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La situazione

Ponte sullo Stretto tra visioni opposte e scontro politico, opportunità strategica o promessa irrealizzabile? CLICCA PER IL VIDEO

mercoledì 28 Gennaio 2026

Il progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, infrastruttura simbolo da oltre mezzo secolo, continua a polarizzare la scena politica in Sicilia e in Italia. Dopo l’ultimo stop della Corte dei Conti, che ha negato il visto a un atto ministeriale chiave legato alla convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e la società concessionaria, il dibattito tra i sostenitori regionali e i loro critici politici è più acceso che mai.

La giunta regionale siciliana guidata dal presidente Renato Schifani ha sempre considerato il ponte un’opera strategica per il futuro dell’Isola. La Regione si è impegnata a cofinanziare l’intervento con circa 1,3 miliardi di euro attraverso il Fondo di sviluppo e coesione (FSC), con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di opere connesse, dalla rete ferroviaria ad alta velocità ai collegamenti stradali integrati all’opera principale, sottolineando come l’approvazione del progetto al CIPESS sia una tappa storica e che il ponte potrebbe trasformare la Sicilia in un “avamposto del Mediterraneo”, generando posti di lavoro e crescita economica.

La Regione, infatti, ha difeso il cofinanziamento regionale da polemiche su presunti “capricci”: secondo cui non si tratta di uno spreco, ma di un tassello necessario per creare collegamenti infrastrutturali coerenti con il sistema viario e ferroviario siciliano.

Quali sono i vantaggi sottolineati dal fronte pro-ponte?

Una riduzione dei tempi e dei costi dei trasporti, e una maggiore efficienza logistica tra Sicilia e il resto d’Italia. Un impatto economico positivo, con possibili effetti moltiplicatori su occupazione e sviluppo locale. Un rafforzamento dell’integrazione della Sicilia nel corridoio Scandinavo-Mediterraneo delle reti Ten-t, rilevante per l’Unione Europea.

Bernadette Grasso

Tra i favorevoli spicca la figura di Bernardette Grasso, vicepresidente della Commissione Ambiente, territorio e mobilità, da sempre una forte sostenitrice della realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.

Per la Grasso il Ponte non è un sogno irrealizzabile né un tema da rinviare all’infinito, ma una scelta politica chiara e necessaria. La deputata regionale di Forza Italia ha più volte espresso una posizione nettamente favorevole alla realizzazione dell’opera, considerandola un passaggio fondamentale per il futuro della Sicilia. il Ponte rappresenta prima di tutto una risposta concreta all’isolamento infrastrutturale dell’Isola, un problema che da decenni pesa sull’economia, sulla mobilità e sulla competitività del territorio. A suo avviso, la mancanza di collegamenti stabili con la terraferma costa ogni anno miliardi di euro ai siciliani, in termini di trasporti più lenti, più cari e meno efficienti.

Il ponte è un’opera, la più grande opera che si possa mai realizzare e che sicuramente dal punto di vista economico e dal punto di vista di una visione di sviluppo per la Sicilia diventa essenziale e fondamentale. Quindi io spero e mi auguro che il ponte possa essere realizzato e che si possano superare tutti i dubbi soprattutto che sono nati dai rilevi della Corte dei Conti e dai decreti“, ha dichiarato la deputata regionale, elencando i principali pro da lei citati a favore della costruzione del ponte.

Collegamento stabile e continuo che unirebbe Sicilia e Calabria 24/7, senza dipendere da traghetti, meteo o scioperi, riducendo tempi e incertezze negli spostamenti. Uno sviluppo economico e occupazionale, ovvero grandi lavori pubblici e migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti, oltre a un possibile effetto traino su edilizia, logistica, turismo e servizi. Contribuirebbe, poi, alla riduzione dei tempi di trasporto, tempi più brevi per pendolari, turisti e merci, con potenziali benefici anche sui costi logistici nel medio-lungo periodo.

Le voci critiche in Sicilia

Non mancano però voci contrarie e critiche anche all’interno del Parlamento siciliano.

Il Movimento 5 Stelle, con il coordinatore regionale Nuccio Di Paola, ha da tempo espresso una netta contrarietà sull’uso dei fondi pubblici per il ponte. Secondo Di Paola, le risorse del FSC di circa 1,3 miliardi sottratte alla Sicilia per il progetto dovrebbero essere restituite e destinate ad opere più urgenti, come strade interne, scuole e ospedali. Più un’operazione di propaganda politica che una reale priorità per i cittadini siciliani.

Secondo lui, la discussione sul Ponte torna ciclicamente ad ogni tornata elettorale soprattutto perché è un cavallo di battaglia dei leader del centrodestra, ma non affronta i problemi concreti che famiglie e imprese siciliane si trovano ad affrontare nella quotidianità, dai costi dell’energia alla difficoltà di arrivare a fine mese.

In una mozione depositata in Assemblea regionale, Di Paola invita il governo regionale a pretendere dal governo nazionale la restituzione di questi fondi, accusando l’esecutivo di Roma di aver “scippato” risorse destinatarie di sviluppo locale.

Ieri l’Assemblea regionale siciliana, tra l’altro, ha approvato con voto segreto, 32 voti a favore e 24 contrari, un ordine del giorno che impegna il governo della Regione a chiedere al governo nazionale di utilizzare per i territori colpiti dal ciclone Harry nella regione 5,3 miliardi di euro del Fondo sviluppo e coesione della Sicilia, destinati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto.

A dimostrazione che non è solo l’opposizione che chiede questo e quindi non è l’opposizione che, a prescindere, dice no, ma è anche una buona parte della maggioranza e quindi del centro-destra. E’ illogico per non dire irresponsabile che questo miliardo e 300 milioni di euro rimanga bloccato“.

Gianfranco Miccichè intervista su Province, Grande Sicilia e futuroPer Gianfranco Miccichè, deputato regionale e fondatore di Grande Sicilia, il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina è da tempo segnato da una certa ambivalenza tra realismo politico e scetticismo di fondo.

Secondo Miccichè, il ponte non arriverà mai, anche se da anni si continua a prometterne la realizzazione. Ha spiegato che il vero ostacolo non è di natura tecnica, bensì legato all’atterraggio dell’infrastruttura nelle città di Messina e Reggio Calabria. Per una campata di tre chilometri, l’impalcato dovrebbe essere largo almeno 70 metri per garantire la stabilità strutturale, una dimensione enorme che renderebbe impossibile inserirlo senza impatti devastanti sul tessuto urbano. Le alternative sarebbero due: far passare il ponte a livello strada, con la necessità di espropriare viali, case e ville in quantità incredibile, oppure elevarlo sopra la città in modo estremamente complicato.

L’esponente politico ha ricordato la propria esperienza al Ministero dell’Economia e come presidente del CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), dove per anni ha avuto accesso a informazioni riservate sul progetto. Ha rivelato di essere rimasto in silenzio per rispetto delle regole governative durante il periodo in cui faceva parte dell’esecutivo Berlusconi, ma ora, a 26 anni di distanza, può parlare apertamente: “Per tanti anni sono stato zitto, perché lo stesso mio presidente Berlusconi mi diceva tu fai parte di un governo, non siamo un gruppo di amici, siamo un governo, per cui devi rispettare le regole. E quindi stavo zitto. Ora sono passati 26 anni da quando abbiamo saputo che il ponte non si può fare”.

Miccichè ha inoltre denunciato che l’operazione è stata bloccata fin dall’inizio per mancanza di preparazione reale sul fronte espropri. Nel 2002, proprio grazie a una delibera del CIP da lui promossa, vennero assegnati 700 milioni di euro alla società del Ponte proprio per avviare gli espropri e rendere credibile l’opera: “Io quest’anno piuttosto che mettere soldi per il ponte, farei un’operazione, mettiamoli per gli espropri. E quindi nel 2002 feci una delibera al CIP, con cui venivano consegnati 700 milioni di euro alla società del ponte, perché iniziassero gli espropri”. Quei fondi, però, non sono mai stati utilizzati per lo scopo: “Avete visto una casa espropriata?

Ha concluso definendo l’intero progetto “la più grande presa per i fondelli che viene fatta ai danni del Sud”, criticando i presidenti regionali per aver creduto ciecamente alle promesse romane senza verifiche autonome: “È finto. Quest’operazione del ponte è la più grande presa per i fondelli che viene fatta ai danni del Sud. E mi dispiace molto che i presidenti, già da 30 anni, si lasciano prendere in giro”.

Le parole di Miccichè sottolineano dubbi tecnici, burocratici e politici che, a suo avviso, rendono il Ponte un’opera destinata a rimanere sulla carta.

Luisa Lionti

Si aggiunge al coro la segretaria della Uil Sicilia, Luisella Lionti che ha affermato come da sempre la Uil Sicilia è favorevole agli investimenti che generano sviluppo e occupazione, “tuttavia, dopo trent’anni di promesse e dibattiti, ci ritroviamo ancora a parlare di un Ponte sullo Stretto mentre in molte aree della Sicilia mancano le infrastrutture di base”.

Le ferrovie non sono adeguate, mancano collegamenti stradali e intere zone sono ridotte a vere e proprie trazzere. È evidente che il Ponte, da solo, non può bastare. Se davvero si vuole parlare di crescita, il progetto va inserito in una visione complessiva di sviluppo del territorio. Occorre pianificare e realizzare ciò che sta attorno al Ponte, con un coordinamento istituzionale capace di garantire opere complementari e sostenibili sul piano economico, ambientale e sociale”.

Riguardo a ciò che sta accadendo a Niscemi, nel Nisseno, afferma: “Ma mentre discutiamo di grandi opere, in Sicilia ci sono territori che stanno letteralmente crollando. A Niscemi e chiusure di strade e i disagi infrastrutturali stanno mettendo a rischio produzioni locali e posti di lavoro. Le famiglie non hanno più una casa, é una situazione che richiede interventi urgenti e concreti, a partire dal ripristino della viabilità e dal sostegno alle imprese e ai lavoratori. Come Uil Siciliaconclude la segretaria – chiediamo che il dibattito sulle grandi opere non faccia dimenticare i bisogni immediati dei siciliani. Lo sviluppo vero parte dalle infrastrutture che servono ogni giorno ai cittadini, alle imprese e ai lavoratori”.

Governo nazionale e MIT: avanti nonostante gli ostacoli

A livello nazionale, il MIT ha ribadito la volontà di proseguire con il progetto, assicurando che non c’è un vero “definanziamento” dell’opera, ma piuttosto un riassetto temporale dei fondi in attesa che si superino gli ostacoli legati all’approvazione degli atti da parte della Corte dei Conti. Secondo il Ministero, i fondi sono stati “ricollocati” temporaneamente ma restano garantiti per l’opera, con l’obiettivo di aprire i cantieri nei prossimi mesi.

Il ministro delle Infrastrutture ha inoltre commentato con determinazione lo stop degli organi di controllo, sottolineando l’impegno a risolvere le questioni procedurali e ad imprimere una “scommessa sul futuro” del Paese. Dopo l’ennesimo stop della magistratura contabile, il progetto, finanziato anche dalla Regione Siciliana con oltre 1,3 miliardi di euro, non può ancora partire, ma il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) assicura che i lavori si faranno. Secondo il ministero, i fondi stanziati non sono stati tagliati, ma sono stati solo “ricollocati” temporaneamente, in attesa di risolvere alcuni ostacoli procedurali segnalati dalla Corte dei Conti. In sostanza, l’intenzione è quella di aprire i cantieri nei prossimi mesi, non appena saranno completate le integrazioni richieste.

Il ministero ha definito la fase attuale come un normale confronto istituzionale: “Si tratta di una verifica necessaria, fisiologica, per un’opera complessa come questa”, hanno dichiarato fonti del MIT, sottolineando la volontà di rispettare tutte le norme, comprese quelle europee sugli appalti e sull’ambiente.

La Corte dei Conti: freni e ragioni del dissenso

La Corte dei Conti, dal canto suo, ha assunto un ruolo di freno decisivo. Gli atti fondamentali del progetto, in particolare la convenzione tra il MIT e la società concessionaria, non hanno ottenuto il visto di legittimità, impedendo così l’avvio formale di alcune procedure essenziali. Proprio la Corte dei Conti è diventata un nodo cruciale nel dibattito.

Ci sarebbero criticità legali e normative da risolvere, alcune modifiche alla convenzione violerebbero la normativa europea sugli appalti, la valutazione dell’impatto ambientale non sarebbe stata sufficientemente dettagliata, e mancherebbe il parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti, necessario per valutare la sostenibilità economica dell’opera. La Corte ha inoltre espresso dubbi su alcune stime di traffico e sui costi complessivi, richiedendo chiarimenti precisi prima di concedere il via libera definitivo. La Corte dei Conti non ha bloccato il progetto in modo definitivo, ma ha richiesto garanzie e correzioni formali: finché queste non arriveranno, il ponte non può partire.

Tra spinta politica e vincoli tecnici

Questo confronto tra MIT e Corte dei Conti è emblematico della complessità delle grandi opere in Italia. Da un lato, il ministero e il governo spingono per la realizzazione del ponte, considerandolo strategico per l’economia del Mezzogiorno e per la Sicilia in particolare. Dall’altro, la Corte dei Conti esercita il suo ruolo di controllo, garantendo che ogni atto sia legittimo e conforme alle norme italiane ed europee.

Il risultato è una fase interlocutoria, che rallenta l’iter ma al tempo stesso rafforza la trasparenza e la legittimità dell’intero processo. Secondo gli esperti, solo dopo che il MIT avrà fornito le integrazioni richieste e la Corte dei Conti avrà concesso il visto, sarà possibile dare il via ai lavori in modo concreto.

Il Ponte sullo Stretto continua quindi a essere molto più di un’opera d’ingegneria, è un catalizzatore di visioni diverse per il futuro della Sicilia e del Mezzogiorno.

 

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