A quasi 50 anni dal suo assassinio, Palermo rende omaggio a Giorgio Boris Giuliano, il vice questore e capo della Squadra Mobile ucciso dalla mafia il 21 luglio 1979. Sono trascorsi 47 anni da quel mattino in cui il poliziotto venne assassinato all’interno del bar Lux di via Francesco Paolo Di Blasi. Ad aprire il fuoco fu Leoluca Bagarella, che lo colpì alle spalle mentre stava prendendo un caffè.
La cerimonia commemorativa si è svolta proprio nel luogo dell’agguato, dove è stata deposta una corona d’alloro in sua memoria. Le celebrazioni sono poi proseguite nella cappella della caserma Lungaro, dove è stata officiata una messa in suffragio dal cappellano della Polizia di Stato di Palermo.
“Parliamo di un grande uomo, di un grande eroe, di un esempio per tantissimi giovani”, ha dichiarato ha detto l’assessore regionale ai Beni Culturali Francesco Paolo Scarpinato a margine della commemorazione. “Boris Giuliano rappresenta l’attaccamento alle istituzioni e il sacrificio di chi ha dato la propria vita nella lotta contro la mafia. La Sicilia bella ha bisogno di questi esempi. Tantissimi giovani sono cresciuti avendo lui come punto di riferimento e come linea guida”.
Negli ultimi anni della sua attività investigativa, Giuliano aveva avviato delicate indagini sui traffici internazionali di eroina, sui flussi di denaro che transitavano attraverso l‘aeroporto di Punta Raisi e su importanti interessi economici riconducibili a Cosa nostra. Aveva inoltre individuato un covo utilizzato da Bagarella e, secondo quanto ricostruito nel tempo, in Questura era arrivata anche una telefonata che preannunciava il progetto della mafia di eliminarlo. Scomparve dopo aver promesso al regista Francesco Rosi, che stava realizzando un film sulla vita di Mattei, notizie importanti, tali da potergli far guadagnare, aveva detto alla figlia, una “laurea in giornalismo”.
Considerato uno dei più brillanti investigatori della sua generazione, Giorgio Boris Giuliano comprese prima di molti altri la trasformazione di Cosa nostra in una potente organizzazione economica e finanziaria, capace di intrecciare rapporti con il mondo politico e imprenditoriale. Tra le inchieste che seguì figurano quelle sulle esattorie dei cugini Salvo e sulla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro. Il suo metodo investigativo, fondato sul lavoro di squadra e sull’analisi dei flussi finanziari, rappresentò una svolta per le indagini antimafia e venne riconosciuto come un modello anche da Giovanni Falcone.
“Boris è stato per noi un eroe, un esempio di attaccamento allo Stato e di lotta alla mafia”, ha concluso Scarpinato. “Non si arretra, si va avanti perché lo Stato c’è”.




