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Il dossier

Rifiuti in Sicilia, Ciminnisi (M5S): “Termovalorizzatori? Sono anacronistici, l’Ue ha altri obiettivi per il 2030”

lunedì 11 Maggio 2026
Cristina Ciminnisi

Nell’inferno dantesco c’è spazio per un nuovo girone: quello dei rifiuti in Sicilia. La Regione presenta i termovalorizzatori come un asse strategico per il futuro, mentre dall’Unione europea emerge un orientamento che li considera una soluzione residuale, privilegiando invece modelli basati su prevenzione, riduzione e riciclo.

Lo scorso 30 aprile sono stati consegnati i progetti di fattibilità tecnico-economica dei termovalorizzatori di Palermo e Catania, punti cardine del Piano regionale dei rifiuti recentemente approvato da Bruxelles. Secondo le stime, i lavori dovrebbero concludersi entro il 2028, consentendo così all’Isola di affrontare il problema dei rifiuti “superando un sistema fondato quasi esclusivamente sulle discariche e costruendo un modello improntato all’economia circolare”, come dichiarato dal governatore Renato Schifani.

Tuttavia, dai banchi dell’Ars non mancano le perplessità. Tra queste, quelle della deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, che ha definito il progetto dei termovalorizzatori “anacronistico”, sostenendo che oggi esistano “impianti di recupero della materia per il riciclaggio talmente avanzati, tecnologie e conoscenze ambientali che permettono di avere un quadro chiaro sugli effetti che queste strutture possono avere sull’uomo”.

Poi la critica alla Regione: “È più faticoso creare nuovi impianti. Hanno scelto la strada più corta che oggi è totalmente datata, oltre che fuori dalle strategie europee, perché quello che comanda è la gerarchia europea dei rifiuti”.

Economia circolare

Secondo il pacchetto europeo Fit for 55, il modello da seguire per un’economia circolare si basa su una gerarchia precisa: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di energia (attraverso biogas o termovalorizzatori) e, infine, conferimento in discarica. Secondo la deputata regionale M5S, in Sicilia questa piramide sarebbe stata “capovolta”, concentrando l’attenzione soprattutto sul recupero energetico attraverso i termovalorizzatori.

Un’impostazione che, secondo Ciminnisi, rischia di avvicinare la Sicilia al modello di alcuni Paesi del Nord Europa che oggi importano rifiuti perché “non hanno più cosa metterci nei termovalorizzatori”.

Per la pentastellata, il “termovalorizzatore è un mantra. Da bugia è diventata una realtà”. Una soluzione ormai bypassata in diverse città europee come Copenaghen che “sta andando verso la progressiva dismissione di questi impianti in vista degli obiettivi europei fissati per il 2030”.

In Sicilia, invece, con l’entrata in funzione dei termovalorizzatori nel 2028, a ridosso della scadenza europea, “il cittadino pagherà più tasse sia per via della distribuzione dei rifiuti dai comuni ai due impianti di Palermo e Catania sia per le eventuali sanzioni legate al mancato rispetto della scadenza fissata da Bruxelles”.

I dossier

Nel frattempo, in attesa dei 18 mesi previsti per la realizzazione delle due strutture – quella di Palermo e quella di Catania – in Commissione Ambiente, Territorio e Mobilità  manca la sintesi per l’erogazione di alcune somme stanziate dalla Finanziaria del 2024 per le bonifiche di siti inquinanti. Due vicende che scattano due diverse fotografie, strettamente collegate, della gestione dei rifiuti in Sicilia.

“Nel 2024 avevamo destinato 10 milioni di euro per il risanamento delle discariche. Tuttavia, c’è il rischio che questi fondi vadano persi per un cavillo burocratico”, spiega la deputata regionale M5S Cristina Ciminnisi.

Secondo quanto appreso da questo giornale, circa 144 Comuni avrebbero fatto richiesta di accesso ai fondi, ma “c’è stato un errore nell’attribuzione del codice Siope, per cui questa spesa è stata considerata come una voce del dipartimento e non come un trasferimento di somme ai Comuni”.

Secondo alcune indiscrezioni in Commissione ci sarebbero stati alcuni dissapori tra Forza Italia e Mpa, che di fatto avrebbero impedito una quadra sulla questione, con il rischio che questi 10 milioni si blocchino. Fonti interne fanno sapere a ilSicilia.it che la questione è stata rinviata alla prossima seduta.

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