Il gip di Palermo ha disposto una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 26 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e cessioni di stupefacenti.
Il provvedimento nasce da una indagine coordinata dalla Dda di Palermo diretta dal Procuratore Maurizio de Lucia, e condotta dalla Squadra Mobile di Palermo e dal Raggruppamento Operativo Speciale dei carabinieri. L’inchiesta della polizia ha svelato l’esistenza di due organizzazioni criminali con base nei quartieri di Villagrazia, Santa Maria di Gesù e Villaggio S. Rosalia che importavano, e smerciavano attraverso fornitori calabresi e campani, grosse quantità di droga.
Le indagini del Ros hanno riguardato la famiglia di Santa Maria di Gesù e, anche in questo caso, hanno rivelato l’esistenza di un’associazione organizzata che aveva messo su illeciti traffici di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, con canali di approvvigionamento che facevano capo a un albanese residente a Roma e a un fornitore calabrese. Al blitz hanno partecipato agenti della Squadra Mobile, del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Occidentale, della Polizia Scientifica e diverse unità del reparto Cinofili, e per l’Arma dei carabinieri militari del Ros, del comando provinciale di Palermo, incluse unità cinofile.
Ecco i nomi degli arrestati: i palermitani Samuele Bologna, 45 anni, Mario Mirko, Brancato 28 anni, Giuseppe Bronte, 32 anni, Giuseppe Campisi, 29 anni, Antonino La Mattina, 34 anni, Carmelo La Mattina 46 anni, Filippo Maniscalco, 33 anni, Vincenzo Mastrosimone, 39 anni, Giuseppe Orlando, 33 anni, Gabriele Pedalino, 30 anni, Guido Riccardi, 41 anni, Lorenzo Scarantino, 32 anni, Alessandro Scelta, 31 anni, Domenico Scelta, 26 anni, Vincenzo Selvaggio, 36 anni, Vincenzo Toscano, 39 anni. Alban Cjapi, 35 anni, nato in Albania, Gennaro Frontoso, nato a Pomigliano D’Arco 41 anni, Gennaro Gargarelli, 46 anni, nato a Napoli, Domenico Mercuri, 36 anni nato a Cinquefrondi, Francesco Walter Reitano 39 anni, nato a Sant’Agata di Militello. Ai domiciliari sono finiti i palermitani Gianluca Abbate, 24 anni, Francesco D’Amore, 32 anni, Giuseppe Foti, 20 anni, Domenico Quattrocchi, 26 anni e Salvatore Di Dio, 44 anni, nato a Salemi.
C’era Gabriele Pedalino, nipote dello storico uomo d’onore Salvatore Profeta, condannato in via definitiva come esecutore materiale dell’omicidio di Salvatore Sciacchitano, a capo di una delle tre organizzazioni di narcotrafficanti scoperte dalla Dda di Palermo. Pedalino è stato anche condannato per mafia: avrebbe parte della famiglia di Santa Maria di Gesù. Secondo la Procura, direttamente dal carcere e attraverso cellulari, entrati clandestinamente nell’istituto di pena, dava ordini ad Antonino La Mattina, Mario Mirko Brancato, Vincenzo Toscano, Giuseppe Orlando e Giuseppe Foti, che erano liberi, sulla gestione dei traffici, della cassa comune, della rivendita periodica di quantitativi di stupefacente.
Attraverso più canali di approvvigionamento, la banda faceva arrivare a Palermo prevalentemente cocaina che veniva poi consegnata a chi aveva il compito di confezionarla in singole dosi e rivenderla sulle piazze del capoluogo. L’organizzazione aveva rapporti con un altro analogo clan, capeggiato da Giuseppe Bronte, all’epoca già detenuto agli arresti domiciliari, con cui Pedalino aveva concluso accordi. Dalle indagini è emersa l’esistenza di un’organizzazione gerarchica e “stabilmente destinata al traffico di stupefacenti, la gestione di una cassa comune e, infine, scrive ancora il gip, l’utilizzo della forza di intimidazione, derivante dall’affiliazione o dall’aderenza a Cosa Nostra“.
Per cercare di sfuggire alle intercettazioni Gabriele Pedalino, uno dei capi della banda di narcotrafficanti scoperta da polizia e carabinieri a Palermo, dal carcere impartiva gli ordini col cellulare attraverso l’utilizzo dell’app Signal con cui fissava quantitativi e prezzi dello stupefacente. L’indagato aveva creato una chat col titolo: “i fuorilegge”.
Il quartier generale dell’organizzazione è stato individuato in un cortile in via Oreto e in un bar nella stessa zona. Secondo gli investigatori della squadra mobile e del Ros dei Carabinieri il gruppo, che si occupava del rifornimento e della vendita della droga, godeva dell’appoggio di cosa nostra e in particolare del mandamento di Santa Maria di Gesù. Da una conversazione intercettata il 20 settembre del 2023, “l’attaccante”, appellativo di Guglielmo Rubino, uno degli arrestati, aveva avuto “lo star bene che può fornire tutta Palermo”. Rubino già condannato per mafia in via definitiva è stato sottoposto a custodia cautelare nel 2023 con l’accusa di aver fatto parte della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù. La nuova misura gli è stata notificata in carcere.



