Più donne nelle Giunte Comunali della Sicilia. La norma sulla rappresentanza di genere obbligatoria al 40% torna d’attualità. Una misura che sarebbe dovuta rientrare, almeno sulla carta, nel complessivo quadro della riforma degli enti locali. Disegno di legge nel quale era ricomprensa una più generale riorganizzazione della macchina amministrativa dei 391 comuni dell’Isola.
Caronia: “Norma di buonsenso”
Più volte però il testo si è scontrato con le diverse sensibilità che regnano a Sala d’Ercole. Tanto che, da circa diciotto mesi, la proposta di legge regionale subisce rimpalli fra l’aula e le commissioni dell’Ars. Ad ottobre 2024, un intergruppo di deputate regionali, consiglieri comunali ed attiviste ha manifestato davanti a Palazzo dei Normanni. Ciò per sensibilizzare la politica sulla necessità di introdurre più donne nei ruoli apicali della Pubblica Amministrazione. Un gruppo capitanato dalla parlamentare regionale di Noi Moderati Marianna Caronia. E proprio l’esponente di Sala d’Ercole, ai microfoni de ilSicilia.it, riaccende i riflettori su una battaglia che definisce di “buonsenso”.
“E’ una norma che guarda ad una necessità, ovvero la carenza di donne nei palazzi della politica – sottolinea Marianna Caronia -. Abbiamo fatto un lavoro come commissione Biblioteca che fotografa la realtà storica dei fatti. Dal 1947 ad oggi, ci sono state soltanto 85 presenze femminili all’Ars. Un dato che indica una carenza di presenza di donne. Non è un problema di capacità, ma di possibilità. Questa è una norma che consente un processo di evoluzione e parità in maniera sostenuta, attraverso una norma che introduce la soglia del 40% in Giunta. Innescheremo un meccanismo di cambio culturale. Spero in futuro di essere uno degli amministratori che abroghererà questa norma. Vorrà dire che non sarà più necessario imporre questa soglia per legge e si potrà scegliere nei partiti e nei cittadini donne e uomini capaci“.
Il limite dei 15.000 abitanti
Una delle criticità evidenziata al disegno di legge è che una esecutività della norma a stretto giro di posta (il termine previsto attualmente è di 90 giorni) porterebbe ad una generale riorganizzazione delle Giunte Comunali in tutta l’Isola. Dai dati raccolti dalla redazione de ilSicilia.it, sono davvero pochi i comuni che rispetterebbero il principio della rappresentanza di genere. Nelle Giunte dei nove capoluoghi di provincia ci sono soltanto 14 assessori donne su 95 totali. E in nessuna città si supera mai il 20% di rappresentanza di genere. Ovvero, la metà esatta di quanto previsto a livello nazionale.
Di conseguenza, un’imposizione del limite dall’alto potrebbe innescare importanti cambiamenti a livello politico. E non tutti i comuni sono in grado di digeririli. Soprattutto quelli più piccoli dove lo scorrimento delle liste è minore. “Questo è un problema che ci siamo posti – dichiara la deputata regionale -. Al di là di come viene recepita, questa norma nazionale verrebbe applicata in questa prima fase solo ai comuni con più di 15.000 abitanti. Le regole non si cambiano in corso d’opera, ma progressivamente. Il passaggio importante è quello di approvare la norma. Su tempistiche e modalità di attuazione non ne faccio una battaglia assoluta. Ma il principio va introdotto“.
I tempi sono maturi?
Una battaglia portata avanti trasversalmente dalle rappresentanti dei vari gruppi politici. Anche se il passato recente vissuto dal disegno di legge pone dubbi sul successo dell’operazione all’Ars. Fatto su cui Marianna Caronia si dice ottimista.
“Mi auguro che il ddl venga approvato. E’ un anno e mezzo che il testo viaggia fra Ars e commissioni di merito. E’ una risposta necessaria a tutto quel corpo politico che sta guardando con attenzione a quanto si sta facendo a Sala d’Ercole. Ci sono altre figure importanti in ballo. Sto parlando del consigliere supplente, del terzo mandato per i sindaci dei piccoli comuni e dell’assessore aggiuntivo. Credo che quando si dà partecipazione alla vita politica a più soggetti, non si crea mai un danno. Si aggiunge spazio alla democrazia. Mi auguro che questo ddl venga approvato al più presto. Sarebbe quasi incredibile che la Sicilia non recepisse questo norma nazionale. Sarebbe un segnale negativo rispetto a quanto fatto da tutto il resto d’Italia“.