
“Mi chiedono se sono preoccupato ma perché dovrei? Ho la coscienza pulita e apposto – racconta Accorinti -. Per me questo è il periodo migliore di questi tre anni, ho scardinato cose che erano ormai radicate nei palazzi della politica, che sinora è stata vista a Messina come la cosa più sporca. Io faccio politica per il bene comune, senza connivenze, senza padroni e padrini. Nella mia Amministrazione nessuno ruba. Abbiamo centrato tutti gli obiettivi più importanti in una città che era devastata e distrutta dai debiti. Abbiamo cambiato il metodo. Gli svincoli Giostra-Annunziata sono lì, il ministro Delrio ha fatto il suo dovere e ci siamo conquistati le cose senza avere truppe alle nostre spalle. Il secondo palazzo di giustizia era bloccato da 30 anni e dopo 3 anni di grande lavori ci siamo fatti dare 35 mila metri quadrati dell’ex ospedale militare e il ministro Pinotti ha sostenuto la nostra iniziativa. Su Tremestieri ci siamo mossi per togliere i tir dalla città: per 50 anni sono morte le persone sotto le ruote dei camion e per inquinamento atmosferico, l’iter da 74 milioni per il porto è stato completato il 23 novembre scorso alla Regione e tra pochi mesi partiranno i lavori. Stiamo facendo il secondo polo del Meridione per le ricerche e le cure dei bambini autistici. E poi abbiamo realizzato la “Casa di Vincenzo”, il dormitorio pubblico di Messina riservato a 30 senzatetto“.
Il destino politico di Accorinti è una storia che si compirà sulla dura legge dei numeri e, mentre il vento della restaurazione soffia forte sul palazzo, il diretto interessato non vuole fare calcoli. “Le posizioni dei renziani (Ernesto Carbone su tutti ndr.) dei genovesiani e di quelli che stanno con D’Alia sono discorsi che non mi appassionano. Tra i quattro consiglieri del Pd il capogruppo ha messo la firma sulla mozione, gli altri tre non hanno aderito all’ordine di scuderia dei vertici e da settimane resistono e continuano ad avere le loro idee. C’è gente che ha personalità e che va oltre gli ordini di scuderia. Non si può annullare la propria identità per essere degli “yes man“. “Anche i genovesiani non so se saranno compatti. Io mi sono disinteressato e non mi interessa fare la conta, non so se sono tutti compatti o meno. Certo che ce ne vuole per passare dal Pd a Forza Italia: hanno obbedito ciecamente ad un ordine. Anche quelli che sono con D’Alia hanno firmato, non so se si ricrederanno e cosa faranno. A me dicono che ci sono gli accorintiani, definizione che mi da pure fastidio, e la differenza è che io e quelli che stanno con me siamo alla pari, non ci sono ordini del sindaco e costrizione al silenzio”. Nel vuoto spietato che la politica messinese ha fatto attorno ad Accorinti, chi si è schierato a sua difesa è Rosario Crocetta e il sindaco non fa mistero di questo “feeling” politico: “Crocetta si è schierato, è stato forte e ha detto che non si sfiduciano i sindaci ed in particolare su di me si è espresso a mia difesa. Essere liberi vuol dire qualcosa in più”.
Ma allora, se questa Amministrazione non ha fallito come il sindaco sostiene, perché incombe la sfiducia sul primo cittadino messinese? “Perchè sono scomodo ai poteri forti”. Le legge politica del taglione è un benservito all‘Accorinti amministratore o all’Accorinti “Free Tibet”? L’immagine del sindaco pacifista e francescano, il sindaco senza cravatta che venne bloccato all’ingresso del Parlamento, è un clichè mediatico per far presa sugli elettori, come i suoi detrattori maliziosamente sostengono, o è semplicemente specchio riflesso dell’immagine reale di Renato Accorinti. Il diretto interessato replica: “Qualcuno sbeffeggia l’immagine del sindaco pacifista, lo so perfettamente ma non mi interessa questo tipo di commenti. Ma io sono sempre stato e rimango me stesso. Io sono questo. La gente sa che sono esattamente come mi mostro. Dovrei cambiare soltanto per piacere a qualcuno? La mia spiritualità è una cosa in cui credo da sempre fortemente e la pace e il più grande valore che hanno gli esseri umani. Io sono così, sono sincero e non c’è nulla di artefatto nei miei comportamenti”. 




