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L'approfondimento

Medici di famiglia in stato di agitazione, Fimmg: “A rischio il diritto dei cittadini ad avere un medico di fiducia”

venerdì 8 Maggio 2026

FIMMG dichiara lo stato di agitazione dei medici di famiglia convenzionati con il Servizio sanitario nazionale e apre lo scontro con Governo e Regioni sulla prospettata riforma dell’assistenza primaria territoriale. Al centro della protesta c’è il decreto sul riordino della medicina generale, che secondo la Federazione rischia di modificare in profondità il rapporto fiduciario tra medico e paziente senza un confronto reale con chi opera ogni giorno sul territorio.

La presa di posizione arriva dopo la presentazione al CNEL dei dati del rapporto OCSE “State of Health in the EU – Profilo della Sanità 2025”, che FIMMG legge come una conferma della tenuta del modello italiano di assistenza primaria. Secondo la Federazione, quei dati smentirebbero la narrazione di una medicina di famiglia inefficiente e dimostrerebbero invece che il sistema produce risultati rilevanti per i cittadini. Il comunicato richiama, in particolare, la presenza in Italia di 5,4 medici ogni mille abitanti, una mortalità evitabile significativamente inferiore alla media europea e tassi di ricovero per cronicità tra i più bassi dell’Unione europea.

“Un solido sistema di assistenza primaria consente all’Italia di mantenere tassi di ricovero ospedaliero eccezionalmente bassi per le malattie croniche”, sottolinea FIMMG citando il rapporto OCSE. Per la Federazione, questi risultati non derivano da un’organizzazione casuale, ma da un modello costruito sulla continuità assistenziale, sulla prossimità territoriale, sull’autonomia professionale del medico di medicina generale e sul rapporto fiduciario con il paziente. Un presidio che, soprattutto nelle aree interne, nei piccoli comuni e nelle periferie urbane, rappresenta spesso l’unico riferimento sanitario stabile.

Il nodo, secondo FIMMG, non sarebbe dunque l’inefficacia del modello, ma la sua progressiva perdita di attrattività. Nel comunicato la Federazione evidenzia infatti un dato considerato decisivo: mentre la densità complessiva dei medici in Italia è cresciuta, quella dei medici di medicina generale è diminuita del 13% nell’ultimo decennio. Una contrazione che, per il sindacato, non dipende dalla struttura della medicina generale, ma dall’assenza di politiche capaci di renderla sostenibile e appetibile per le nuove generazioni.

Tra le criticità denunciate figurano i rinnovi contrattuali tardivi, l’assenza dell’atto di indirizzo per l’ACN 2025-2027, l’incertezza generata dagli annunci di riforma e la mancanza di un piano organico di investimenti su remunerazione, formazione, digitalizzazione e supporto agli studi medici. FIMMG contesta inoltre l’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti di strutture pubbliche, ritenendola una scelta destinata ad aggravare la carenza di professionisti e ad allontanare ulteriormente i giovani dalla medicina generale.

Particolarmente duro il passaggio sulle conseguenze territoriali della riforma. Secondo la Federazione, smantellare l’attuale modello rischierebbe di colpire soprattutto le aree a bassa densità abitativa, il Mezzogiorno, i cittadini anziani, fragili e non autosufficienti. In quei contesti, sostiene FIMMG, il medico di famiglia non è solo un professionista sanitario, ma il punto di raccordo tra paziente, territorio, cronicità e accesso alle cure.

La Segreteria nazionale denuncia quindi l’assenza di un confronto preventivo e adeguato con la rappresentanza della categoria, il clima di incertezza generato dalla circolazione di schemi non definitivi e la sovrapposizione della proposta di riforma agli strumenti contrattuali già esistenti, a partire dall’ACN. Trascorsi i termini previsti dalle procedure di raffreddamento e conciliazione, FIMMG si riserva di mettere in campo forme di protesta, fino alla proclamazione di scioperi.

La posizione della Federazione si chiude con un messaggio politico e professionale netto: “Chi, senza confronto con chi ci lavora ogni giorno, vuole riformare l’attuale modello di assistenza primaria, la cui validità è certificata dai dati OCSE, non sta difendendo i pazienti, sta mettendo a rischio i loro diritti”. Per FIMMG, dunque, lo stato di agitazione non nasce dalla difesa di una categoria, ma dalla volontà di tutelare il diritto dei cittadini ad avere un medico di fiducia che li conosca, li segua e li curi.

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