Palermo allo Zen, negli ultimi giorni, si è respirato un clima pesante. I gravi episodi verificatisi nel quartiere hanno riportato alla luce fragilità mai davvero sopite, ferite che si riaprono e che interrogano l’intera città. Non si tratta soltanto di cronaca: è un campanello d’allarme che chiama in causa responsabilità collettive, istituzionali e civiche.
Per questo motivo, nella giornata del 6 gennaio, le Segreterie dell’Udc hanno annunciato la loro presenza nel quartiere, definendo “indifferibile” un gesto pubblico di vicinanza e solidarietà. Una scelta che vuole rompere l’isolamento, contrastare la rassegnazione e ribadire che lo Zen non è un luogo dimenticato, ma una parte viva e vulnerabile della città.
Il momento centrale sarà l’iniziativa prevista alle ore 18.00, aperta a cittadini, associazioni, parrocchie, scuole, rappresentanti istituzionali e a chiunque senta la responsabilità di esserci. Un appuntamento che nasce con un obiettivo chiaro: non lasciare solo chi ogni giorno costruisce comunità in un territorio difficile.
Al centro della mobilitazione c’è la figura di Padre Giovanni Giannalia, sacerdote della chiesa di San Filippo Neri, punto di riferimento per centinaia di famiglie, giovani e bambini. Da anni, Padre Giannalia rappresenta una presenza costante, un presidio umano prima ancora che religioso, capace di tenere insieme ciò che spesso rischia di sgretolarsi.
L’Unione di Centro ha sottolineato che “la società civile e le istituzioni faranno sentire la propria vicinanza a Padre Giannalia”, riconoscendo il valore del suo impegno e la necessità di proteggerlo, sostenerlo, accompagnarlo in un momento particolarmente delicato.
La giornata del 6 gennaio, tradizionalmente dedicata all’Epifania, assume così un significato ulteriore: un invito a “manifestarsi”, a esserci, a non restare spettatori. Una risposta collettiva che vuole trasformare un episodio grave in un’occasione di unità e consapevolezza.
L’Udc parla di “un primo passo”, ma il messaggio è chiaro: la città deve tornare a guardare allo Zen non con paura o distanza, ma con responsabilità e presenza. Giorno 6 gennaio alle 18, quel quartiere ferito attende un segnale. E Palermo è chiamata a rispondere.





