“Rimango sinceramente basito nel leggere l’ennesimo attacco di Stefano Pellegrino a Cateno De Luca. Un comunicato che, più che una critica politica, appare come la prova evidente di una totale mancata comprensione, o forse di una distratta assenza, rispetto a ciò che è realmente accaduto durante l’ultima, tormentata legge di stabilità regionale”. Lo dichiara il coordinatore regionale di Sud Chiama Nord, Danilo Lo Giudice.
Che sottolinea: “È bene fare chiarezza, con dati e fatti, non con slogan. Nessuna risorsa è stata destinata al servizio idrico del Comune di Messina, contrariamente a quanto lasciato intendere. L’area ex Sanderson non è una “concessione dell’ultima finanziaria”, ma discende da una normativa ben precisa, risalente al 2018. Eppure, nonostante una seconda legge regionale, il governo Renato Schifani non è stato neanche in grado di completare il trasferimento al Comune di Messina”.
“Per quanto riguarda ARISME , parliamo ancora di una legge del 2018, finanziata annualmente. Anche questa volta, però, il Presidente della Regione, che ricopre pure il ruolo di Commissario per lo sbaraccamento di Messina, ha “dimenticato” nella delibera di Giunta il finanziamento dell’Agenzia a supporto dell’Ufficio commissariale. Una dimenticanza che pesa come un macigno. Sui parchi archeologici occorre ulteriore chiarezza: la norma approvata serve a sostenere, attraverso un principio di solidarietà, i parchi minori utilizzando una quota delle maggiori entrate dei parchi più forti. Con l’avanzo di amministrazione si finanziano opere pubbliche a supporto della valorizzazione turistica nei comuni dove si trovano i siti archeologici. Una scelta che riguarda l’intero territorio siciliano, non singole rendite di posizione”, continua Lo Giudice.
E aggiunge: “Forse, a questo punto, il buon Pellegrino comprenderà perché, insieme ad altre ragioni politiche, procedurali e sostanziali, Sud Chiama Nord denuncia la mancata attuazione del percorso di liberazione dal pizzo legalizzato. Un percorso che avevamo definito, presentato e condiviso con il Presidente Schifani nel confronto del 29 ottobre, salvo poi constatare che, ancora una volta, la sua parola non ha trovato riscontro nei fatti essendo illustre ostaggio dei capi tribù che hanno già statuito la fine di questa giunta regionale.
Il trasporto turistico locale è stato affossato dalle solite lobby.
Il trasferimento del demanio marittimo e fluviale è stato bloccato dalla stessa maggioranza di governo.
La norma sul servizio idrico integrato per il Comune di Messina è stata impallinata dalla maggioranza.
Le semplificazioni amministrative e ambientali sono saltate per la complicità dell’assessore Dagnino.
Questo è il quadro reale: un governo che perpetra la conservazione, un governo centralista nel senso più pieno del termine. Eppure, ci saremmo aspettati almeno un ringraziamento per l’apporto strategico fornito da Sud Chiama Nord sull’articolo 4, la cosiddetta “super ZES siciliana”, un’idea di Cateno De Luca che ha evitato l’ennesima supercazzola normativa inizialmente proposta dall’assessore Dagnino, al netto dei proclami. Anche Pellegrino ricorderà che questo era il terzo tentativo che Dagnino propinava al Parlamento con una zes lobbista e per pochi amici sempre impallinata dal Parlamento. Ora invece la super zes di Cateno De Luca è stata votata all’unanimità dal Parlamento anche con L’Espresso apprezzamento delle forze politiche di opposizione”.
“Qui il problema non è politico, è di onestà intellettuale. Dal Presidente Schifani, dall’assessore Dagnino e oggi anche da Pellegrino. Ammettete, per correttezza, quando anche gli avversari lavorano bene e quando fate vostre le loro idee. Abbiate almeno l’onestà di dirlo. Perché Sud Chiama Nord ha scelto di essere un’opposizione responsabile, che costruisce e non demolisce. Ed è forse questo che dà più fastidio di qualsiasi polemica, soprattutto all’interno delle stesse forze di maggioranza. È evidente dunque che quando mancano la conoscenza dei provvedimenti e dei fatti, il risultato è uno solo: Pellegrino assolto per non aver compreso il fatto”, conclude Lo Giudice.





