A quasi 50 anni dal suo assassinio, Palermo ha ricordato Giorgio Boris Giuliano, il vice questore e capo della Squadra Mobile ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979. La commemorazione si è svolta davanti al bar Lux di via Francesco Paolo Di Blasi, dove Leoluca Bagarella lo assassinò mentre stava prendendo un caffè.
A ricordare il valore dell’investigatore è stato anche il deputato regionale di Forza Italia Marco Intravaia, intervenuto a nome dell’Assemblea regionale siciliana. “Il sacrificio di Boris Giuliano è un monito per chi, come me, ricopre ruoli nelle istituzioni, ma anche per tutti i cittadini. Ognuno deve fare il proprio dovere affinché questa terra possa davvero cambiare. Lui e tanti altri servitori dello Stato hanno creduto in questa possibilità fino al punto di sacrificare la propria vita”.
Intravaia ha sottolineato come il ricordo di Giuliano debba trasformarsi in un impegno concreto, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. “È importante ricordare oggi Boris Giuliano, così come abbiamo fatto nei giorni scorsi con le vittime della strage di via D’Amelio. Dobbiamo portare avanti questa memoria perché è fondamentale per i giovani, che sono chiamati a proseguire il cammino tracciato da questi grandi eroi. Grazie al loro sacrificio oggi la Sicilia vive una condizione certamente migliore rispetto a quella che hanno conosciuto loro, ma non dobbiamo demordere e non dobbiamo abbassare la guardia. Purtroppo la mafia è ancora viva e ciascuno di noi deve fare ogni giorno la propria parte per sconfiggerla”.
Negli ultimi anni della sua attività investigativa, Giuliano aveva avviato importanti indagini sui traffici internazionali di eroina, sui flussi di denaro che transitavano attraverso l’aeroporto di Punta Raisi e sugli interessi economici riconducibili a Cosa nostra. Aveva inoltre individuato un covo utilizzato da Bagarella e, secondo quanto ricostruito nel tempo, in Questura era arrivata anche una telefonata che preannunciava il progetto della mafia di eliminarlo.
Considerato uno dei più brillanti investigatori della sua generazione, Giorgio Boris Giuliano intuì prima di molti altri la trasformazione di Cosa nostra in una potente organizzazione economica e finanziaria, capace di intrecciare rapporti con il mondo politico e imprenditoriale. Tra le inchieste che seguì figurano quelle sulle esattorie dei cugini Salvo e sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Il suo metodo investigativo, fondato sul lavoro di squadra e sull’analisi dei flussi finanziari, rappresentò una svolta nelle indagini antimafia e venne riconosciuto come un modello anche da Giovanni Falcone.




