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L'anniversario

Palermo ricorda Rocco Chinnici, padre del pool antimafia ucciso 40 anni fa

sabato 29 Luglio 2023

Del metodo di mio padre rimane molto sia nell’ordinamento italiano che in quello europeo. Al centro non c’era solo la creazione del pool antimafia ma anche la necessaria cooperazione tra le forze di polizia, anche a livello internazionale“.

Lo ha detto Caterina Chinnici, europarlamentare, davanti alle corone di fiori deposte in via Pipitone Federico, a 40 anni dalla strage di mafia in cui venne ucciso il padre Rocco, consigliere istruttore a Palermo. “L’intuizione di mio padre – ha aggiunto Caterina Chinnici – fu anche quella di puntare alle misure patrimoniali per aggredire i beni mafiosi“.

 

Il giudice Chinnici ha ideato con lungimiranza un sistema di investigazione moderno ed efficace consentendo allo Stato di poter avviare un processo di conoscenza, seria e approfondita, del fenomeno mafioso, quando ancora non esistevano i collaboratori di giustizia. Ha scritto una pagina indelebile nella storia del contrasto a Cosa nostra, che ha rappresentato il primo fondamentale tassello per un cambio di rotta nell’opera di repressione della criminalità organizzata. Il pool da lui creato è stato un modello che ha fatto scuola e che ancora oggi rimane un esempio virtuoso all’interno degli uffici giudiziari“. Lo dice il presidente della Regione siciliana Renato Schifani. “Quello di via Pipitone Federico – continua Schifani – non fu solo un attentato contro un magistrato in prima linea, ma un vero atto di guerra della mafia contro lo Stato per le modalità plateali e stragiste con cui fu realizzato. Conservarne il ricordo e soprattutto tramandarlo alle giovani generazioni è certamente un dovere, per riconoscenza a Chinnici e per la società civile“.

“Oggi rendiamo omaggio al giudice Rocco Chinnici, una memoria ancora viva e un esempio per le giovani generazioni a quarant’anni dalla terribile strage che coinvolse il giudice insieme al maresciallo dei Carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato dei Carabinieri Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile di via Pipitone Federico, Stefano Li Sacchi. Rocco Chinnici diede un impulso fondamentale alla battaglia contro la criminalità organizzata istituendo il “pool” di magistrati che ha impresso una svolta alla lotta alla mafia. Il valore del suo operato lo ricordiamo oggi e ogni giorno attraverso l’impegno delle istituzioni per legalità“.

Lo dichiara il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla.

Ricorre oggi il quarantesimo anniversario dell’assassinio di Rocco Chinnici, il padre del Pool antimafia, il magistrato che ha cambiato il modo di combattere la criminalità organizzata e per questa ragione è stato punito senza alcuna pietà nella strage di via Pipitone Federico, in cui morirono anche i Carabinieri Mario Trapassi e Salvatore Bartolotta e il portiere dello stabile Stefano Li Sacchi”.

È quanto dichiarato dal deputato regionale di Fratelli d’Italia Marco Intravaia, Componente della Commissione Regionale Antimafia, in occasione del quarantesimo anniversario della strage di via Pipitone.

Il suo coraggio e la sua lungimiranza non sono stati fermati e negli anni successivi hanno consentito tanti successi. Dopo decenni e tanti servitori dello Stato uccisi brutalmente, sono stati assicurati alla giustizia tutti i vecchi padrini, ultimo Matteo Messina Denaro, responsabili delle stragi e della strategia della tensione che ha provato a piegare la società civile. La guerra non è ancora vinta, perché la mafia prova a riorganizzarsi e a rialzare la testa, dietro ogni retata e ogni colpo. La vittoria definitiva si potrà ottenere quando tutti, istituzioni e società civile, sceglieranno la trasparenza della legalità contro le ombre del malaffare. Ricordare il coraggio di Chinnici, e degli altri servitori dello Stato che sono morti per mano della mafia, è un dovere per testimoniare il loro esempio presso le nuove generazioni, che conoscono quegli anni solo attraverso i racconti e mai più dovranno vivere quel clima“.

Antonio Tajani
Antonio Tajani

Rocco Chinnici ci ha insegnato come combattere la mafia. È quello che abbiamo fatto anche con l’arresto di Matteo Messina Denaro. Noi continueremo su questa strada. Confermiamo il 41 bis e tutta la legislazione che ci ha permesso di raggiungere risultati positivi. Nessuna marcia indietro. Lo dobbiamo alle nuove generazioni“. Lo ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani davanti alla lapide che ricorda la strage di mafia che 40 anni fa costò la vita al giudice Rocco Chinnici, al maresciallo Mario Trapassi, all’appuntato Salvatore Bartolotta. Perse la vita anche Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile in cui viveva Chinnici, in via Pipitone Federico, dove fu fatta esplodere un’auto imbottita di tritolo. Chinnici fu il padre del pool antimafia che coinvolse anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Alla commemorazione di stamani erano presenti i figli del giudice Giovanni e Caterina, europarlamentare del Ppe. Hanno partecipato alla cerimonia anche il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, il presidente della Regione Renato Schifani, il prefetto Maria Teresa Cucinotta, il questore Leopoldo Laricchia, il sindaco Roberto Lagalla, Maurizio De Lucia, procuratore capo, Lia Sava, procuratrice generale.

Anthony Barbagallo

Il ricordo e l’esempio di Rocco Chinnici sono sempre vivi e presenti. Giudice esemplare che ha rivoluzionato il modo di contrastare la criminalità mafiosa e vero e proprio inventore del pool antimafia volendo, oltre alla condivisione delle informazioni per avere una visione organica del fenomeno, accanto a se da subito Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quella strage, la prima con una autobomba, segna la nostra storia e i nostri pensieri non solo il 29 luglio ma ogni giorno, per fare ognuno nel proprio ruolo il proprio dovere per contrastare e sconfiggere la criminalità mafiosa“. Lo dice il segretario regionale del PD Sicilia e componente dell’ufficio di presidenza della commissione nazionale Antimafia, Anthony Barbagallo.

Raoul RussoSono trascorsi quarant’anni anni dalla morte del giudice Rocco Chinnici, con lui persero la vita due Carabinieri e il portiere dello stabile.
Il giudice, simbolo della lotta alla mafia, ha sfidato la criminalità organizzata con capacità e soprattutto con coraggio.
Non solo abbiamo il dovere morale di ricordarlo, ma per rispettare la sua memoria è doveroso mantenere, come il governo Meloni si è impegnato a fare, l’impianto della legislatura antimafia, a partire dal 41 bis.” Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, componente della commissione parlamentare Antimafia.

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