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I lavori in diretta

Notte fonda a Sala d’Ercole: svelati i nomi dei franchi tiratori

mercoledì 11 Febbraio 2026
seduta sala d'Ercole Ars

Succede tutto il contrario di tutto a Sala d’Ercole. La maggioranza crolla ancora una volta sul voto segreto e questa volta i franchi tiratori sono stati messi a nudo. In aula va in scena la resa dei conti, con colpi di scena inaspettati e senza precedenti.

Nessun rush finale dunque rinviato per il ddl Enti locali, la cui votazione è stata rinviata a martedì 17 febbraio alle ore 15:00. 

I nomi dei franchi tiratori e le repliche

Ludovico Balsamo, Nicola D’Agostino, Roberto Di Mauro, Riccardo Gennuso, Margherita La Rocca Ruvolo, Giuseppe Geremia Lombardo, Gianfranco Miccichè e Santo Orazio Primavera. I parlamentari dell’Mpa e tre deputati di Forza Italia, oltre l’ex presidente dell’Ars appartenente al gruppo misto.

Sono i nomi dei deputati che hanno votato in linea con le opposizioni. A svelarlo in anteprima ilSicilia.it che ha visionato il documento con le dichiarazioni di voto.

In molti penseranno: ma sull’articolo 10 non era stato richiesto il voto segreto? Così effettivamente è stato, ma questa volta il copione sarebbe stato stravolto.

I deputati di maggioranza hanno infatti ritirato il tesserino, risultando assenti al momento del voto. A premere il pulsante verde o rosso sono così stati solo in 34. Tra i 33 contrari spuntano nelle dichiarazioni di voto tutti gli esponenti delle opposizioni e gli otto franchi tiratori. Unica ad aver votato in favore dell’articolo 10 Luisa Lantieri, che come si può apprendere dalla registrazione della seduta, ha palesato il proprio voto, stupita dell’esito finale.

Poche ore dopo sono arrivate le prime repliche. 

Il deputato di FI Nicola D’Agostino ha definito l’articolo 10 “una norma inutile e pleonastica, meglio votare contro che ritirare vigliaccamente il tesserino, neppure fossimo noi l’opposizione! L’onorevole Abbate sembra disorientato“.

Anche l’azzurra Margherita La Rocca Ruvolo ha giustificato il suo voto contrario criticando aspramente la misura sulla digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali: “Entro 120 giorni dall’approvazione della legge! Ma ci stanno dentro i Comuni? Conoscono la mole di lavoro? Eliminare il cartaceo sarebbe ottimo, ma per fare questo servono molti soldi, oltre che secondo me un anno non basta. Per scansionare 500 delibere mi hanno chiesto 40mila euro circa“.

Abbiamo votato per come avevamo dichiarato in aula attraverso l’intervento del nostro capogruppo Roberto Di Mauro, contro una norma che non condividevamo. Non c’era copertura finanziaria e non abbiamo avuto i chiarimenti richiesti. In un ddl del Parlamento, non del Governo. Quindi un voto coerente e trasparente , né franco, né tiratore“. Si è difeso il gruppo parlamentare dell’Mpa, spiegando le ragioni del proprio voto.

Vincono ancora i franchi tiratori: lavori rinviati

Si riparte dall’articolo 10, le norme per la digitalizzazione degli archivi documentali degli uffici tecnici comunali della Regione, dopo gli appelli all’aula del deputato di Fratelli d’Italia Pino Galluzzo e del presidente della IV Commissione Ambiente Giuseppe Carta al fine di recepire tutte le norme nazionali, esattamente come avvenuto ieri con la rappresentanza di genere al 40%. Ha invece palesato il timore che il ddl venga bocciato con il voto finale, secondo le voci che circolavano da stamattina nei corridoi di Palazzo dei Normanni, la deputata di Noi Moderati Marianna Caronia.  

Ritirati gli emendamenti soppressivi dell’articolo di Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Dubbi arrivano dal presidente della Commissione Antimafia Antonello Cracolici: “E’ una competenza già in capo ai Comuni si spieghi o chiedo di stralciarla“. A rispondere il presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate: “Ci sono finanziamenti Pnrr messi a disposizione per i Comuni per la digitalizzazione degli archivi, mentre per tutta la parte dell’urbanistica ad oggi non c’è stata nessuna partecipazione da parte dei Comuni e ci sono difficoltà nell’organizzazione, rischiando che la nostra storia urbanistica venga cancellata. La norma non obbliga nessuno, ma diamo degli input“. Non cambia la posizione del dem, appoggiata anche dal capogruppo dell’Mpa Roberto Di Mauro, che ha definito la norma “irrilevante“.

Si precede con il voto segreto dell’emendamento soppressivo, a firma PD, sul comma che riguarda una delle cinque fasi per le procedure del processo di dematerializzazione. Stralciato con 37 voti favorevoli contro 18. Stessa sorte per gli altri due commi successivi, che rendono di fatto la misura monca.

Messo in votazione l’articolo 10, così come emendato, è stato bocciato, con voto segreto, con 33 voti e un solo voto (di Luisa Lantieri) a sostegno dell’articolo.

A Sala d’Ercole è buio pesto: il vicepresidente Lantieri ha rinviato i lavori a martedì 17, alle ore 15:00.

Via ai lavori senza il governo

La seduta è stata aperta, poco dopo le ore 15:30, dalla vicepresidente dell’Ars Luisa Lantieri.

Vuoti i banchi del governo regionale. A sollevare il caso il deputato del Movimento 5 Stelle Luigi Sunseri: “Rinviamo i lavori”. Rincara la dose il capogruppo del Partito Democratico Michele Catanzaro: “E’ un paradosso continuare a votare un testo e tenere noi opposizione il numero in aula. Non abbiamo un assessore di riferimento e senza un rappresentante del governo non possiamo andare avanti“.

Da due mesi il presidente Schifani non ha nominato gli assessori. Quest’aula – è intervenuto il capogruppo di Sud chiama Nord Cateno De Lucaha sopportato anche troppo. Mi associo ai miei colleghi. Avevamo avvisato il governo che quest’aula si sarebbe trasformata in un Vietnam ed ecco qua. Il ciclone Harry è un pretesto. Io abbandono l’aula“.

Quello che sta avvenendo è un sabotaggio per la norma approvata ieri sulla rappresentanza di genere. Si rischia di creare un precedente perché si era detto di dare il voto finale entro stasera e se non avverrà sarà colpa del governo“. Ha dichiarato il capogruppo del Movimento 5 Stelle Antonio De Luca.

L’ingresso del vicepresidente Luca Sammartino placa le polemiche e permettere di dare il via ai lavori.

Nelle puntate precedenti

I franchi tiratori si confermano, infatti, i grandi protagonisti tra le mura di Palazzo dei Normanni. Dopo l’articolo 1, le modifiche normative in materia di controlli sostitutivi negli Enti locali (CLICCA QUI), anche gli articoli 4 e 5 (rispettivamente l’indennità di funzione al secondo vicepresidente del Consiglio comunale e l’adeguamento delle indennità negli organi elettivi delle amministrazioni locali a seguito della pubblicazione di nuovi dati del censimento da parte dell’Istat) sono stati falcidiati dal voto segreto.

Oltre gli scivoloni sono da sottolineare anche i traguardi importanti. Il disco verde, con voto palese, è arrivato per l’articolo 8, la rappresentanza di genere fissata al 40% all’interno delle giunte comunali. Una battaglia di dignità, portata avanti da tutte le deputate regionali, dal centrodestra al centrosinistra, che ha permesso alla Sicilia, ultima Regione rimasta indietro, di allinearsi con la normativa nazionale (CLICCA QUI).

Due nodi importanti restano ancora da sciogliere: il consigliere supplente e il terzo mandato. Per scoprire la loro sorte bisognerà attendere fino a questo pomeriggio. Il voto procederà ad oltranza con diversi possibili colpi di scena, dopo il mancato accordo in conferenza dei capigruppo.

Tempi stringenti, dettati dalle prossime elezioni amministrative calendarizzate in primavera. A metà aprile, infatti, saranno indetti i comizi elettorali in vista del ritorno alle urne. Vi è dunque la necessità di scongiurare il rischio impugnativa da parte del Governo nazionale prima che vengano indetti i comizi elettorali con la nuova norma. Il ddl proviene dalla stesura del disegno di legge 738, riguardante norme ordinamentali della Finanziaria 2025, assegnate poi alla I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate, relatore e promotore del testo. Redatto nel mese di aprile, fu inviato tempestivamente dal presidente Abbate a Sala d’Ercole e messo all’ordine del giorno per la presentazione dei relativi emendamenti da parte dei gruppi parlamentari. Il tutto si è poi arenato al momento dell’esame degli emendamenti e dell’articolato per le evidenti divisioni all’interno del centrodestra che hanno caratterizzato l’attività tra le mura dell’Ars per tutto il 2025.

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