano, le indagini condussero il giudice in Svizzera, Germania, Canada e Stati Uniti. Nel 1980 per la prima volta Falcone andò a New York, presso la Federal District di Rudolph Giuliani, avviando intense e fruttuose collaborazioni, che con gli anni divennero sempre più intense, con la Dea (Drug Enforcement Administration) e con l’Fbi. D’altra parte, il giudice già in questi anni aveva iniziato a studiare norme e procedure dell’ordinamento statunitense capendo l’importanza della figura del collaboratore di giustizia, in seguito introdotta in Italia.

I viaggi di Falcone negli Usa divennero normalità e lo stesso si può dire per tanti inquirenti americani che spesso approdavano sull’Isola nel tentativo di ricostruire le connessioni globali delle mafie, inseguendo i continui spostamenti di denaro tra Europa e America. Potremmo dire che nacque una sorta di “Internazionale dell’antimafia”, cioè un coordinamento degli organi investigativi a livello internazionale. E da queste collaborazioni i risultati raggiunti furono rilevanti, pensiamo, ad esempio, il successo del processo Spatola e di “Pizza Connection”, operazione che già era stata avviata dagli investigatori americani nel 1979 ma l’applicazione del “metodo Falcone”, con gli accertamenti bancari, permise il raggiungimento di ulteriori importanti risultati. Nel 1982 “follow the money” è ormai un metodo che aveva fatto scuola, facendo di Falcone un personaggio di livello nazionale e internazionale.

Tommaso BuscettaNel 1984 arrivò il successo più importante dell’operazione “Pizza Connection” con l’arresto a Madrid di Gaetano Badalamenti ad opera di una squadra di agenti americani, spagnoli e italiani. Ma la definitiva consacrazione di Falcone avvenne nel luglio del 1984, quando Tommaso Buscetta, già arrestato dalle autorità brasiliane, dichiarò di voler collaborare con la giustizia italiana e chiese espressamente di parlare direttamente col giudice Falcone. Le dichiarazioni di Buscetta furono d’importanza straordinaria, infatti, per la prima volta veniva fatta chiarezza sulla struttura organizzativa di Cosa Nostra. Le deposizioni di Buscetta permisero l’emanazione di tanti mandati d’arresto e l’istruzione del celeberrimo Maxiprocesso, iniziato il 10 febbraio 1986. Un evento fuori dall’ordinario quello del Maxiprocesso, una novità non soltanto a livello nazionale ma anche a livello europeo e internazionale. Furono coinvolti ben 475 imputati, 900 testimoni, 200 avvocati, 3.000 agenti e 21 pentiti, oltre alla presenza di centinaia di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Il 16 dicembre 1987, in primo grado, furono comminate 346 condanne e 19 ergastoli.

Nel 1990 la nomina di Falcone agli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia fu un’altra tappa fondamentale per lo sviluppo dell’antimafia mondiale grazie alla creazione della Dia (Direzione investigativa antimafia) e della Dna (Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo).

La strage di Capaci del 1992 ebbe eco mondiale sia per la gravità fattuale, sia per la gravità morale dell’evento. D’altra parte, il giudice era diventato figura di riferimento internazionale nella lotta alla mafia e nel 1994, a Quantico in Virginia, venne eretto un busto di Falcone alla presenza dei massimi vertici dell’Fbi, il cui direttore William Sessions, durante la cerimonia dichiarò riferendosi al giudice italiano “era un uomo di straordinario coraggio e intuizione. Lui per primo ci aiutò a prendere consapevolezza del fatto che per sconfiggere le mafie era necessaria la collaborazione di tutte le agenzie di investigazione”.

Il busto di Falcone in Virginia
Il busto di Falcone in Virginia

L’importanza storica di Giovanni Falcone, alla luce di quanto detto, è evidente. Il suo impegno ha concorso significativamente allo sviluppo e al miglioramento mondiale nel contrasto alle mafie sia attraverso l’introduzione di nuovi strumenti e metodi d’indagine e d’investigazione, tutt’oggi utilizzati da molte procure antimafia del mondo, sia attraverso altrettanti significativi contributi sul piano normativo e processuale.

 

 

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