l'ingegnere bagherese è Campione del Mondo di Moto Gp
Palermo, Tommaso Pagano (Ducati): “Chi si mette in gioco ha successo”
Alessia Anselmo
venerdì 30 Dicembre 2022
Un vecchio detto siciliano recita: “Cu nesci arrinesci”. Chi esce riesce.
Di solito, significa che ha successo chi si allontana dalla propria terra di origine.
Tommaso Pagano, però, la pensa diversamente: “C’è un fondo di verità, ma credo debba essere inteso nel senso che chi esce dalla propria comfort zone, chi si mette in gioco, riesce ad ottenere i propri obiettivi”.
Pagano, classe 1979, ha seguito il consiglio dei vecchi saggi e da Bagheria, dopo la laurea in Ingegneria elettronica all’Università di Palermo e un’esperienza a Roma in Renault, nel 2006 è approdato in Ducati. E ha trasformato il suo sogno in realtà.
Una realtà, quella del telemetrista della casa di Borgo Panigale, che è diventata di anno in anno più concreta, fino allo scorso 6 novembre, quando il “suo” pilota si è laureato Campione del mondo nella Moto Gp. Pilota italiano su moto italiana, cosa che non succedeva da 50 anni.
Bagheria gli ha reso omaggio mercoledì 28 dicembre, nel teatro di villa Butera, sede dell’amministrazione comunale. E lo ha fatto con un incontro che lo ha visto protagonista, lui schivo e riservato, di fronte ai ragazzi della Consulta e a quanti, come Tommaso Ticali, si sono spesi per dare ai giovani bagheresi la possibilità di fare sport, allontanandosi dai pericoli della vita.
“Sono andato via non per riuscire, ma perché quello che volevo non c’era nel mio territorio. Se non avessi avuto la passione per il motorsport, sarei rimasto. Avevo già altre idee dal punto di vista della tecnologia da poter sviluppare nella mia Sicilia”. Ma il richiamo della terra dei motori, l’Emilia Romagna, lo ha trascinato di nuovo via, lontano dagli affetti: “All’inizio, vivi l’avventura del distacco. Poi, però, la famiglia è la cosa che ti manca di più. Fuori dalla Sicilia, però, ho trovato l’amore. Girare il mondo è tra le cose più belle. Ti dà la possibilità di conoscere e comprendere altre culture, l’occasione per ampliare i tuoi orizzonti. Fuori si creano opportunità di crescita. Per chi come me vive di trasferta in trasferta, stare lontano da casa pesa. Gli affetti sono il nostro motore, coloro che ci sostengono”.
La passione per quello che fa si percepisce dalle parole con cui descrive il suo lavoro: “Guardare i dati della telemetria è come guardare un elettrocardiogramma. Il compito mio e di altri ingegneri è di settare al meglio tutti gli oltre 50 sensori della moto, prova dopo prova, per arrivare alla domenica in gara garantendo la messa a punto ottimale. Dai dati, riesci a conoscere il tuo pilota, il suo stile di guida”.
Ed è proprio sul pilota che Pagano ha fatto la sua scommessa più grande: “Nel 2019, era nell’aria un ricambio generazionale. Mi sono detto che mi sarebbe piaciuto lavorare con un giovane, che porta freschezza e permette di costruire insieme il futuro. I giovani devono adattarsi allo stile di guida della moto e si lasciano consigliare dagli ingegneri. Francesco ‘Pecco’ Bagnaia sin dalle categorie minori si era contraddistinto. Innanzitutto, umanamente è speciale. Profilo basso, lavora tanto, si mette in gioco. Professionalmente, è un talento puro – racconta Pagano -. Con lui l’anno scorso siamo arrivati ad un soffio dal titolo, solo 18 punti, con un pacchetto tecnico molto competitivo. Quest’anno abbiamo iniziato da favoriti, con la pressione di dover fare bene a tutti i costi. La Ducati ha sempre spinto sull’innovazione tecnologica, spesso è stata copiata dalle altre case. Stavolta, no. Non ci nascondiamo, abbiamo commesso un passo falso. Dopo la prima gara siamo dovuti tornare indietro. Ma queste cose si pagano. E l’avvio della stagione è stato difficile, con Pecco che ha sofferto prima di riuscire a ricostruire la sua confidenza con la moto. Mettici anche un po’ di sfortuna, qualche errore evitabile. Ed ecco che ci siamo ritrovati a dover inseguire. A giugno, la svolta. Il pilota è stato magnifico, è stato quello che ci ha creduto più di tutti, perché ogni giorno che passava riacquistava il giusto feeling. La rimonta è storia: 91 punti in quattro mesi. Il coronamento di un sogno che tutta la squadra inseguiva già da un po’. Siamo tutti Campioni del mondo, ma i piloti lo sono di più. Rischiano la vita. Ed è un privilegio lavorare con loro, permettere loro di esprimere il loro talento”.
Dal 2007, l’ultimo successo mondiale con Casey Stoner, la Ducati ha dovuto faticare parecchio per riuscire anche solo a vincere una gara. Moto troppo potente, troppo veloce, che faticava nelle curve. Allora, il cambio della direzione tecnica, anche se il pacchetto di base resta lo stesso, quel gruppo di ingegneri che nel 2015 in un test su circuito per auto usato dalla Bridgestone a Roma capisce che la strada intrapresa era quella giusta. Era stato ridisegnato il motore e il comportamento della moto era completamente diverso: “Da quel momento – racconta Pagano -, arrivano i primi podi, la prima vittoria con Iannone dopo cento gare. Con Dovizioso abbiamo provato a conquistare il titolo, ma ci siamo scontrati con un grande Marquez. E con una grande Honda. Ogni anno sempre più vicini al traguardo. Nel motorsport basta un niente per passare da una vittoria ad una sconfitta. E viceversa. L’imprevedibilità della parte umana, dietro a infiniti calcoli matematici e razionali, è quello che rende tutto ancora più bello. Forse, da fuori non si nota molto, ma lo sport, qualsiasi esso sia, è fortemente mentale. Non è solo il talento a farti emergere, ma anche l’allenamento. Che parte dalla testa”.
La riflessione, al cospetto del sindaco di Bagheria, Filippo Maria Tripoli, si sposta sulla necessità dello sport nelle singole comunità: “Lo sport è fondamentale per la vita di una società. Porta innumerevoli benefici. Contribuisce a far crescere le nuove generazioni in un ambiente sano. Inoltre, il potere economico dello sport spesso è sottovalutato. Il territorio di Bagheria si presta, ma dobbiamo valorizzarlo”, ammonisce Pagano.
Gli fa eco il vice presidente della Consulta dei ragazzi, Valerio Tartamella, che sottolinea la funzione sociale dello sport, utile a contrastare fenomeni di disagio e allontanare i ragazzi dalle droghe: “Cambiamo il nostro paese, non cambiando paese”, dice.
Ora, con il numero uno sulla carena, Pagano, Bagnaia e la Ducati si avviano verso una nuova avventura: “Parti per difendere titolo, ma sei consapevole che ce l’hai. Ed è tutto un po’ più semplice. È dalle sconfitte che arrivano l’esperienza e la voglia di imparare, di migliorare”.
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